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STREET FOOD ALL’ITALIANA

Dedichiamo al cibo che si mangia per strada, la rubrica gastronomica di questo numero in occasione del Campionato di Street Food che si terrà durante il Forum delle Associazioni italiane.


Dedichiamo al cibo che si mangia per strada, la rubrica gastronomica di questo numero in occasione del Campionato di Street Food che si terrà durante il Forum delle Associazioni italiane.

Chi pensa che street food equivalga a cibi “veloci” (l’hamburger McDonald, le crèpe, i panini) da ingurgitare altrettanto velocemente correndo verso il lavoro, non conosce l’Italia.
Intanto la strada e la piazza sono luoghi vissuti e non solo di passaggio : ci si incontra, ci si parla, i più anziani passano ore sulle panchine, i più giovani anche (ma seduti sullo schienale della panchina) oppure si ritrovano in capannelli a decidere dove andare e rifare il mondo. Mangiare per strada quindi non è assolutamente sinonimo di fretta, anzi è proprio lì, soprattutto d’estate che si trovano le “baracchine” di gelati o cocomero. E’ lì che nelle sagre di paese appaiono bancarelle dove si può gustare di tutto, dalla porchetta al croccante al cioccolato.
La stradogastronomia non ha niente a che vedere con il “fast” food : sono cibi che richiedono una lunga preparazione e che vengono da tradizioni locali antichissime basate sulla qualità dei prodotti e la semplicità degli abbinamenti.
Anche il decoro conta : la “baracchina” fa parte del paesaggio d’infanzia di ogni italiano, come il venditore di “cocco-cocco-bello” o quello di pizzette e bomboloni in spiaggia. Gli ambulanti, soprattutto al Sud, girano con delle API decorate che sono opere d’arte e in queste specie di moto-furgoncini ci fanno stare tutto.
Ma veniamo al cibo : cosa si può mangiare per strada ? In pratica tutto quello che non richiede l’uso di posate : difficile degustare i cappelletti in brodo, gli spaghetti con le vongole o l’arrosto con le patate passeggiando, ma quasi tutto il resto è possibile.
I classici nazionali : cocomero, gelato, dolci vari (bomboloni o cornetti, che non sono solo un gelato ma brioche - dolci, salate e/o farcite - che hanno la forma bicornuta di un croissant), la pizza al taglio che si vende “al metro”, ma anche lo sfincione palermitano (una pizza più soffice visto che lievita due volte) o la farinata ligure, focaccia a base di farina di ceci.
Poi ci sono i “panini” che non hanno niente a che vedere con la versione estera di sandwich caldo, chiamata in Francia paninì. Il pane può assumere qualsiasi forma e consistenza : pane “normale”, piadina, crescentina, pane-pizza, focaccia e tanto altro ; il ripieno è altrettanto variegato : da salumi e formaggi a verdure, carni e interiora. Citiamo solo, tra i più tradizionali i panini con la “soppressata” (calabrese), il “pane e panelle” siciliano (frittella di farina di ceci), la piadina romagnola, diffusa in buona parte della costa adriatica, il panino con la milza (pani ca’ meusa in siciliano) o con il lampredotto, ricavato da uno degli stomaci dei bovini e molto apprezzato a Firenze, i rustici o calzoni, pasta da pizza ripiena di mozzarella, prosciutto, ricotta e spinaci, bietole o scarola cotte …, i panini con la porchetta dei colli romani.
Segue, nelle località in riva al mare il pesce di piccole dimensioni fritto o marinato : nelle sagre pugliesi è d’obbligo il pesce allo scapece (marinatura a base di aceto, olio fritto, pepe, vino e alloro), sulla costa ci sono i fritti di pesciolini o di calamaretti da mangiare in un cono di carta, versione elegante del Daily Mirror del fish ‘n chips.
Famosi gli arancini siciliani, decantanti anche dal Commissario Montalbano, che esistono, anche con il nome di supplì, da Roma in giù. Anche le olive all’ascolana, originarie di Ascoli Piceno (Marche) hanno acquistato notorietà nazionale e si trovano ormai dappertutto. Sono grosse olive, snocciolate e farcite con carne macinata, passate prima nella farina poi nell’uovo battuto e pane grattugiato ed infine fritte. Una bomba calorica, ma squisite.
Per i carnivori, la porchetta dei colli laziali e vari tipi di carne, tra cui anche il napoletano “o’ pere e ‘o muso”, il piede e il muso… del vitello, una volta gli scarti dei pasti dei nobili gettati dal balcone ai più poveri ed oggi considerato uno sfizio.
Insomma mangiare per strada è un’esperienza che ci mette in contatto con la cultura e le tradizioni locali e che ci fa scoprire specialità dimenticate dai grandi ristoranti.

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vendredi 6 juin 2014, par Patrizia Molteni