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Accueil > Cultura > Musica e danza > Sanremo : in chiave di basso o in chiave di violino ?

Sanremo : in chiave di basso o in chiave di violino ?

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Emanuele Filiberto di Savoia

Approssimandosi l’equinozio di primavera, l’Italia brucia l’inverno con un rito laico d’identità nazionale : il Festival di Sanremo, cittadina fiorita sul mare.
Nel ‘51 la prima edizione, vince una figlia della provincia italiana, una figlia del dopoguerra ; la 60a edizione incorona un prodotto delle scuderie dei format televisivi. L’occhio c(l)inico e laico coglie l’analogia tra le trasformazioni sociali e l’adattamento dei mezzi “pubblicitari”. Sanremo, dunque, attraversa il Paese dal vinile all’MP4, leggendolo con l’occhio compromesso dei mercanti della propaganda ; un made in Italy del consenso.
È tardi, sediamo e godiamo del relax televisivo proponendoci due chiavi di lettura, sovrapponibili. La chiave di violino e la chiave di basso ; mano destra mano di violino, il ritornello che è facile ripetitività ; mano sinistra mano di basso, l’accordo, la sostanza intima della composizione. È l’ideale, il pentagramma musicale per afferrare il pentagramma comunicativo.
Prima notizia. Alla vigilia del Festival l’intervista shock del cantante Morgan, “Fumo sempre cocaina”, scatena una media-bufera nella quale s’intrecciano le voci politiche, dello spettacolo, dell’organizzazione e delle famiglie.
Chiave di violino : il solito cattivo maestro, l’organizzazione è allibita. Ovvero, siamo tutti virtuosi, noi ripudiamo le droghe, punto. E Morgan, abiurato il peccato, si vede escluso dal concorso.
Chiave di basso : mentre piove cocaina sugli italiani (dati dell’Osservatorio Europeo Droghe e Tossicomanie 2009) va in onda la sceneggiata dell’ipocrisia che tiene sotto traccia la seccatura. Il risultato migliore lo si incassa con l’effetto polarizzazione che lacera il pubblico, consacrando un artista ordinario ad una notorietà popolare, secondo i piani del suo agente.
Seconda notizia. Artista d’eccezione, il nipote reale E. Filiberto di Savoia. Il suo testo è subito eliminato ma ripescato dal voto popolare, la vox populi lo porta sul podio tra le contestazioni anche dell’orchestra.
Chiave di violino : vittoria morale disonorata dalle incertezze del voto affinché la massaia di Vigevano (sarà ancora viva ?) possa spettegolare con le amiche. Il testo contrappone i sentimenti delle identità ai sentimenti dell’esilio per sdoganare quel príncipe innocente. Dalla serie “anche i príncipi soffrono”, si sputa sul pubblico l’assioma delle ricchezze che non comprano la felicità, ergo non vi lamentate della cassa integrazione, c’è di peggio.
Chiave di basso : l’Italia può chiudere le scuole di partito visto che un curriculum di paillette e veline è referenza rispettabile per la carriera politica, pertanto l’operazione sanremese è l’investimento che mette il “savoiardo” in pista politica. Sono preoccupato, dato che è possibile che gli italiani lo spediscano in parlamento.
Terza notizia. Sul palco arrivano gli operai della Fiat e gli ascolti schizzano a 13 milioni. Costanzo-fox colpisce ancora.
Chiave di violino : effetto edificante da sindrome buonista, la solidarietà come il prezzemolo. In sintesi “volemose bene” perché non possiamo dimenticare gli ultimi. Intervengono il segretario Bersani e il ministro Scajola, casualmente in sala. Prendono fischi, non c’è da fidarsi, e fanno promesse, è il loro mestiere.
Chiave di basso : un momento di alto cristianesimo televisivo con sospetti di audience-dipendenza.
Come nei vangeli sinottici, il marketing trasfigura la solidarietà in spot. Siamo in un paese arretrato, solo chi va in TV esiste e Costanzo legittima un ruolo super partes al medium televisivo, delegittimando la politica distante. Ascoltate signori ! non c’è più bisogno che gli operai scendano in piazza, risolviamo tutto noi. Fidatevi di chi ha costruito imperi economici sulla loro pelle.
Morale. Un reality efficace deve simulare la realtà e permettere la partecipazione. Ancora sento il poeta che cantava : “Libertà è partecipazione”.
Livio D’Agostino

L'ultimo re d'ItaliaI Savoia, brava gente
Emanuele Filiberto è il nipote di Vittorio Emanuele III, ultimo Re d’Italia, morto in esilio dopo essere scappato, lasciando l’esercito italiano senza un comando, l’8 settembre 1943. Dal 2003 alla famiglia Savoia è stato permesso di tornare in Italia, cosa che ha fatto chiedendo la somma di 260 milioni di euro di risarcimento e la restituzione dei beni confiscati : questo valgono i caduti della Seconda Guerra mondiale e le vittime del fascismo. Anche oggi, i disertori non possono tornare in patria, un’ingiustizia nei confronti di molti, ma quando il disertore è il Re, faccio fatica a capire il suo patriottismo e il suo “canto dell’emigrato”, come ci racconta D’Agostino. Anzi mi sembra una presa per i fondelli. Segnaliano anche che il padre del principino, oltre ad aver sparato su un vicino di barca, è stato accusato di “corruzione, falso, sfruttamento della prostituzione, associazione per delinquere” . Se ci fosse il permesso a punti anche per gli esiliati, casa Savoia sarebbe messa malino.
Patrizia Molteni

vendredi 2 avril 2010, par Livio D’Agostino