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Scendiamo in piazza

Il risultato delle ultime elezioni in Italia ha lasciato basiti diversi milioni di italiani e ha fatto di noi italiani all’estero il bersaglio principale di domande come “ma ancora non avete il governo?” o di battute tipo “povera Italia, due Papi e neanche un governo” (comunque il Papa è mondiale, non è solo nostro!).

In questo primo piano abbiamo voluto capire (e forse spiegare agli amici francesi) cosa è successo e perché il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è arrivato ad uno strabiliante 25%. In Francia è successo con il famoso duello Le Pen-Chirac che si era risolto al secondo turno quando i francesi avevano votato a naso tappato quest’ultimo. Con la legge elettorale che si ritrovano, e senza doppio turno, gli italiani hanno mandato al governo 3 minoranze, in ordine decrescente: il Partito Democratico-Sinistra Ecologia e Libertà (29%), il Movimento 5 Stelle (25%) e il Popolo delle Libertà-Lega (21%). Il PD non voleva accordarsi con il PdL (giusto: se no non siederebbero in parti opposte al parlamento), ma avrebbe voluto coinvolgere il M5S che invece voleva governare da solo. Il PdL avrebbe voluto governare con il PD ma non con i 5 stelle o con il SEL ... Uno stallo, hanno titolato i giornalisti per settimane intere, tradotto: un casino, dal quale – nonostante il governo “di larghe intese” - sarà difficile uscire.
Gli italiani sono esasperati, già pentiti di aver votato come hanno votato (come si è visto dal “tondo” del movimento alla municipali di giugno) e bisognosi di un governo – anche qualsiasi – che si occupi dei problemi del paese: la recessione, la corruzione, l’evasione fiscale, il lavoro e la crescita, i giovani precari, le pensioni e gli esodati (quelli che sono stati mandati in pensione ma che non hanno l’età per ricevere il pagamento)... Da fare ce ne sarebbe ma sono passati 60 giorni prima che questi capissero dove (se?) si sarebbero dovuti sedere in parlamento e cosa (se?) votare. Si è parlato del Belgio che è stato senza governo per due anni o dei Paesi bassi, a doppio binario come il governo “tecnico” di Monti e quello delle commissioni guidato dai 10 saggi che il presidente Giorgio Napolitano ha cercato di mettere in piedi. Grillo esulta: benissimo, non c’è bisogno di un governo, decideremo tutto in rete!

Ma non è così: a parte che in Italia ci sono delle leggi e una Costituzione, un paese in mano ad un governo tecnico o di esperti significa abbandonare l’idea di Politica e di Democrazia, mentre è proprio questo che milioni di italiani hanno voluto chiedere attraverso questo voto di rivolta.

Siamo partiti da “Piazza, TV, internet: quale agorà per l’Italia oggi?”. Che la piazza sia meglio che la TV o internet, ce lo spiega brillantemente Franco Lombardi, piazzaiolo di nascita, ma internet è davvero meglio della TV? E’ veramente più democratico ed interattivo? L’arte della persuasione (elettorale) non è sempre la stessa? E quello che ha voluto capire Patrizia Molteni che invece considera TV e rete come parte dello stesso ecosistema in cui le manipolazioni sono sempre possibili e pericolose.

Lombardi ci spiega anche, altrettanto brillantemente, il mito dell’“Uomo della provvidenza” che dovrebbe salvare l’Italia (da Mussolini a Berlusconi) e ci esorta a non concentrarci sull’uomo della provvidenza di turno – nella fattispecie Beppe Grillo – senza prosternarci o dare in escandescenze – per non perdere di vista che è finita un’epoca, quella della democrazia rappresentativa, e per cercare insieme nuove idee e nuovi contenuti. Lombardi ha come sempre ragione, ma la scrivente, di origini napoletane e piuttosto fetusa – non ha resistito alla tentazione di cercare di capire chi è Grillo e come ha fatto per arrivare dov’è. Ora che l’ho capito, so anche che bisogna dimenticarlo e riprendere in mano questa democrazia pericolante.

Scendiamo in piazza!

giovedì 4 luglio 2013, di Patrizia Molteni