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Sei grande, grande, grande....

So che non è bello estrarre le frasi dal loro contesto, gli uomini politici non lo sopportano. Ma so anche che esiste quello che si chiama «lapsus freudiano», che ci permette di esprimere cose che la nostra coscienza censurerebbe. Allora non posso fare a meno di estrapolare la frase dal suo contesto e di chiedermi cosa provava il nostro inenarrabile Cavaliere quando ha parlato di Mussolini come di un «grande dittatore». Faceva riferimento alla sublime ironia chapliniana del film omonimo o pensava piuttosto alla canzone di Mina («sei grande, grande, grande e come te, sei grande solamente tu…»).
L’aggettivo grande non ha in sé, obbligatoriamente, un significato positivo: se avesse detto che Benito era un «grande stronzo», nessuno avrebbe pensato che ne diceva del bene. Tuttavia, nel gergo padano-footballistico, in cui il Berlusca attinge gran parte della sua (sub) cultura, grande diventa un sostantivo con valenza ammirativa: «Mourinho? E’ un grande!». Un grande cosa, non si sa, ma chi se ne frega?
La questione resta in sospeso e, la telecamera non inquadrandolo che in mezzobusto, non possiamo sapere se pronunciando quelle parole il Cavaliere abbia avuto non fosse che un inizio di erezione.
Quello che è indiscutibile è che dice lui stesso di aver letto, «recentemente», il diaro di Mussolini (belle letture, per un capo di stato in esercizio!) e che la citazione la fa visibilmente a memoria, dunque deve anche averlo letto e riletto, perché alla sua età, la memoria, per quanto sia, comincia a perdere dei colpi.
E se guardate il video, fate attenzione a una cosa e poi traetene le conseguenze (freudiane) che volete: per tutto il tempo in cui parla di quel «grande dittatore», il nostro piccolissimo leader non ha la facciona seria che ha quando parla dei cattivoni di comunisti che mangiano i bambini, ma non abbandona mai un sorriso beato. Beato lui, e poveri noi.

domenica 13 giugno 2010, di Franco Lombardi