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Sei su Google+ o facebook?

Alzi la mano chi, almeno una volta, non si sia sentito un pochino in imbarazzo sentendosi chiedere : « Sei su Google+ o Facebook? » o peggio, di fronte alla più insidiosa domanda « hai già twittato? » abbia vilmente sviato la conversazione sul tempo.

Ammettiamolo serenamente: districarsi tra i nuovi strumenti di comunicazione offerti da internet, le cosidette reti sociali, o reseaux sociaux, può rivelarsi, talvolta, difficoltoso; soprattutto per chi internet lo usa magari solo per mandare una mail, leggersi, gratis, il giornale, scovare una ricetta o l’ultima recensione di un film. Eppure è un dato di fatto: il numero di persone iscritto ad un site communautaire è in continua crescita: solo in Francia supera i 20 milioni.
Ma ci capiamo veramente qualcosa in questa nuova giungla di web semantica? Cosa si intende per reti sociali? A cosa servono? Ci stanno veramente facilitando la vita, o al contrario, l’hanno resa più complessa? Andiamo con ordine. Potremmo definire le reti sociali come l’insieme delle nuove forme d’espressione d’opinione, pubblicabili su internet, a destinazione di una comunità virtuale predefinita di persone, con cui condividiamo una qualche affinità d’interessi, dagli amici della piadina romagnola agli oppositori dei regimi dittatoriali, per intenderci.
In poche parole le reti, sono un sito internet, in cui ognuno ha la propria “pagina” per parlare, ricevere informazioni, interagire con gli altri. La nuova frontiera del web, nata con i siti statici, si è dapprima spostata ai blog e oggi evolve ai social network.
Un primo grande utilizzo: la possibilità di creare una narrazione multimediale della propria vita. Lo spasso è farlo attraverso scritti, immagini, video, link ad altri siti, in tempo reale e simultaneamente con decine, o migliaia di persone. Il rischio: il privato diventa pubblico, a volte con spiacevoli conseguenze. Postare su Youtube delle nostre poco eroiche video-gesta, o un Tweet avventato e fuori luogo, sarebbero imprudenze da evitare: quello che è scritto su internet è più indelebile di quello che una volta era scritto nel marmo…
Detto ciò, il primo passo da compiere è decidere dove aprire il proprio profilo, ossia il pulpito da cui esprimersi. La scelta è vasta, ce ne sono a decine: Facebook, Google+, Tweet, Linkedin, Youtube, fino al recentissimo Pinterest in pieno boom d’iscrizioni. Ognuno di questi nuovi mezzi di comunicazione ha delle funzionalità e un utilizzo specifico (vedi riquadro) perciò meglio non scegliere a casaccio.
C’è chi li usa per restare in contatto con gli amici, o ritrovarne di vecchi, chi per promuovere la propria creatività, chi per aderire a gruppi di discussione, chi per esercitare una qualche influenza nel dibattito pubblico. E sta qui una delle grandi novità: il virtuale non di rado si trasforma in reale, movimenti di opinione nati sulla rete si materializzano in manifestazioni di persone in carne ed ossa, a favore o contro qualcosa.
In aggiunta all’utilizzo più ludico, e par taluni anche un po’ narcisistico, del crearsi una nuova identità digitale, più simile a come vorremmo apparire che a chi siamo veramente, l’esplosione spettacolare delle reti ha un secondo uso. Sta favorendo un nuovo, irruente, processo di democratizzazione dell’informazione. Una notizia può fare il giro del mondo in poche ore, senza che sia “mediata” da chi non ha interesse a diffonderla e chiunque può divenirne il cronista. Date un’occhiata a Youreporter.it per farvi un’idea. Anche qui attenzione agli eccessi, se vogliamo che le reti ci aiutino veramente a sviluppare nuove forme di autentica comunicazione. L’anonimato della rete, non sempre è il miglior incentivo al dialogo costruttivo: forum e gruppi di discussione poco spesso conoscono le sfumature del linguaggio. I commenti sono, certo, diretti, aperti e spontanei, ma quante volte il tutto si trasforma in pura invettiva o assoluta adulazione?
E poi viene il terzo, recente, utilizzo. Il 2011 ha sancito l’ingresso della pubblicità nelle reti sociali. La conversione in un business si sta facendo tanto rapida quanto la loro proliferazione. Le marche più innovative sanno oggi creare delle comunità di fan molto numerose e, cosa un po’ più difficile, disponibili anche ad interagire con il prodotto. I fan-consumatori hanno accesso a un’informazione su misura, istantaneamente fruibile ma, ecco la novità, con facoltà di rigetto o personificazione. Una buona o cattiva notizia? Tutto dipende. _ La corsa dei giganti del web all’algoritmo più complicato, per selezionare contenuti pertinenti per noi utilizzatori, èè appena cominciata. Un content manager che si rispetti deve conoscere l’ora alla quale è più proprizio inviare un messaggio, il tempo di reazione della comunità, la natura delle domande che esso susciterà e ricalibrare la propria comunicazione di conseguenza. Il fan-consumatore ha, però, una maggiore capacità d’influenza sui messaggi, non li subisce, può criticarli, gridare addirittura alla censura se li ritiene falsi o invadenti. Si ha in definitiva la possibilità di essere dei “consom’acteurs”.
I social network ci propongono una nuova identità sociale: privata, pubblica o anonima che essa sia, pur sempre di noi si tratta. Essere attivi su una o più di queste reti significa essere consapevoli che il nuovo io digitale è soggetto ai medesimi diritti - doveri che nella vita reale. Senza sconti.

mercoledì 27 giugno 2012, di Fabio Brusa