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Silvio Berlusconi c. Italia

Il primo agosto scorso, la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di secondo grado emessa a maggio dalla Corte di Appello di Milano, rendendo così definitiva la condanna di Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione per frode fiscale nella compravendita di diritti televisivi. Solo la pena accessoria, ossia l’interdizione dai pubblici uffici, è rinviata ad una diversa Corte di Appello del capoluogo lombardo che dovrà rideterminarne la durata.

Considerati i tre anni coperti dall’indulto del 2006, esclusa la detenzione in carcere per ragioni di età, l’ex premier dovrà decidere entro metà ottobre se scontare la pena residua di un anno agli arresti domiciliari o richiedere l’affidamento ai servizi sociali.
Al di là della pena detentiva, la condanna definitiva di Berlusconi rischia di avere pesanti ripercussioni sulla sua vita politica. Il decreto legislativo del 31 dicembre 2012, che recepisce la cosiddetta legge Severino in materia di anticorruzione, stabilisce infatti l’incandidabilità (per una durata non inferiore a sei anni) dei condannati a pene di almeno due anni per una serie di reati tra cui la frode fiscale.
Quindi, indipendentemente dalla durata dell’interdizione dai pubblici uffici, il Cavaliere non potrà presentarsi alle prossime elezioni. Ma la questione più delicata per il leader del Pdl resta quella del suo presente politico: in base allo stesso decreto, infatti, se il condannato è un parlamentare, la Camera di appartenenza è chiamata a deliberare sulla sua eventuale decadenza, ai sensi dell’art. 66 della Costituzione.
La Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato ha aperto i lavori il 9 settembre con la relazione del senatore pidiellino Andrea Augello, durata diversi giorni.
La linea difensiva di Berlusconi per evitare la decadenza da senatore ruota intorno alla questione della costituzionalità della legge Severino che, secondo la difesa del Cavaliere, andrebbe sollevata di fronte alla Consulta, sospendendo i lavori della Giunta di Palazzo Madama sino alla sua pronuncia.
Nel frattempo, come già annunciato nella memoria difensiva presentata dal Cavaliere, è stato depositato presso la Giunta il ricorso contro la sentenza di condanna definitiva che i legali di Berlusconi hanno inviato alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, contestando tra l’altro la retroattività della legge Severino (i “fatti” risalgono a prima dell’entrata in vigore della legge, il 5 gennaio del 2012).
I guai giudiziari di Berlusconi rischiano di innescare un’ennesima crisi di governo: in questi ultimi frenetici giorni, con il PD deciso a votare la decadenza del Cavaliere, gli esponenti del Pdl minacciano di far venire meno il loro sostegno al governo Letta, nonostante il monito del Quirinale, che paventando gravissimi rischi per il Paese, confida nelle dichiarazioni di Berlusconi secondo le quali il governo continuerà ad avere il sostegno della maggioranza.
Al momento in cui scriviamo la Giunta non ha ancora votato la decadenza, Silvio Berlusoni e i suoi stanno esplorando tutte le piste per allungare i tempi e il governo cerca (invano) di occuparsi d’altro. Il seguito nel prossimo numero... 

martedì 1 ottobre 2013, di Manuela Barberis