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Sindacalisti e giudici contro la Mafia

Organzzato da Libera, Flare, Democratici Parigi, Collettivo 5.12 ed Anteprima

Giovanni Falcone © Leemage - Chianura Ci sono diverse ragioni per essere soddisfatti dell’incontro organizzato, sabato 22 maggio al Cinéma Panthéon di Parigi, per ricordare il giudice Falcone.
Prima di tutto, 160 persone hanno risposto all’appello, nonostante l’orario mattiniero, il sole e il week-end di Pentecoste.
In secondo luogo, l’autoreferenzialità non era di casa : si è parlato sempre francese, e una parte significativa del pubblico era autoctona.
E per finire, ma forse dovrebbe essere il primo motivo di orgoglio, ben cinque associazioni erano all’origine di questo evento : Anteprima, il Collettivo 5.12, l’Associazione Democratici Parigi, FLARE e Libera.
La base organizzativa e la risposta del pubblico testimoniano di come il tempo che passa, diciotto anni ormai, non affievolisca il ricordo impresso in ciascuno di noi dall’esempio del giudice Falcone e del suo collega in vita e in morte, Paolo Borsellino. Abbiamo scelto di articolare l’incontro in due momenti : la proiezione del film “Placido Rizzotto” del regista Pasquale Scimeca e il dibattito con il giudice (amico e collega di Falcone) Mario Vaudano. Va detto che senza la generosità e la disponibilità dell’uno e dell’altro non avremmo avuto una mattinata cosí ricca.
L’accostamento tra il film sull’assassinio del sindacalista Placido Rizzotto, nella Corleone del 1948, e il dibattito sull’assassinio del giudice Giovanni Falcone, avvenuto a Capaci il 23 maggio del 1992, ci ha permesso di coprire un arco storico ampio, e una pluralità di punti di vista. Da quello dei diretti protagonisti, Falcone e Rizzotto, a quello artistico del regista, così come quello professionale e umano del collega Vaudano, cui si è aggiunta la curiosità del pubblico in sala.
Il fatto che l’incontro si collocasse in una settimana densa di rivelazioni fosche sulla commistione Stato-Mafia ha reso ancor più acceso lo scambio, e, purtroppo, carico di punti lasciati in sospeso.
La storia di Placido Rizzotto, meno famosa di quella di Falcone, avrebbe molto da dirci, di questo avvicendarsi ondivago tra verità e depistaggio, ricordo e oblio, che purtroppo resta di attualità.
Anche se il suo lavoro di sindacalista si inseriva pienamente nella legalità, cioè per l’attuazione della norma che prevedeva l’attribuzione delle terre incolte ai contadini, Placido Rizzotto venne presto considerato un fuorilegge rispetto alle diverse leggi, non scritte, più soffocanti, dell’onore mafioso.
Non volendo rinunciare al suo senso della giustizia e dell’equità, che si radicava nella recente esperienza della guerra, fu coerente fino a pagare in prima persona, ucciso dal mafioso Luciano Liggio nel marzo del 1948.
Sulle tracce dell’assassino si adoperó immediatamente un giovane, allora capitano, Carlo Alberto Dalla Chiesa. L’eredità sindacale di Placido Rizzotto fu invece racccolta da un altro giovane, Pio La Torre.
La scena finale del film, che immortala lo sfiorarsi di queste due altre storie personali, storie di valori, di integrità e, purtroppo, di assassinii, tesse una tela tra i morti di allora e i morti di oggi.
Storie per cui la verità della magistratura spesso arranca, sviata da depistamenti e occultameni di prove, e per le quali la ricetta contro l’oblio risiede nelle coscienze delle persone che ne mantengono vivo il ricordo, soprattutto il messaggio, e non lasciano cadere le briciole delle corrispondenze e delle coincidenze dalla tavola irraggiungibile della verità. E anche con quelle briciole si puó costruire un presente che non lasci che il filo della legalità e del vivere civile si spezzi.
Pio La Torre e Placido Rizzotto hanno dato il loro nome a due cooperative sorte in Sicilia nelle terre confiscate alla mafia. Producono olio, vino e ceci sotto l’insegna di Libera Terra.

vendredi 11 juin 2010, par Maria Chiara Prodi