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Stato civile unito

Cos’è cambiato nell’amministrazione dopo il 1861 ? Cioè, all’unità della nazione è seguita un’uniformazione delle pratiche amministrative ?
Non si direbbe se consideriamo che, mentre negli altri paesi la biblioteca nazionale è per definizione una, in Italia ci sono ben 8 biblioteche nazionali, di cui due “nazionali centrali” cioè che sono abilitate a ricevere il deposito legale (Firenze, dall’epoca in cui era capitale e Roma, da quando è diventata capitale). Le altre sono a Venezia (la Marciana), a Milano (Braidense), a Torino, a Napoli (Vittorio Emanuele III) a Cosenza, a Bari (Sagarriga Visconti Volpi) e Potenza.
Ma che dire allora dello stato civile ? Lo abbiamo chiesto a Marc Margarit, presidente dell’Associazione “Ancêtres italiens”, che per le ricerche genealogiche che effettua regolarmente deve sapere esattamente dove andare a cercare i documenti.
“Dal 1805 al 1815”, spiega, “c’era lo stato civile napoleonico, quello istituito da Napoleone nel periodo dell’impero francese. Era basato su una divisione dipartimentale, che seguiva il corso dei fiumi : c’era il dipartimento del Po (Torino) quello della Stura (Cuneo) e così via. Poi la registrazione di nascite, matrimoni, decessi è ripassata nelle mani delle parrocchie, come lo era sempre stata, fatta eccezione del Granducato di Toscana. Dal 1966 al 1970, tutti i comuni si sono dotati di un registro civile che segue le stesse regole in tutto il territorio nazionale”.
Quindi se gli antenati che cerchiamo sono nati prima del 1866, bisogna rivolgersi alle parrocchie che tenevano un libro chiamato lo “stato delle anime” in cui venivano registrati anche battesimi e comunioni. Istituito dopo il Concilio di Trento, serviva tra l’altro ad impedire che si sposassero i cugini (fino al 6° grado) tra di loro o che una madrina non si sposasse il figlioccio. “All’epoca veniva registrato solo il cognome del marito, delle donne si dava solo il nome di battesimo”, racconta Margarit, “per esempio si trova Piero Rizzi e Anna”.
Per avere l’anagrafe degli italiani all’estero si dovrà aspettare la legge del 1988 anche se, sempre secondo Margarit, in parecchi registri in Italia aggiungevano “partito in Francia”.

Per saperne di più : Ancêtres italiens
c/o les Garibaldiens
20 rue des Vinaigriers – 75010 Paris
Sito : www.geneaita.org

jeudi 9 juin 2011, par Patrizia Molteni