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Storia del carnevale

da “Storia del carnevale” di Sergio Atzeni in I sogni della città bianca.

È una bella festa ben organizzata, questo carnevale. Tutti travestiti. Quelli del villaggio. Tutti quanti. Proprio proprio.
Tutti quelli che abitano qui. Pescatori. E qualche puttana decrepita. E certi eleganti personaggi che pagano un abito di lino circa sei mesi di galera per sfruttamento della prostituzione, e magari furto con scasso, e persino – ma questi sono rari, malvestiti e brutti, e fanno paura – rapina a mano armata.
Al villaggio dei pescatori, quattro casacce vecchie disseminate sulla sabbia, col mare davanti alla porta di casa, e lo stagno dalla finestra del bagno, solo gente di queste razze : pescatori, puttane, fuorilegge formato mignon.
In città - c’è questa città, a cinquecento metri di ponti, in fondo sull’orizzonte. Grande come una madre sdraiata a gambe aperte, e noi a proteggere l’ingresso della pancia della vecchia madre - in cittaà, credetemi, pure : furfanti anche in cittaà, e pescatori, e decine di piccole sceme put- tanelle borghesi che si vendono per la continuità-spaghetti, spaghetti assieme tutta la vita. Spaghetti e televisione.
Spaghetti e politica. Spaghetti e rock e roll.
E hanno paura dei coltelli sotto la luna. Hanno paura
delle botte. Si chiudono nelle scatolette di ceramica liscia – hanno paura.
Qui nessuno si vergogna del suo mestiere. Perché bisogna rispettare il pane che si mangia. E comincia la partita di calcio, primo clou del carnevale. Si è sparsa la voce, e certi vecchi contadini e nuovi strani ragazzi di città, che sembrano i fratelli dei nostri ragazzi del villaggio, sono arrivati per partecipare allo spettacolo. E quasi ci sentiamo un carnevale di quelli che arriva anche la televisione.
Una squadra travestiti da donne. Certe tette da incubo. E minigonne. E cappucci da notte. Fisio ci aveva la gonna con lo spacco. Di qualche fondo di baule. La gonna con lo spacco e la cappellina con veletta, una “mise” molto fine. E per segnare il terzo goal si è schiacciato l’elmo sulla nuca, perché non volasse, e si è strappato la gonna per correre meglio, mentre ne dribblava due più portiere e finiva in porta con pallone e faccia sulla rete. Un bel goal.
E una squadra travestiti da calciatori. Senza tacchi a spillo, ma anche con poco cervello. Il bello della sfida era proprio questo : riusciranno i nostri eroi, incerti sulle gambe e con le mutandine di seta nera e le giarrettiere elastiche, riusciranno i migliori a vincere i ciappuzzi piedistorti, ben calzati con tacchetti, in regolamentare divisa e con la voglia di vincere al pallone una volta nella vita, almeno questa che gli avversari pensano più a fare i buffoni che a giocare ?
È arrivata la zeppolata. Per residenti e stranieri. Zeppole caldissime coperte di zucchero. Portate a braccia dalle fighe più belle del villaggio. Una festa da signori.
E continua la partita. E Luigi in uno scontro perde la pancia. Il pancione. Perché sotto l’abitino minimissimo rosa da ballerina di decima fila aveva portato un pancione da gravida al quinto mese. E si muoveva come un insetto grasso e velocissimo, le mani a sorreggere il pancione.
Luigi si scontra in un takle selvaggio, gli si sfila il pancione, e Tonino vestito da matto entra in campo urlando come un matto : “aborto, aborto.”
E cerca l’aborto e trova un cuscino di piume. Un cuscino di piume, e non l’aborto regolare, come quelli che si trovano qualche mattina nell’acqua dello stagno : piccoli piccoli accucciati. Sembrano quasi bambini.
Piange, Tonino, che non capisce lo scherzo. E intorno si è fermato anche l’arbitro, a pisciarsi dalle risate.
Il pranzo. Tutti assieme, nella piazzetta. Coi tavoli da cucina coperti di drappi colorati. È venuto un sole che sembrava giugno, e non febbraio. Stiamo bene, in maniche di camicia. A ridere di ogni cazzata. E Fisio che racconta le barzellette sporche agli ospiti importanti. Il pesce fritto a tegami. E grigliate di anguille. Da berci brocche di vino.

Su gentile concessione delle edizioni Il Maestrale ©2005

vendredi 17 juin 2016, par Sergio Atzeni