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Storie di piccole secessioni

Dopo 150 anni dall’unità d’Italia, il nostro paese brulica ancora di localismi che tentano di ridisegnare i confini interni della Repubblica italiana. Al di là della storica frattura tra Nord e Sud e delle istanze separatiste non ancora risolte, quello che Gian Antonio Stella definisce virus della “traslochite” riguarda piccoli comuni che richiedono il passaggio da una regione o da una provincia ad un’altra, adducendo ragioni storiche e culturali che possono nascondere interessi di natura economica, se il “trasloco” implica il passaggio a regioni a statuto autonomo e i benefici che ne potrebbero derivare. Il primo caso di distacco-aggregazione nella storia dell’Italia repubblicana riguarda il territorio dell’Alta Valmarecchia, storicamente parte della Romagna e entroterra naturale della Provincia di Rimini, ma amministrato sino al 2009 dalla Provincia di Pesaro-Urbino.
Il 17 dicembre 2006 gli abitanti dei sette comuni dell’Alta Valmarecchia furono chiamati ad esprimersi sul passaggio del loro territorio dalla provincia di Pesaro Urbino a quella di Rimini e l’84% si dichiarò favorevole all’annessione alla Romagna. Seguendo l’iter previsto dall’articolo 132 della Costituzione, dopo due voti favorevoli di Camera e Senato il risultato referendario diventò legge il 3 agosto 2009, sancendo il passaggio definitivo dei Comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello dalle Marche all’Emilia Romagna. All’origine del successo dell’iniziativa portata avanti dai sette comuni interessati il senso di appartenenza alla Romagna rivendicato dalla popolazione per ragioni geografiche, storiche e culturali, oltre alle relazioni economiche del territorio con la Provincia di Rimini.
Se la Lega Nord ha da subito vantato la paternità del risultato tentando di strumentalizzare la secessione dell’Alta Valmarecchia, la battaglia che ha portato all’annessione alla Romagna è stata il frutto di un’azione comune sancita dalla volontà popolare espressa tramite referendum e tradotta in legge da una maggioranza trasversale del Parlamento.

dimanche 12 juin 2011, par Manuela Barberis