FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Home > Opinions > Strano ma vero > Strano ma Vero - 009

Strano ma Vero - 009

un esercizio di fanta-enigmistica

Avviso dell’Autore
Minacciato dalla FRR (la sedicente Falange del Rebus Raggiante), che si proclama unica depositaria d’ogni svago enigmistico, assediato dalle proteste degli Osservanti del Cruciverba Virtuoso, l’Autore ha deciso in questo numero di proporre una bislacca variante della sua rubrica, abitualmente dedicata alla saga dei coniugi Sbigotti, artisti disadattati in un Paese un po’ caotico. Cosi, riaffermando le ragioni del suo appuntamento demenziale, vi proporrà un componimento sconclusionato, frutto della sua recente attività onirica.
Infatti, pochi giorni or sono, nel corso di una notte funestata da crampi addominali (certamente causati dall’avere incautamente partecipato a una cena Etno-dogmatica, fra pizza celtica surgelata, birre artigianali ortodosse e altre diavolerie ispirate a vari fondamentalismi culinari), ha incontrato in sogno i suoi amati personaggi. Sì, proprio loro: Arturo e Adelina Sbigotti. Nel sogno, fra le mura pericolanti di una vecchia stazione, ha riconosciuto i due artisti che, accompagnati da una folla di smandrappati, mentre una pioggia di granate pioveva dal cielo, improvvisavano sul tetto d’un vagone uno show senza capo né coda. Al suo risveglio l’Autore ha tentato di trascrivere nel modo più fedele le loro parole. Mettendole insieme, in modo certo approssimativo, ne ha cavato questa curiosa canzonetta.

Fra le casse alla stazione
scalderemo il culo al fieno
salteremo su quel treno
non cerchiamo redenzione
presto tutti sul vagone!

Sul cammin ruzzoleremo
v’è concesso pure ridere
e magari sopravvivere
certamente stiveremo
cento idioti su ‘sto treno

Stretti stretti quando è notte
per sentir se il cuore inciampa
qui nell’ombra della vampa
aspettando ancora botte
scricchiolar le ossa rotte

Contro piombo ed accidenti
poseremo da pagliacci
come toppe per gli stracci
come stelle vanescenti
fra gli schioppi dei saccenti

Nelle braccia della notte
ci specchiamo sul binario
in un viaggio immaginario
Qui si va fra cime rotte
dal frastuono delle lotte

Ora basta col rimato
‘sto trenino l’è stregato
ed il freno sabotato!
Il più scemo l’ha strappato
di risate s’è pisciato!

... ma la rima v’ha lasciato!

P.S. - Detto ciò, pregherei i Predicatori della Beata Prudenza di non intasare la mia mail con le loro assurde petizioni. Non sono interessato alla reintroduzione della camicia da notte; alla confutazione dei passi in cui San Bonaventura dichiara lecite le palpazioni mammillari; al bando delle altalene nei giardini pubblici (in osservanza del Trattato di Non Proliferazione delle Cosce al Vento); all’Apologia della Stipsi quale esercizio di redenzione per cristiani, musulmani ed ebrei; alla Santa Colletta perché una statua di Padre Pio sbarchi su Marte... Abbiate pietà. Meditate liberamente, ritenendo quanto volete la pupù nell’intestino crasso, e lasciate libera la mia casella di posta. Grazie.

sabato 23 gennaio 2016, di Gigi Borruso