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Strano ma Vero - 011

un esercizio di fanta-enigmistica di Gigi Borruso

Decima puntata su Focus In della saga fanta-enigmistica dei coniugi Sbigotti, artisti disadattati in un Paese un po’ caotico. E’ arcinoto ai lettori che fin qui ci hanno seguito, che l’unico conforto nella complicata esistenza dei nostri eroi pare sia la lettura de La Settimana Enigmatica, ultima rivista cartacea di controinformazione italica del prossimo futuro (immaginiamo d’essere intorno alla metà del XXI secolo D.C. o, per i più nostalgici, dell’era post D.C.).
Diciassette Giugno 2065. Arturo e Adelina Sbigotti, esausti del loro peregrinare per le accidentate vie italiche, infestate da bande d’ogni genere, fra profeti d’ottimismo e di sventura, leghisti a cavallo di bulldozer alla disperata ricerca di baracche da radere al suolo, banchieri assetati del sangue dei falliti e crociati a caccia di eretici transgender, si muovono in direzione della capitale, decisi ormai a implorare asilo politico al Vaticano. Per quanto strano possa sembrare, vista la scarsa attitudine mistica dei due impenitenti commedianti, tuttavia lo Stato della Chiesa resta l’unico territorio della penisola dove per un piatto di minestra non si debba risolvere qualche infame test di ammissione con annessa botola pronta a spalancarsi sotto il culo al terzo errore consecutivo. Lì, queste le voci che i due poveracci hanno raccolto, pare basti una prece, uno sguardo sincero e la zuppa è servita. E’ noto, infatti, che l’umore fra le Pie Mura sia notevolmente cambiato da quando il Concilio del 2064 ha dichiarato facoltativa la regola della castità per preti e suore e, fatti salvi gli anni di seminario, anche ai religiosi è stato concesso di contrarre matrimonio. Un certo entusiasmo ha così investito sagrestie e conventi, generando qualche innegabile complicazione ma anche una rinnovato spirito di carità. Arturo e Adelina, vagando per l’intricato reticolo di sobborghi, sopraelevate, raccordi anulari o meno, campi di rifugiati camuffati da antiche rovine romane per sfuggire agli assatanati eredi di Salvini di cui sopra, si ritrovano inaspettatamente nel bel mezzo di un party allestito fra le rovine del Sepolcro degli Scipioni

Adelina – E che è?
Arturo – Una festa. Che dici?
Adelina – Sì, ma questi mi sembrano pazzi!
Arturo – Beh, si divertono...
Adelina – Hai visto lo striscione? Bruno Vespa Foundation...
Arturo – E che è?
Adelina – Vespa, ma sì, era quello della “TV della porta accanto” o qualcosa del genere...
Arturo – Non era il famoso “maniaco di via Teulada”?
Adelina – Ma no, che dici! Era un giornalista.
Arturo – Un giornalista maniaco.
Adelina – Hai visto quanti stuzzichini, pasticcini...
Arturo – Ammazza! Lì c’è scritto che sono tutte ricette originali del Vespa!
Adelina – Senti, tu tira fuori la Settimana Enigmatica; io vado a prendere due pasticcini e ci sistemiamo dietro quella siepe.
Arturo – Ok. Ah, ti prego, non prendere le casette piccanti di Cogne, non sopporto il peperoncino...
Adelina – Ok...
Arturo – E lascia stare anche il sanguinaccio di Erba, mi fa impressione!
Adelina – Quante storie! Vado e torno.
Intanto sulla pista da ballo, curiosi personaggi in maschera si scatenano in una punk-tarantella sulle note di “Via col vento”, succhiando con passione dei grandi vespa-lecca alla violetta d’Arcore.
Adelina – Eccomi, dai, leggi...
Arturo – Allora, Strano ma vero, La città eterna fra storia e leggenda: Cap. VII, dalle oche agli sciacalli in Campidoglio. Le cronache risalenti ai consoli Grattius Alemanni e Piscius Marinos ricordano come la capitale visse un grande fermento economico e sociale attraverso l’istituzione della Spoliazione Organica, un abile sistema di assegnazione degli appalti pubblici, snello nelle procedure e veloce nella distribuzione della pecunia fra amministratori, ditte, magnacci e assassini.
Adelina – Come, assassini?
Arturo – Aspetta, senti: Strano ma vero, i due campioni che conquistarono la fiducia delle più alte cariche della Città, furono Spurius Buzzi e Maximus Carminativus. Il primo iniziò la sua carriera liberandosi con una trentina di coltellate di un collega che si era rifiutato di assecondare le sue truffe bancarie con assegni a vuoto, il secondo era un noto malavitoso e terrorista.
Adelina – Non capisco, come è possibile?
Arturo – Lo Spurius Buzzi, dopo undici anni di carcere, redento dalla grazia ottenuta, fondò una cooperativa sociale che umilmente prese a occuparsi di rifiuti e cura del verde pubblico. Strano ma vero, le autorità, commosse dall’evidente rimorso del reo, ritennero giusto affidargli appalti milionari senza costringerlo allo stress di partecipare ad alcun bando.
Adelina – Si comincia facendo assegni a vuoto e si finisce riscuotendo assegni in bianco. Proprio strano.
Arturo – Durante il consolato di Grattius Alemanni, che col Buzzi e il Carminativus aveva condiviso le tristi prigioni di Rebibbia per intemperanze giovanili, la Spoliazione Organica pare abbia raggiunto il suo acme. Il Carminativus venne ufficiosamente nominato Re di Roma del Mondo di Mezzo, mentre fu fondata la “Roma Caput Mafiae”. Questa società rappresentò per l’epoca quando di più moderno e dinamico si potesse immaginare nel campo dell’economia parassitaria. Ebbe al suo libro paga sindaci, funzionari, enti e fondazioni politiche d’ogni colore. Si specializzò nel riciclaggio di denaro sporco e negli appalti sociali, mostrando una particolare sensibilità nel trattamento degli immigrati. Riuscì infatti a pilotare l’assegnazione di queste scorie tossiche presso i centri di accoglienza gestiti dagli amici degli amici. Sembrerà strano ma pare che il Buzzi ritenesse lo “smaltimento degli immigrati” l’affare più redditizio del secolo, più del traffico droga.
Adelina – Senti io non ce la faccio più, ‘sti crostini al pepe di Garlasco li smaltisci tu!
Arturo – Sei pazza? ‘Sti stuzzichini m’ammazzano! Senti qua... Strano ma vero, l’uomo chiave nel traffico degli immigrati per la Roma Caput Mafiae fu un certo Lupus Odevaine incorruptibilis, nella sua qualità di membro del “Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione” del Ministero dell’Interno. Già affidabile capo di gabinetto del console Veltronius, e capo della polizia provinciale di Roma, l’Odevaine pare pilotasse lo smistamento degli immigrati presso le strutture gradite alla società di Buzzi e Carminativus. Strano ma vero, giustificò i 5 mila euro mensili ricevuti dal Buzzi dicendo che gli erano versati per la sua attività di “facilitatore”...
Adelina – Senti, sto per vomitare...
Arturo – Guarda!
In quello stesso istante, sul maxischermo allestito sulle rovine degli Scipioni, il faccione di Vespa dilaga, accendendo il buio della notte d’una costellazione di nevi pelosi. La musica di “Via col vento” cede il passo a un’altra colonna sonora: quella di “2001 Odissea nello spazio”. Pian piano, in assolvenza, prende campo un altro faccione, sorridente e bonario. Arturo e Adelina restano rapiti dall’agitarsi di milioni di pixel in HD. L’uomo dal faccione sorridente è vestito di bianco, ha il crocifisso al collo, il Colosseo e la Cupola di San Pietro sullo sfondo e sembra benedire i presenti. In sovraimpressione, a caratteri cubitali, scorre la scritta “Ho conquistato Roma, il Paradiso e la prima serata di RAI 1”. Poi, sullo schermo nuova dissolvenza: torna in primo piano Vespa che, guardando in camera, ilare dice: “Casamonica, il Re di Roma... un funerale e una puntata dallo share inaudito!” e chiude la frase con un aggressivo gesto dell’ombrello e una sfregatina di mani da psicopatico.
Adelina – Ma questo non era quello che nella Capitale si diceva gestisse il racket delle estorsioni e dell’usura?
Arturo – Un altro re di Roma! Quello del funerale con i petali di rosa lanciati dall’elicottero...
Adelina –... E con la carrozza trainata dai cavalli.
Arturo – Pare fosse la stessa del funerale di Totò, giunta apposta da Napoli.
Adelina – E il Vespa invitò i suoi parenti in TV!
Arturo – I parenti di Totò?
Adelina – No, di Casamonica, il boss.
Arturo – Ah. Certo era un paese ben strano...
Adelina – Ma qui ancora lo beatificano, ‘sto Vespa!
Arturo – Il regno delle beatitudini... Adelì, comincia a non stupirmi più niente!
Adelina - Brutto segno, Artù, brutto segno!
Arturo – Eh! Brutto... ma vero!

sabato 23 gennaio 2016, di Gigi Borruso