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Sull’uso improprio dei grandi numeri

Provate ad accendere la televisione e a seguire un telegiornale qualunque, non importa da chi sia sponsorizzato. Contate le volte in cui viene nominato un “grande numero”: tanti miliardi di euro, tanti milioni di votanti, tante decine di morti e feriti (Trilussa avrebbe detto “un cuccumetto pieno”).
Vanno bene per fare effetto, per far sembrare una notizia più importante, ma non ha alcun senso parlare di milioni in assoluto. Ha senso solo se si rapportano i numeri al loro contesto. “Il governo ha stanziato X miliardi” non mi dice nulla se non è messo in rapporto a quanti sono i miliardi del bilancio totale.
“Ci hanno votato N milioni di persone” non mi dice nulla se non so quanti milioni di persone hanno votato in tutto.
E’ interessante la storia dei grandi numeri: per i greci il simbolo M indicava il numero più grande, diecimila. I romani, grandi ingegneri, per costruire migliaia di chilometri di strade, ponti ed acquedotti avevano bisogno di numeri maggiori: il simbolo più grande era M che stava per 1000, ma sopralineandolo con una linea orizzontale voleva dire moltiplicarlo per 1000, e con due linee parallele moltiplicarlo per un milione. Il sistema greco è rimasto nel termine italiano miriade, che significa proprio numero molto grande, in qualche modo difficile o impossibile da capire. E’ molto difficile rappresentarsi un milione di oggetti: una vasca da bagno può contenere qualche milione di chicchi di riso, ma il mio cervello capisce solo che sono tanti: una miriade, appunto.
Ma torniamo alla comunicazione e all’informazione: guardatevi da chi spara grandi numeri: come chi parla con troppi superlativi, sta solo cercando di confondervi le idee. Evviva chi usa le percentuali: 3 su cento si può visualizzare facilmente.
Ormai siamo abituati a fare la tara alle notizie, ci aspettiamo che siano esagerate da una parte o dall’altra. E conoscendo il particolare telegiornale sappiamo bene da quale parte; non ci meravigliamo più di tanto se i “violenti” sono gli unici ad essere stati picchiati in parlamento o se i feriti ci sono solo fra le forze dell’ordine in una manifestazione.
Però per un fisico sentire sparare numeri senza confronto è una vera e propria sofferenza fisica.

martedì 18 febbraio 2014, di Luciano Trasatti