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Televisione : si torna al muto

Dal 2 marzo e per tutto il periodo di campagna elettorale, sono stati sospesi i programmi di approfondimento – “Ballarò” condotto da Giovanni Floris, “Anno Zero” condotto da Michele Santoro, la “Mezz’ora” di Lucia Annunziata e “Porta a Porta” di Bruno Vespa, sacrificato dal governo che lui stesso plaude per dare alla legge una parvenza di eguaglianza. La ragione ? Questioni di par condicio.

Raiperunanotte al Palazzo dello Sport di Bologna. La maratona contro l'annullamento dei talk-show ritrasmessa in diretta da siti internet e TV private ha battuto i record di audience Hanno protestato i giornalisti della Rai e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana : il “Diritto di sapere, dovere di informare” è stato violato, dicono a ragione.
La par condicio è una legge, introdotta nel 2000, per regolamentare le campagne elettorali dei diversi candidati, cercando di dare lo stesso spazio a tutti. In sé l’idea non è neanche male se non fosse che siamo arrivati a delle intrepretazioni piuttosto strette : prima della decisione di sospendere le trasmissioni di approfondimento, c’erano stati un paio di casi allarmanti. In febbraio, per esempio, la RAI ha cancellato una puntata della trasmissione religiosa “A mia immagine” dedicata a Vittorio Bachelet nel trentennale del suo assassinio. Perché ? Perché doveva intervenire, in memoria del padre, il figlio di Bachelet, membro del PD anche se non candidato.
Poi è arrivata la notizia sui programmi di approfondimento. Se non avete mai avuto l’occasione di vederne uno, si tratta di talk-show con una serie di invitati, personaggi politici ma anche esperti, professori universitari, rappresentanti del mondo civile e di quello del lavoro, di solito equamente distribuiti tra destra e sinistra. A differenza delle tribune politiche in cui ogni partito candidato alle elezioni ha a disposizione 10 minuti per fare la sua campagna, con discorsetti pre-preparati e nessun contradditorio, in questi programmi intervengono anche politici di partiti che non sono candidati, esperti che possono dire la loro sul tema della serata (la crisi, la giustizia, le tasse…) e per di più sono imprevedibili per quella idiosincrasi tutta italiana di interrompere e di parlarsi sopra gli uni con gli altri. Cronometrare il tempo di parola di ciascuno sarebbe impossibile e comunque falserebbe la discussione, snaturerebbe il criterio stesso della trasmissione. Non solo : per par conditio ognuno di questi programmi dovrebbe invitare, calcola Floris, 48 persone, cioè 12 a settimana, non scelte dalla redazione ma imposte dai candidati, in virtù della par conditio.
“In Italia si sta insediando un concetto di libertà per cui la libertà è fare quello che è vietato o vietare quello che fanno gli altri” ha detto Floris a “Che tempo che fa”, trasmissione ancora salva perché non fa “approfondimento”. “Per come la vedo io la libertà è sempre aggiungere qualcosa, fare qualcosa che gli altri non si aspettano. Un Paese deve sempre aumentare l’offerta, la gente deve essere indecisa su cosa guardare in televisione. Non va bene che scompaia qualcosa e appaia quello che piace al parlamentare”. Il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) ha tolto la censura sui canili privati che avevano fatto ricorso, ma la RAI deve ancora decidere, sicuramente la decisione arriverà a campagna elettorale quasi conclusa. Sta di fatto che a forza di vietare si sta ritornando al muto, i colori della TV restano ma quelli della democrazia sono un tantino appannati.

samedi 3 avril 2010, par Patrizia Molteni