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Terremoto insegna

6 aprile, ore 6.32. La terra trema, in Abruzzo. Più di 300 morti e 30.000 sfollati, gente che ha perso la casa, famiglia, tutto. Dopo il dolore, si cercano i responsabili. Ma chi sono ? E soprattutto, a che serve ? Non è più importante cambiare mentalità e cominciare a rispettare le regole ? Insieme alla solidarietà, dobbiamo anche questo alle vittime del sisma.

Abruzzo immagini del terremoto ©Emmevi/LeemageA più di mesi dalla terribile scossa che ha distrutto paesi interi, è scoppiato il caldo. Le 167 tendopoli che ospitano i 30.000 sfollati si stanno trasformando in forni, dove le malattie prolificano e dove sono a rischio soprattutto gli anziani, i bambini, le donne incinte. Da oltre due mesi queste persone, che hanno perso tutto - casa, famiglia, parenti, i ricordi di una vita - vivono in questa grande comunità senza privacy, con servizi igienici sommari e una convivenza forzata che alla lunga sfinisce. Con grande dignità, con orgoglio ed una forza incredibile, degni di quegli abruzzesi descritti dalle grandi piume di Silone e Croce.
“Rifaremo l’Aquila ancora più bella” ha detto il sindaco Cialente, affranto e sfollato, come gli altri, solo qualche giorno dopo, mostrando l’orgoglio della gente e soprattutto la lungimiranza di voler mantenere quella memoria storica senza la quale i giovani non possono neanche avere un futuro.
La scoperta della solidarietà
Il terremoto in Abruzzo ci ha insegnato due cose. La prima è che l’Italia si è riscoperta solidale, sentimento che sembrava fino a poco tempo fa definitivamente soppiantato dall’individualismo più sfrenato. Fin dai primissimi minuti la protezione civile e migliaia e migliaia di volontari sono accorsi per scavare, a volte a mani nude, per cercare di salvare ogni singola vita. Un lavoro costante, giorno e notte, che è proseguito con la gestione delle tendopoli e che continuerà nel periodo della ricostruzione.
Certo, non hanno lavorato nelle condizioni ottimali e alcuni hanno anche provato a dire che non c’era un coordinamento, che mancava una rete di collegamenti che rendesse l’operazione più efficace, che se in alcune zone erano state immediatamente allestite le tendopoli, in altre hanno aspettato giorni, perfino settimane, per avere l’allacciamento della luce o persino i servizi igienici di base. La maggioranza è insorta : come ? Ma se il Premier con il suo caschetto giallo è lì tutti i giorni a dare pacche sulle spalle dei poveri terremotati e a “sdrammatizzare” con le sue battute (infelici) una situazione che di drammatico ha veramente tutto ?
Ha promesso fin dall’inizio che entro poco sarebbero tornati alla normalità. Pochissimo. Due mesi, all’inizio. Poi, in maggio, si scopre che le prime case di fortuna (i prefabbricati) saranno consegnate solo in novembre, altre nel 2010, forse in gennaio, magari. Chi è sopravvissuto alle tende-forni, si troverà, quindi, già da fine agosto, quando le temperature possono scendere a 0°, nelle tende frigorifere.
Vengono in mente gli ultimi terremoti, il Belice nel ’68, il Friuli nel ’76, l’Irpinia nell’80, l’Umbria e le Marche nel ’97, San Giuliano di Puglia (Molise) nel 2002, paesi in cui anche dopo decenni non si è ancora tornati alla normalità. A Nocera Umbra, 12 anni dopo, il centro storico è ancora un ammasso di rovine e fili penzolanti. Senza parlare dell’Irpinia, dove ritardi, infiltrazioni camorristiche e affarismo, hanno fatto sì che di recente si parlasse, a proposito di Sant’Angelo dei Lombardi, una delle città più colpite, di una costruzione “quasi terminata”. Quasi ? Dopo 29 anni ?

Di chi è la colpa ?


La vignetta di Altan sulle regoleLa seconda cosa che ci ha insegnato, o meglio, ricordato questo terremoto, è che bisogna ritrovare un senso civico, un senso della responsabilità.
Si possono e si devono cercare i responsabili. Come può succedere che edifici costruiti secoli fa restino in piedi mentre palazzi costruiti solo qualche decennio fa crollino come castelli di carte ? L’Ospedale di San Salvatore, entrato in funzione solo nel 1994, dopo un cantiere durato, tra un appalto e l’altro, quasi trent’anni, la Casa dello studente realizzata in cemento armato e – secondo i sospetti della Regione - con armature di scarsa qualità. La stessa Prefettura che in caso di emergenza avrebbe dovuto servire come centrale delle operazioni, ma sulla quale non si è potuto contare.
Dagli anni ‘50 agli anni ‘70-‘80, si è costruito troppo spesso seguendo il motto del “basta che stia in piedi” e soprattutto seguendo una logica di profitto e di risparmio. Il fatto che una casa resista alle scosse di un terremoto, mi spiega mio fratello architetto, dipende dai materiali usati, che devono essere di buona qualità, e dalla struttura, dalle armature, da quello, cioè, che “porta” il peso della casa e che deve quindi avere una certa elasticità, deve poter seguire il movimento della terra (mi piego ma non mi spezzo, insomma). Nei palazzi costruiti in quel trentennio di edilizia a tutto spiano hanno forse usato, per risparmiare, del cemento armato di seconda qualità, a volte mischiato con sabbia di mare non trattata (e il sale, si sa, corrode), armature poco resistenti. La progettazione non ha tenuto conto di norme strutturali anti-sismiche. Di chi è la colpa ? Di architetti e ingegneri ? Dei produttori che vendono il materiale ? Dei costruttori ? Di chi commissiona al prezzo più basso, per guadagnare ancora di più ? Non parlo neanche, come lo ha fatto Saviano, degli appalti dati ad imprese camorristiche e mafiose che sulla speculazione edilizia ci hanno sempre campato.
Sì, bisogna scoprire perché e chi, bisogna punire chi è responsabile di questa situazione ma ancora più importante, bisogna capire una volta per tutte che le regole ci sono e vanno rispettate.
Dal 1974 c’è una legge che prevede che gli edifici costruti o ristrutturati debbano rispettare regole antisismiche ben precise ma poi un po’ perché mancano i “decreti applicativi”, un po’ perché, sì, è una legge ma non è proprio obbligatoria, un po’ perché l’Italia è il paese dei condoni e dell’impunità, a cominciare da quello che aveva promesso “che entro due anni” gli abitanti di San Giuliano di Puglia “riavranno le case” e che ha inaugurato a fine 2008, di nuovo al governo, la scuola dove morirono 27 bambini.
Di recente è stato presentato, in Giappone, un palazzo di 7 piani concepito e realizzato dall’IVALSA, l’istituto per la valorizzazione del legno del CNR di San Michele d’Adige in Trentino. Perché in Giappone ? Perché è un paese, come il nostro, ad alto rischio sismico ma che, al contraario di noi, ha risolto il problema facendo applicare regole anti-sismiche molto ferree, tanto che l’ultimo terremoto, della stessa intensità, non è riuscito a far crollare una sola casa. Perché proprio nelle isole nipponiche c’è una piattaforma capace di simulare terremoti di qualsiasi intensità. Incredibile ma vero, il palazzo dell’IVALSA è l’unico che ha tenuto botta, perché realizzato con materiali e procedure di altissima qualità e nel rispetto dell’ambiente.
Abruzzo immagini del terremoto48 ore dopo il terremoto si erano già offerte 142 ditte per la ricostruzione, dice il Presidente del consiglio Comunale dell’Aquila a L’Espresso che titola “I Corvi volano sull’Aquila”.
No, stavolta no.
Se le competenze ci sono e le regole anche, che almeno questo terremoto serva a questo : a cambiare le mentalità. E’ un atto dovuto a tutte le vittime del terremoto.

dimanche 7 juin 2009, par Patrizia Molteni