FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Home > Primo Piano > Tessere le memorie > Tessere le memorie

Tessere le memorie

In un momento in cui l’Italia sembra aver perso ogni nozione di identità nazionale, Focus in dedica il primo piano di questo numero proprio all’identità, pubblicando i risultati del progetto “Tessere le memorie” realizzato dall’Associazione Emilia-Romagna di Parigi con il contributo del Conseil Régional d’Ile-de-France e della Consulta per gli emiliano-romagnoli nel mondo. Il progetto è nato dalla mente di Andrea Inglese, poeta e scrittore, capo-redattore della rivista Alfabeta. L’idea era quella di “tessere le memorie” (da cui il titolo del progetto), di intrecciare le memorie del territorio in cui abbiamo vissuto, nella regione di origine, e quello in cui viviamo. La memoria è già un’elaborazione: anche quando raccontiamo episodi del nostro passato, tendiamo ad omettere, a trasformare, ad “abbellire”. Inglese ha aggiunto un’ulteriore elaborazione, quella della scrittura, che agisce da “moltiplicatore”. _ Attraverso la scrittura si crea uno spazio in cui tutto si può dire: in fin dei conti non stiamo scrivendo un diario intimo ma descrivendo un personaggio, un luogo, una situazione, magari inventata. A maggior ragione nei laboratori di Andrea Inglese che ha guarito gli aspiranti scrittori dalla paura della banalità, sollevandoli dalla responsabilità di fare Grande Letteratura. Nei testi, come nel documentaro di Sara Grimaldi, “Tu vuo’ fa le parisien”, frutto anch’esso di quest’anno di incontri, si parte proprio da lì: dai gesti quotidiani, da abitudini, da luoghi familiari, da incontri e episodi apparentemente insignificanti, da quello che Georges Perec, grande autore della memoria e dell’autobiografia, chiamava “l’infra-ordinario”.
Il dettaglio infinitesimale, una volta scritto si arricchisce di significati. Ed ecco che la questione dell’identità, più che presente nelle accese discussioni del laboratorio, da implicita, quasi un’evidenza, diventa complessa, enigmatica, impossibile da spiegare se non attraverso l’intrecciarsi di frammenti di identità. Una delle cose sorprendenti degli atelier è stata la partecipazione di un alta percentuale di giovani, venticinque-trentenni che, nonostante le modalità molto diverse del loro stare all’estero pongono lo stesso sguardo stupito e spaesato sulla Francia … e sull’Italia, si interrrogano sull’identità, non tanto nazionale quanto regionale e europea.
Ha destato grandi dibattiti e parecchi testi la domanda di Mylène, moglie di Andrea, poco dopo la nascita della loro bambina: “Ma tu ti senti un po’ francese?”. E allora l’identità è anche quello, capire perché non possiamo essere francesi o perché, come Simone Iemmi Cheneau, unica nata in Francia e una delle “veterane” che facevano da contrappunto ai giovani, si è “costruita” volontariamente la sua italianità. Suo fratello, nato e vissuto nelle stesse condizioni, si sente non “un po’” ma completamente francese, mentre lei è presidente dell’associazione Fratellanza Reggiana, continua ad andare a Reggio Emilia quando può, si interessa a tutto quello che è italiano.

In questo dossier:
"Tra scrittura, memoria e identità", intervista ad Andrea Inglese
Tessere le memorie, la raccolta degli scritti
"Tu vuo’ fa le parisien", documentario di Sara Grimaldi

Il fotoreportage dell’atelier è di Matteo Pellegrinuzzi

martedì 4 ottobre 2011, di Patrizia Molteni