FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Primo Piano > Trans-trans della vita moderna > Trans-trans della vita moderna

Trans-trans della vita moderna


Un primo piano che non ha niente a che vedere con la routine noiosa e logorante della cosiddetta normalità ma che invece cerca di capire quali sono le tra(n)s-formazioni di oggi. Un "trans" che è transizione, da un luogo all’altro, nel caso di trasmigrazioni e transazionalità, da un genere all’altro, i transessuali, per l’appunto, dall’orale allo scritto, nelle trascrizioni ma anche interazione reciproca, transculturale, come per noi transalpini, l’abitare di qua o di là delle Alpi.
In Italia si parla ancora (e forse se ne parlerà per un bel po’) della legge sulle unioni civili, che non sono riservate alle coppie dello stesso sesso ma così vengono percepite dalla maggior parte degli italiani, dalle associazioni gay, che da tempo aspettano una legge, agli organizzatori del Family Day, che trasecolano al solo pensiero che possa essere approvata.
Abbiamo voluto trattare il tema non tanto in termini di "giusto" o "sbagliato", questione che a nostro avviso, non si pone nemmeno, ma considerandola in termini di diritto (di cui ci parla il più grande costituzionalista europeo, Stefano Rodotà), di economia (con gli articoli di Mariachiara Verrigni sulle ricadute economiche dell’approvazione o meno di una legge per le unioni civili), perché dai tempi dei tempi il matrimonio è servito per creare o consolidare il patrimonio ; considerandola poi in termini di una cultura pubblicitaria e politica che rende le corna eterosessuali socialmente accettabili, quelle gay scontate, tanto che non c’è neanche l’obbligo di fedeltà nella legge Cirinnà. E ancora abbiamo voluto capire quanto sia una questione "gender" (che, come ci spiega Ornella Tajani, soffermandosi sul significato dell’asterisco per "neutralizzare" il genere, è una parola che racchiude molto di più del sesso anagrafico) ricollegandolo ai fatti di Colonia e alla violenza sulle donne : è intrinseco all’essere uomo, militare, fascista o in branco infliggere torture e stupri ? E’ intrinseco all’essere donna subire violenze ? E’ ora di "trascendere" questi comportamenti e soprattutto smettere di usare il corpo delle donne per giustificare il razzismo e l’esclusione di profughi e profughe di guerra.
Ci accompagnano in questo primo piano le immagini di Philippe Schlienger, fotografo di ormai indiscussa notorietà, che ci ha "regalato" i suoi giocattoli : bambole e personaggi dei cartoni animati immortalati in trucchi e atteggiamenti trasgressivi, perché in fondo l’educazione di genere comincia da lì, dai giocattoli che si danno in mano solo a bambine e solo a bambini. O quel gallo altero che ci guarda con aggressività e inquietudine, come a dire : " Ma io, creatura antica e mitologica, posso mai appartenere alla specie di uno che per fare il galletto se la prende con le donne e gli stranieri ?"

Dossier à cura di Patrizia Molteni, Ornella Tajani, Mariachiara Verrigni.
Foto : Philippe Schlienger.
Si ringraziano : Stefano Rodotà e Francesco Forlani

samedi 9 avril 2016