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Tutta colpa di Napoleone

Con le prima campagna d’Italia nel 1796, Napoleone conquistò il nord della penisola senza quasi scolpo ferire. La disfatta disastrosa e improvvisa dell’Austria rivelò agli italiani la netta superiorità del sistema borghese francese su quello assolutistico e feudale dell’impero absburgico, superiorità che si rifletteva nel modo stupefacente di condurre la guerra, visto che i francesi si rivelarono molto più flessibili e imprevedibili degli avversari. L’introduzione delle riforme borghesi nei territori conquistati rappresentò un’opportunità storica che la società civile italiana colse senza esitazione, riconoscendola subito come necessaria per poter entrare nella modernità. Risale a questo periodo anche l’apertura verso l’estero che porterà all’emigrazione.

Ritratto di Bonaparte al ponte d' Arcole il 16 novembre 1796. Quadro di Antoine Jean Gros (1771-1835), 1796. ©Index/Leemage Come attestano documenti dell’epoca il progetto di Napoleone era preciso : « Voleva stringere nelle proprie vele il vento impetuoso del movimento nazionale italiano, aveva in animo di utilizzare gli entusiasmi dei patrioti per costruire il sistema delle repubbliche sorelle ». Il 27 dicembre 1796 venne proclamata la Repubblica Cisalpina dai deputati delle città di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio, riuniti a Reggio Emilia. Essi adottarono come bandiera il tricolore (verde, bianco e rosso), sostituendo il verde, colore della speranza, al blu del tricolore francese.
All’inizio del 1798 Napoleone, avvertendo la diffidenza del Direttorio nei suoi confronti, propose una nuova campagna : la conquista dell’Egitto. Del corpo di spedizione fece parte un cospicuo contigente italiano, formato sia da volontari che da coscritti.
Nel periodo che va dal trattato con l’Austria nel 1801 (col quale Vienna riconobbe la supremazia francese) fino al 1805 (quando l’Inghilterra formò la Terza coalizione con Austria e Russia contro la Francia), Napoleone riorganizzò le armate repubblicane dislocate sui vari fronti per farne un unico, potente strumento della sua strategia militare e politica. Sotto il suo comando, esso diventò quell’esercito moderno che rivelandosi al mondo con la vittoria di Austerlitz, passò alla storia con il nome di « Grande Armée ». Fra i suoi ranghi si contarono moltissimi italiani, non più sudditi ma cittadini.
La coscrizione obbligatoria, già in vigore ai tempi del Direttorio, aveva sostituito la vecchia concezione del militare inteso come mercenario, propria dell’Ancien Régime. Bonaparte rimase sempre fedele al principio della Rivoluzione, per il quale le nuove leve non ricevevano un addestramento, ma venivano inviate direttamente sui vari campi di battaglia. Ai veterani incombeva non solo il compito di addestrastre militarmente le reclute, ma anche quello di insegnare loro ad essere dei cittadini degni e consapevoli. La travolgente efficacia della Grande Armée napoleonica scaturì quindi da quell’insieme fatto di valore morale, fisico e strategico, conseguenza diretta dei principi promossi dalla Rivoluzione.

Stato civile prima ancora di Stato


Apoteosi di Napoleone di Andrea Appiani. ©Index/LeemageL’amministrazione francese con l’introduzione sul territorio italiano dello stato civile segnò uno dei grandi cambiamenti che permisero alla società italiana il passaggio dall’Antico Regime all’età contemporanea. Con questa innovazione, infatti, la gestione laica occupò un terreno che tradizionalmente competeva alla Chiesa, permettendo fra l’altro la sistematica applicazione su tutto il territorio italiano della leva.
La visione « laica », soppiantando la secolare visione religiosa e cristiana dell’uomo, della società e della storia, si rivelò un humus straordinarimente fertile per la nascita e l’elaborazione dei valori risorgimentali. All’autorità della Rivelazione si sostituì l’autorità della Ragione, non più fondata su principi gerarchici, ma su quelli della volontà individuale e della responsabilità personale. Esprimendosi attraverso il voto, gli italiani integrarono nella coscienza i principi universali e laici, e contribuirono alla nascita di una nuova scala di valori collettivi, prima ancora che giuridici ed etici.
Il Regno d’Italia, creato da Napoleone nel 1805, vide la formazione di un esercito italiano che partecipò a tutte le maggiori campagne della Grande Armée.
Un’esperienza che marcò profondamente i coscritti italiani fu quella della campagna di Spagna iniziata nel 1808, guerra spietata, che coinvolse non solo gli eserciti, ma soprattutto le popolazioni civili. Organizzate in piccole bande, resistettero all’armata napoleonica mettendo a punto una nuova tecnica, quella della piccola guerra, la guerriglia appunto, termine che in seguito entrò in diverse lingue per definire la tecnica di resistenza delle popolazioni civili di fronte ad un esercito occupante. Il ricordo di questa esperienza alimentò negli italiani il mito della guerra partigiana come momento essenziale nella lotta per l’indipendenza nazionale.

[...]

Al momento della smobilitazione, imposta dalle potenze vincitrici alla Francia, Hayez, “Il bacio”, 1859. La leggenda racconta che per questo quadro Hayez si sia ispirato al bacio di due fidanzati sulle barricate di Milano al momento della fuga degli austriaci. L'ha poi trasposto in stile troubadour al ritorno degli austriaci. Questo quadro è riprodotto in molti altri dipinti di soggetto risorgimentale perché una sua litografia veniva regalata dai volontari alle fidanzate. Hayez, “Il bacio”, 1859. La leggenda racconta che per questo quadro Hayez si sia ispirato al bacio di due fidanzati sulle barricate di Milano al momento della fuga degli austriaci. L'ha poi trasposto in stile troubadour al ritorno degli austriaci. Questo quadro è riprodotto in molti altri dipinti di soggetto risorgimentale perché una sua litografia veniva regalata dai volontari alle fidanzate. Hayez, “Il bacio”, 1859. La leggenda racconta che per questo quadro Hayez si sia ispirato al bacio di due fidanzati sulle barricate di Milano al momento della fuga degli austriaci. L'ha poi trasposto in stile troubadour al ritorno degli austriaci. Questo quadro è riprodotto in molti altri dipinti di soggetto risorgimentale perché una sua litografia veniva regalata dai volontari alle fidanzate ©Aisa/leemage. molti degli ufficiali e dei soldati italiani rimasero fedeli agli ideali per i quali avevano combattuto e furono raccolti nella regione della Franche-Comté. Gli storici ritengono che l’organizzazione dei carbonari, propria di questa parte della Francia, abbia ispirato l’oganizzazione dei liberali italiani, riuniti in sette segrete, come appunto la Carboneria. La fedeltà al mito napoleonico e ai suoi valori portò molti di loro a lottare per l’unità nazionale, dapprima nei moti carbonari del 1821, poi nei moti mazziniani del 1831. Nel 1848 ci fu un significativo passaggio di consegne fra i veterani ed i nuovi eroi impegnati nella lotta per la libertà. All’entrata dell’esercito piemontese a Milano, il generale Teodoro Lechi, ex comandante della Guardia Reale napoleonica, consegnò due aquile (le quali costituirono la cima dell’asta portabandiera di ogni reparto italico) al re Carlo Alberto perchè continuasse idealmente la loro lotta per la rinascita del Regno d’Italia. Con questo gesto commovente gli ex ufficiali della Grande Armée vollero solennemente proclamare la continuità ideale fra lo scomparso esercito italiano napoleonico e i patrioti che, nelle nostre guerre d’indipendenza, si batterono per la libertà e l’unificazione di un nuovo regno d’Italia.
Un capitolo tuttora inesplorato è quello dell’emigrazione che seguì alla smobilitazione della Grande Armée. Molti di quei veterani, non riuscendo più a reinserirsi nella loro comunità d’origine, ricominciarono a battere le strade dell’Europa, accorrendo in aiuto ai popoli che si ribellarono al ritorno dell’Ancien Régime, come il Belgio o la Spagna, o che si batterono per la loro libertà, come la Grecia o la Polonia, Questi veterani si stabilirono definitivamente in questi paesi e formarono i primi nuclei di piccole comunità italiane. Altrettanto fecero molti veterani francesi. Diversi di loro scelsero l’Italia come paese d’adozione. Un esempio ? Il pittore che ha illustrato il nostro Risorgimento, Hayez, era figlio di un ufficiale francese stabilitosi a Venezia dopo il Congresso di Vienna.

samedi 11 juin 2011, par Marzia Beluffi