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Orazio Sparano

Un calabrese alla Gare de Lyon

Vincitore del premio #FRENCKISS indetto dalla SNCF, Orazio Sparano, fotografo, pittore e accessoriamente expat tuttofare a Parigi, è stato pubblicato nella prestigiosa rivista Polka. La sua foto rimane esposta alla Gare de Lyon e con Virginio Vona, sono già due gli italiani presenti nella stazione. Intervista.


Ti descrivono « fotografo amatore » ma tanto amatore non sei, vista la carriera italiana.
Fotografo amatore ?

Se ciò vuol dire che non vivo di fotografia, potrebbe essere una giusta definizione. Ma il fatto è che vivere di fotografia in Italia è come aprire una pasticceria nel Sahara e sperare di fare affari.
Scatto foto dall’età di 16 anni. Ho incominciato alla fine degli anni ’70, la mia FM2 Nikon e ancora prima la Zenit Mosca 70, entrambe macchine manuali, mi hanno formato tecnicamente come nessun altra scuola. In Italia, tra le atre cose, sono stato fotografo di tre donne cantanti : una rock, una pop e una jazz, le ho fotografate per le copertine dei loro album e nei loro concerti. Ho fatto molti book per chi faceva provini cinematografici e a Roma per 4/5 anni sono stato direttore artistico e fotografo per ANTA, la rivista di una associazione ambientalista. Nel 1990 ho lavorato all’Unità.
Negli anni a seguire ho fatto il grafico pubblicitario, in seguito sono entrato in un campo più redditizio, quello dei matrimoni, battesimi e compleanni, e lì ho fatto delle splendide esperienze fotografiche e umane. Ho cercato di imporre uno stile diverso dalla solita foto matrimonialista e sono stato ripagato da clienti che apprezzavano questo nuovo discorso mentre con altri mi sono scontrato perché non hanno saputo capire. Ma tutto serve nella vita.
Con l’inizio dell’ultima crisi economica nel 2007/8, la mia scarsa capacità di gestire il continuo abbassamento dei prezzi mi diede un’enorme voglia di cambiare aria. Appena giunto a Versailles nell’aprile 2012 l’ambiente mi sembrò subito più propizio per sviluppare la mia ricerca fotografica e pittorica. A maggio 2015 presentai alcune foto per il concorso #Frenckiss indetto dalle SNCF su iniziativa dell’agenzia Wipplay in collaborazione con Polka, vincendo il primo premio come migliore foto del medesimo concorso. Nonché l’uscita della mia foto su Polka, la più prestigiosa rivista fotografica francese. La cosa mi ha rincuorato molto. È mi ha fatto uscire dall’auto referenzialità immettendomi nella sfera pubblica, facendomi capire che valevo realmente qualcosa.

Perché Parigi ?

Potrei dire che non sono io che ho scelto Parigi ma che Parigi ha scelto me. Degli amici franco-egiziani mi vennero a far visita in Calabria nel marzo 2012. Li ospitai e li portai a vedere le mie pitture. Rimasero colpiti dalle mie tele mi proposero di organizzare una mostra a Versailles dove vivevano. Coinvolsi il mio amico ceramista Giuseppe Siciliano e ad aprile partimmo per questa avventura. Da lì vennero altre quattro mostre di pittura e due di fotografia. Dipingo dall’età di 5 anni. È stato il mio primo approccio con la materia sottile dell’arte. Per le foto avrei dovuto attendere la capacità di gestire un mezzo più complesso dei pennelli e delle matite.

Il mezzo che ti piace di più ?
La fotografia e la pittura sono due forme di espressione che ho cercato più volte di fondere senza alcun successo. In giro ho visto molti esperimenti in merito, alcuni anche interessanti. Sinceramente l’idea di fondere le due cose non mi assilla. Credo che se questa fusione dovrà avvenire sarà in modo spontaneo altrimenti non c’è nessun bisogno che avvenga. Oggi prediligo la foto perché è il mezzo più facile da poter usare. Esattamente il contrario di quello che avveniva all’età di 5 anni quando per la pittura e il disegno bastavano foglio, matita e pennello. Per dipingere adesso invece avrei bisogno di un atelier e di materiale più complesso, nonché di tele più grandi, di 2 metri quadri. È incredibile come negli anni, per me, il rapporto fra pittura e fotografia si sia capovolto.

Molte delle tue foto sono ritratti, come dice il Corriere, soprattutto donne. A loro hai detto che lavoravi sul "bacio", lavori a tema ?

In trenta anni di fotografia è normale che abbia fato di tutto. Sono passato dai ritratti ai panorami. Dai primi piani ai mezzobusto alle foto di nuvole. Onde del mare, tramonti. Laghi boschi montagne, matrimoni, battesimi, compleanni. Il Corriere della Sera, citandomi scrisse : “Lavoro molto su donne e bambini, in quei giorni mi interessavo anche al bacio”. Parlando dello scatto che mi ha fatto vincere il primo premio #Frenckiss ha voluto presentare il mio lavoro raccontando dei periodi che sto attraversando ora : amo fotografare i bambini che giocano e le donne nella loro quotidianità, diversità nei modi e dei mondi. Diversità nell’abbigliamento, diversità nel vivere in forme e modi assai differenti una metropoli multietnica come Parigi. Il mio fine è mostrare che una tale complessità è fonte di contrasti e i contrasti fonte di ricchezza. Da più di tre anni amo scattare foto di persone che si baciano, che si amano, nella semplicità di un gesto unico e profondo.

E’ difficile anche a Parigi vivere della propria arte ?

Oggi più di ieri è difficile affermarsi nel campo “artistico” e intendo riferirmi non solo alla fotografia, pittura ma anche alla musica, letteratura, ecc…. per svariate ragioni. Non ultima la crisi economica che tende a rendere meno agiata la classe media che investe sempre meno nell’arte. Per contro, la classe più agiata è sempre più minoritaria preferisce investire in artisti “sicuri” ed affermati, quindi artisti che sono emersi 30/40 anni fa. Per contro i galleristi non investono in nuovi talenti perché non venderebbero e quelle poche volte che accade lo fanno con criteri utilitaristici e legati alla moda. Come nella musica per esempio : per paura di non vendere dischi di artisti originali e bravi, molti gruppi e cantanti sono creati a tavolino copiando e ricopiando gusti e stili esistenti. Così facendo tutta l’avanguardia e le novità hanno molte difficoltà a penetrare il mercato. Siamo in un’epoca di riflussi e povertà spirituale. Ma una cosa è certa : la storia è una grande maestra. Allora aspetto la mia prossima reincarnazione per godere dei frutti che ho seminato in questi decenni. Qui ci vorrebbe uno smile, ma non è un sms è una intervista

mardi 12 janvier 2016, par Cristina Morello