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Un errore umano

La storia di una delle tante donne della mafia che hanno pagato cara la loro ribellione. Focus In ha incontrato l’autore (ed attore) Gigi Borruso e l’interprete principale, Serena Rispoli.

La storia è inventata ma in Lia, la protagonista, si riconoscono le vite di tante donne che sono state confrontate alla mafia - mogli, sorelle, figlie, madri, vittime -, donne che si sono ribellate e che l’hanno pagata cara. Un po’ come Lia che a 40 anni si rende conto che la sua vita agiata è fondata sulle atrocità del marito. Per screditarla - nella più pura tradizione di tutti i regimi oppressivi - la rinchiudono in un ospedale psichiatrico. La troviamo a villa Maria SS. Di Loreto, “residenza sanitaria assistita” per disabili e psicopatici, dove sono in corso i preparativi per uno spettacolo che coinvolge i pazienti. Lia si rifiuta di abbandonare il palcoscenico e racconta la sua storia. Un dialogo surreale si stabilisce tra la paziente (Serena Rispoli) e il direttore della clinica (interpretato dallo stesso Borruso), molto vicino a un’organizzazione mafiosa mai citata, grottesco, violento, volgare, “con un linguaggio e dei comportamenti cui ci ha purtroppo abituato la politica di questi ultimi ventanni”, commenta la Rispoli.
L’idea è nata proprio da lei, Serena, che, nel 2008, aveva parlato all’autore di queste figure di donne opposte alla mafia, anche dall’interno. “E’ un fenomeno molto importante negli anni ’90, quelli che hanno seguito le stragi di Falcone e Borsellino. Si pensi a Rita Atria, la picciridda, come veniva chiamata, che si ribella alla propria famiglia, collabora con Borsellino e che si suicida alla notizia della sua morte o a tutti i casi esemplari di donne che hanno vinto sulla mentalità mafiosa, da Piera Aiello, cognata di Rita Atria e anche lei testimone di giustizia alla madre di Peppino Impastato...”.
Borruso aveva scritto un testo, dal titolo “Senza scrusciu”, rappresentato al Festival Inequilibrio di Castiglioncello e da allora rimaneggiato “parecchio”.
In “Un errore umano” si intrecciano il tema della mafia con quello della follia. “Sono stati anni questi ultimi, superata l’idea che lo Stato e la società civile reagissero alle stragi, all’oppressione e alla cultura mafiosa” spiega l’autore siciliano, “in cui abbiamo avuto una sensazione di regredire, di tornare indietro sia nella coscienza che negli atti, nei gesti della politica, e in cui abbiamo avvertito l’intreccio sempre più stretto tra l’economia tout court e i modi criminali di intenderla”. La sensazione quindi che “ognuno di noi si trovasse in una situazione di follia perché la verità sembrava - sembra, purtroppo - impossibile fare emergere la verità. Tanti processi come quelli delle stragi in cui si stenta a far emergere i veri mandanti e le verità - per parlare anche delle verità più prossime che riguardano la vita politica, per esempio in Sicilia e in molte regioni del mezzogiorno (ma non soltanto) – e a riconoscere le responsabilità”.
Gigi Borruso cita spesso un’espressione di Tolstoj, “l’energia dell’errore”, “quella spontanea energia terrena che è impossibile inventare” come scrive l’autore russo durante la redazione di Anna Karenina e che Borruso interpreta come la sola energia, quella prodotta sbagliando e scivolando, che ci può avvicinare alla verità delle cose.
Lo spettacolo è stato rappresentato in Sicilia, dove ha provocato “commozione e sconcerto” nel pubblico, “confrontato al fatto che anche in piccoli gesti quotidiani si è costretti a fare i conti con un condizionamento, con un modo di essere, di pensare, di trattare l’economia”. L’hanno anche rappresentato in in un ospedale psichiatrico giudiziario, in un manicomio criminale, quello di Barcellona Pozzi di Gotto (Messina), un’esperienza “troublante” dice la Rispoli: “sul palcoscenico e in sala c’era la stessa realtà, lo stesso rapporto fra l’autorità e il paziente!”.
Chi ha visto “Luigi che sempre ti penza” di Borruso, può ben immaginare che nonostante i temi, in “Un errore umano” si rida anche, un riso amaro, generato dall’ironia che lo contraddistingue. Il linguaggio, in primis, fatto di iperboli surreali e paradossali. Il direttore del centro, per esempio, nel discorso per la festa della Madonna di Loreto della clinica dice, parlando della propria “organizzazione” non meglio identificata: “Grazie ai progetti dell’Agenzia per la Salute della Comunità interna, esterna, mediterranea e atlantica ci sono i Fondi e non c’è che preoccuparsi! E quando daremo fondo ai Fondi, ci mettiamo quattro pannelli solari e finalmente anche noi, ve lo prometto, anche noi saremo interamente ecocompatibili, dalla testa ai piedi, ci puoi giurare!”. “Un modo paradossale”, spiega Gigi, “per raccontare come l’economia, i comportamenti, la politica tendono a riciclarsi, a coprire il marcio di cui sono fatti”. E infatti Lia-Serena, parlando del marito e dei suoi rapporti con la Democrazia Cristiana [Ndr: partito che ha rovinato l’Italia dagli anni 40 al 1994, quando si è dissolto, lasciando la rovina del Belpaese ad un altro losco figuro] precisa “Le parlo di quando c’era la DC, quella vera!”
Ormai non si può più parlare di mafie (sì, al plurale perché non ce n’è solo una) a livello locale, la criminalità organizzata riguarda tutti, in Europa e nel mondo. Lo dimostrano le associazioni come Libera e Flare che lottano per creare un sistema internazionale di lotta alle mafie. Ecco perché anche a Parigi spettacoli come questo aiutano al confronto e all’educazione. E proprio per questo ci sarà anche una versione francese, nella traduzione di Serena Rispoli.
Dates :
25 mar 2014 - 12 avr 2014
Mardi Mercredi Jeudi Vendredi Samedi
21h30
Durée : 1h10
Théâtre Les Déchargeurs
3, Rue Des Déchargeurs, Paris 75001 (plan)
Métro : Châtelet
Site : www.lesdechargeurs.fr
Mail :info@lesdechargeurs.fr

Per saperne di più:
www.gigiborruso.it

martedì 16 ottobre 2012, di Patrizia Molteni