FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Home > Primo Piano > Lo spettacolo deve continuare … Ma come ? > Una girandola girovaga

Una girandola girovaga

Per le rarissime persone che ancora non lo conoscono il Teatro della Girandole, è uno spazio piccolissimo (50 posti) ma il cui raggio si estende a tutta la città di Montreuil, e a buona parte della regione parigina, capitale compresa, il che, visto l’offerta culturale, è un bell’exploit. A fronte, un lavoro sul territorio costante. Ce ne parla il direttore, Luciano Travaglino.


Quando arrivo al teatro, trovo il bar occupato da una ventina di infermieri ed infermiere che ripetono un testo, talmente convincenti che pensavo fosse successo qualcosa. “E’ un’associazione che lavora con il personale dell’ospedale, stanno facendo uno spettacolo per risolvere i problemi e i conflitti sul lavoro e avevano bisogno di un posto per provare”, dice Luciano mentre si fa strada tra i camici per farmi un caffè.
Nel suo ufficio una pila di dossier, stanno preparando gli incontri europei di aprile (nel quadro degli “European Workshop Gruntvig”) in cui alcune strutture inglesi, italiane (bolognesi), tedesche e turche che lavorano con i giovani verranno a presentare i loro progetti: oltre alle animazioni e agli spettacoli ci saranno anche dei momenti di riflessione e di confronto sul senso di queste strutture e dei teatri indipendenti in generale, con atelier e attività pratiche, tra cui uno “stage” sull’economia solidare.
In maggio-giugno, come tutti gli anni si trasferiranno nell’”Arena”, costruita (nel vero senso della parole, mattone su mattone) dallo stesso Travaglino per portare il teatro là dove la gente non ha il riflesso di andarci: nella fattispecie nel quartiere non esattamente chic dei “Murs à pêches”, dato dal Comune alle associazioni. In programma quest’anno al Théâtre de la Verdure (così è stato battezzato) le “Storie di uno scemo di Guerra” di Ascanio Celestini e il tradizionale Bal rital organizzato dai Télamuré, anche loro a Montreuil. Ci saranno anche degli atelier concepiti per il pubblico di quel quartiere su parola, gesto e movimento.
Nel frattempo ci sono gli spettacoli fatti in collaborazione con il Théâtre Jean Vilars di Vitry, l’ospitalità di altri artisti, di teatro ma anche di arti plastiche (le produzioni della compagnia della Girandole, rappresentano il 15% della programmazione), e a cui forniscono supporto logistico, tecnico e di comunicazione; senza dimenticare il lavoro sul territorio, in particolare diretto ai giovani. Fanno anche parte del collettivo “Actes IF”, una rete solidale di teatri della regione Ile-de-France che condividono azioni e riflessioni.
Perché mai questa iperattività? “Con una sala da 50 posti un teatro non vive, quindi o intervengono le sovvenzioni pubbliche, gli sponsor, i doni dei privati oppure si cercano altre strade, attraverso i progetti”. Non è una critica, Travaglino capisce che con 350 teatri di quelle dimensioni nella regione parigina, i poteri pubblici non possano aiutare tutti. D’altra parte loro fanno un lavoro sul territorio che le istituzioni non fanno, e sì hanno “la loro riconoscenza, ma la busta è sempre quella”. Le soluzioni? Non ce ne sono tante: o aumentare il budget (che invece si va riducendo) o distribuire in un altro modo.
Commenta così anche la vicenda della Comédie italienne: “non li conosco veramente, non so com’è andata però quello che non capisco è il due pesi due misure: Bartabas ha letteralmente distrutto gli uffici della DRAC, imbufalito da un notevole taglio alla sovvenzione al suo circo equestre e gli hanno immediatamente ristabilito la sovvenzione, Maggiulli lo internano a Saint’Anne”.
Una postura di apertura - ad altri teatri ed artisti, alla gente del quartiere o della città, all’Europa -, la sua, che oltre a rispondere all’idea di teatro che si è sempre fatta, porta anche qualche frutto. Ma “un direttore di teatro è libero di concepire il suo lavoro in un altro modo”, chiosa.

martedì 18 febbraio 2014, di Patrizia Molteni