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Parigi per Giuseppe Verdi

Una mostra per il Maestro

All’Eléphant Panam fino a domenica 5 gennaio

Si tratta di un’opera in tre atti quella che vede protagonista Giuseppe Verdi e che viene messa in scena All’Éléphant Paname di Parigi. In effetti per la mostra “Verdi”, che sarà esposta nel luogo indicato fino al 5 gennaio, non è così fuori luogo il paragone con un’opera lirica, visto che gli organizzatori hanno pensato bene di dividerla per “atti”, dove ogni “atto” è rappresentato da una stanza. Ma andiamo per ordine. Ormai lo sappiamo: Giuseppe Verdi (Roncole, Busseto, 10 ottobre 1813 - Milano 27 gennaio 1901), quest’anno compie i suoi duecento anni dalla nascita. Il compositore italiano, festeggiato in tutto il mondo, viene onorato a Parigi con la mostra esposta all’Éléphant Paname – Rue Volney, 10 – in cui, tramite un iter preciso, ripercorriamo la vita privata e artistica del musicista, anche attraverso la possibilità di vedere i suoi effetti personali e i costumi di scena che sono stati utilizzati nelle diverse messe in scena delle opere da lui composte.
Non appena entriamo ci troviamo nella prima stanza della mostra, o all’interno del “primo atto”, dove possiamo leggere molti pannelli esplicativi che ci raccontano le diverse tappe della vita dell’Autore, dall’inizio della sua carriera fino alla fine, passando per i diversi momenti del suo itinerario: dalla stesura della “Trilogia popolare”, per arrivare al Verdi proclamato “re” dal popolo, dove la scritta sui muri di Milano e di Venezia “Viva V.E.R.D.I.” diventò l’acronimo di “Viva Vittorio Emanuele Re D’Italia”. La prima stanza è arricchita da quadri, qualche costume di scena, due pagine della partitura originale di “Otello”… e da una presentazione video della vita del Maestro, che il pubblico può vedere seduto comodamente.
Per arrivare al “secondo atto”, rappresentato dal secondo piano, abbiamo due scelte, o le scale o l’ascensore, e arrivati siamo accolti anche in questo caso da una presentazione video, ma soprattutto siamo accolti da degli effetti personali di Verdi. Si tratta di quadri, partiture… ma soprattutto emerge ai nostri occhi un elemento molto particolare: un cappello a cilindro. Si tratta di un cappello che non può passare inosservato, tanto è vero che indagando meglio si scopre che quel copricapo è proprio quello indossato dal Compositore nel famoso dipinto di Giovanni Boldini (1842-1931), una delle immagini più popolari che ritraggono il Maestro.
La mostra non è finita, c’è ancora un ultimo piano, un ultimo “atto” da visitare e quando entriamo in queste ultime stanze ci accorgiamo che si tratta della parte della mostra più spettacolosa, dove possiamo ammirare molti e pregiatissimi costumi di scena, utilizzati per importanti allestimenti scenici nei più importanti Teatri d’opera, disposti armonicamente per tutto lo spazio espositivo.
Si tratta in definitiva di un percorso piuttosto breve ma intenso, che con pochi elementi, e con i brani delle opere verdiane ascoltati nel sottofondo, riesce a costruire nello spettatore una solida e profonda immagine del Verdi compositore e del Verdi uomo. Per questo speciale evento bisogna ringraziare Laurent Fiat e Fanny Fiat, i due direttori dell’Éléphant Paname, e Franco Moretti, direttore della “Fondazione Festival Pucciniano”; da non dimenticare anche l’impegno di Corrado Mingardi del comitato scientifico del Museo Nazionale di Verdi e di Elena Formica, critico musicale de “La Gazzetta di Parma”.

venerdì 6 dicembre 2013, di Stefano Duranti Poccetti