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Associazioni italiane all’estero

Una nuova mappatura

Allarme per le associazioni italiane che hanno ricevuto una richiesta d’informazioni per l’aggiornamento dell’albo ufficiale dei Consolati (su direttiva del Ministero degli Affari Esteri). Una mappatura necessaria ma che desta qualche preoccupazione.

L’aveva annunciato Cristina Ravaglia, Direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Ministero al comitato di presidenza del CGIE (Consiglio Generale degli italiani all’estero) di giugno scorso: “E’ il momento di avviare un nuovo slancio, una riflessione sulle politiche rivolte agli italiani all’estero e che vedano protagonisti i nostri connazionali oltre frontiera”, aveva dichiarato, proponendo tra l’altro una « mappatura » delle associazioni italiane all’estero (il cui ultimo aggiornamento risale al 2009) « in previsione delle elezioni per il rinnovo dei Comites e del CGIE ». Sì perché come dice la Circolare n° 2 del 9 ottobre 2013 (cui fanno riferimento i Consolati per la richiesta di aggiornamento): “Non si tratta di un semplice censimento: il registro/database delle Associazioni assume una rilevanza giuridica quantomeno in occasione dell’elezione dei membri del CGIE successiva a quella dei Com.It.Es”, in quanto all’assemblea elettiva del CGIE partecipano solo le associazioni registrate e anche per alcuni rappresentanti del Com.It.Es, le associazioni hanno un ruolo da giocare.
Se in generale sono benvenute tutte le iniziative di mappatura di una realtà, quella delle associazioni all’estero, spesso disconosciuta, così come sono benvenuti i censimenti dei connazionali che sfuggono, in grande percentuale, al Registro degli Italiani all’Estero (AIRE), ci sono altri censimenti che dovrebbero precedere questo: la rilevazione degli italiani all’estero, che aspettiamo dal 2011, la riforma dell’AIRE che permetterebbe di censire più persone. Ma anche le condizioni di ammissibilità all’albo ufficiale delle associazioni del Consolato hanno lasciato parecchi presidenti perplessi. Vediamo quali.

Circolare in contraddizione con la normativa francese

Per essere “riconosciute” le associazioni devono rispondere a 2 criteri: il criterio dell’operatività quindi avere un’attività uguale o superiore a 5 anni (questo non è una novità), e il criterio numerico - un minimo di 35 soci iscritti all’AIRE (fornendo un elenco nominativo), in alcuni Stati anche il capitale sociale, che non si sa bene in quale criterio rientri. Criteri che possono risultare in contraddizione con le norme vigenti in parecchi paesi dove le associazioni sono registrate. In particolare la legge sulla privacy applicata in Francia non consente di divulgare i nomi dei soci, a giusto titolo perché veder figurare il proprio nome come appartenente ad un’associazione con un orientamento politico, religioso o persino sessuale potrebbe nuocere alla persona nella sua vita professionale. Infine per essere riconosciuti come associazione operante sul territorio e quindi a presentare progetti a Stato, Regione e Province francesi bastano 3 soci, non necessariamente francesi.

Esclude le scuole di lingua

Le associazioni all’estero sono estremamente varie, da quelle che si contentano dei 3 soci di cui sopra a quelle che contano più di mille aderenti, da quelle che si radunano intorno ad una provenienza regionale o provinciale a quelle che aprono ai francesi, all’Europa, al mondo, da quelle che operano solo su internet a quelle per le quali le feste (magari anche solo una all’anno) sono il momento di incontro privilegiato, da quelle che erogano servizi (assistenza, solidarietà, informazione) a quelle che promuovono, presso i francesi, la lingua e la cultura italiana. E’ evidente allora che i criteri numerici e di operatività così come declinati dal Ministero rappresentano una fotografia più che sfuocata del ricchissimo tessuto associativo italiano all’estero, in cui ogni tassello ha una sua funzione nello Stato in cui opera ma anche nei confronti dell’Italia (che, diciamolo, ne trae più benefici che danni).
Da anni le regioni, le province, persino gli enti statali ci chiedono di fare “gli ambasciatori della cultura italiana”, di attivare contatti con le autorità locali che possono venire utili negli scambi culturali, economici e turistici tra paesi, di fare da ponte per avvicinare le culture, per poi dirci che i non-italiani “non sono tenuti in considerazione”? Credo che Sant’Agata dei Goti, sconosciuta fino a qualche giorno fa, sia più che felice di avere uno “straniero” non iscritto all’AIRE sindaco di New York che porta turismo americano, e non solo, in paese.
Vorrebbe dire che associazioni che dispensano corsi d’italiano ad adulti sarebbero escluse (gli aderenti sono necessariamente in maggior parte stranieri), mentre “la finalità dell’associazione è essenzialmente a beneficio del nostro Bel Paese ed è rivolta a chi ne è particolarmente interessato/a per motivi culturali o per legami affettivi”, come scrive un presidente di una associazione di lingua e cultura di Parigi.

Questi criteri: un vestito troppo stretto

Vorrebbe dire considerare il tessuto associativo come un “costume” preconfezionato cui non si possono apportare modifiche, mentre le associazioni nascono, muoiono, si sposano, si separano: solo negli ultimi 3-4 anni ne sono sorte nella regione parigina almeno una ventina e almeno una decina hanno ridotto drasticamente la loro attività, alcune esistono ormai solo di nome. Oggi ci sono le reti (“Italia in rete” ne è un esempio) ma anche singoli aggregatori, che magari da un blog riescono a mobilitare intorno a un tema o una causa più di quanto qualsiasi associazione possa fare. Certo, questi non possono essere riconosciuti come associazione (anche se il Forum delle associazioni italiane, non essendo appunto un Consolato, li accoglie volentieri). Le regole ci vogliono perché ne va della trasparenza e della legalità, ma con queste regole finisce che le liste consolari riprodurranno per sempre un elenco di associazioni storiche, che non sono necessariamente quelle che spiccano per spirito associativo, condivisione, apertura e magari nemmeno per “operatività”. Magari ce ne sono che “si sono lasciate andare”, che “hanno perso la loro ragione d’essere e che, comunque, si sfrondano da sole”, come ha dichiarato il Direttore Ravaglia, ma forse è il censimento stesso che si è lasciato andare e che non contempla tutte le altre associazioni che si fondano e si sfrondano da sole.
E’ anche vero che le autorità consolari sono ben impiantate nel territorio di loro competenza e che si prevede che la radiazione o l’inclusione di ogni associazione sia valutata in base anche ad altri elementi ma lasciare questo tipo di scelte in mano alla discrezionalità non sempre funziona. E’ per questa ragione che alcune associazioni hanno già rivolto alle autorità consolari un appello affinché i criteri fissati per la registrazione vengano prontamente rivisti. Sono stati rassicurati in una certa misura dalla risposta del Console Generale di Parigi al presidente dell’associazione di cui sopra: “Si tratta di un normale censimento avviato su richiesta del Ministero degli Affari Esteri con la finalità di identificare le associazioni italiane effettivamente attive in Francia e nel mondo sulla base di criteri oggettivi di rappresentanza e di operatività, e ciò anche alla luce dell’evoluzione più recente dell’associazionismo italiano all’estero e del quadro giuridico di riferimento in cui opera (in particolare con riguardo agli effetti normativi derivanti dalla registrazione). Tale operazione permetterà di aggiornare l’Albo Consolare delle Associazioni presenti nella circoscrizione consolare di competenza registrando accuratamente una realtà in continuo movimento e non sempre facile da repertoriare.
Detto questo, ho preso buona nota delle sue osservazioni e non mancherò di portare la sua istanza a conoscenza del Ministero degli Affari Esteri, come da lei espressamente richiesto. Resto peraltro a sua disposizione qualora desiderasse avere ulteriori precisazioni al riguardo e spero di poter continuare a contare sulla fattiva collaborazione della sua Associazione, il cui valore e la cui attività a beneficio della diffusione della lingua e della cultura italiana in Francia non sono assolutamente messe in dubbio dall’operazione in oggetto
”.
Riteniamo tuttavia che sia necessario continuare a manifestare al Ministero degli Affari Esteri la nostra totale perplessità per una misura che rischia di essere fortemente discriminatoria nei confronti delle associazioni che si sono costituite da soli pochi anni o che, sebbene radicate soprattutto tra italo-francesi, ciò non di meno si caratterizzano come associazione a pieno titolo italiane per la loro attività e per le loro finalità.

Esclude i giovani

L’iscrizione all’AIRE è un problema, non solo per le associazioni ma per la cittadinanza attiva tout court dei giovani in mobilità. Per diverse ragioni di ordine pratico e anche – va detto – per la farraginosità dell’Anagrafe degli italiani all’estero che non riesce a star dietro ai loro movimenti, una percentuale inquietante non sa neanche cos’è l’AIRE e perde il diritto di poter votare nel/dal paese di residenza, oltre a una serie di altri vantaggi. Si stima che il 47% dei giovani residenti all’estero non siano iscritti all’AIRE, ma, a giudicare dai giovani in giro per la Francia, sicuramente una buona parte di questi è impegnata attivamente in un’associazione. Il procedimento di aggiornamento non può essere esclusivo ma deve cercare di includerli, di invogliare, di spiegare a queste persone che la partecipazione sociale e politica passa anche da lì.

A che serve?

Ma, la questione fondamentale forse è un’altra: perché tante storie? Cioè a cosa serve radiare o meno delle associazioni dalle liste consolari? La necessità è di “razionalizzare”, spiega ancora il Direttore Ravaglia, espressione che spesso rima con “tagliare” o piuttosto risparmiare risorse finanziare. Obiettivo lodevole in questo momento di crisi mondiale, ma la maggior parte di queste associazioni non beneficia di nessuna sovvenzione dall’Italia, anzi la maggior parte fa finanziare progetti di promozione e valorizzazione del Belpaese dalla Francia. Il dare, il far qualcosa per l’Italia, sono molto più importanti del ricevere. In particolare le associazioni più giovani che non hanno vissuto il periodo delle vacche grasse non si pongono nemmeno il problema di chiedere dei contributi al Ministero degli Esteri. Come dire? Non c’è l’oggetto di contesa mentre il riconoscimento, la visibilità e la credibilità che risulterebbero dall’iscrizione all’albo ufficiale del Consolato potrebbero diventarlo. Di fatto un censimento come questo vanifica anni di sforzi per rendere più vicine associazioni e istituzioni e priva quest’ultime del nostro sostegno e di voci importanti della comunità.
Così come vanifica la rappresentatività di organi come il CGIE e Com.It.Es, mentre questa risulterebbe pienamente legittimata se l’elettorato corrispondesse alla realtà.
All’interno del Forum e di “Italia in Rete” – che, appunto, non essendo Consolato, possono permettersi di essere inclusivi – vige una partecipazione, un senso di collaborazione e di solidarietà che ci ha fatto ottenere neanche 6 mesi dalla creazione dell’associazione importanti risultati per lo sviluppo dei progetti della rete, risultati finora mai visti all’interno del Comites locali. Ma “Italia in Rete” non rientra in questi criteri.
Pensata meglio, la mappatura sarebbe potuta essere una rivoluzione nel rapporto istituzioni-cittadini.
Prossimo giro? E le istituzioni italiane, nel contesto di antipolitica e scarsa partecipazione, possono attendere un altro giro?


Associazioni che rischiano di restare fuori
A.N.P.I. Sede francese, nata a dicembre 2010 di una delle più antiche ed ascoltate associazioni italiane: l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, che ha sedi in tutta Italia e all’estero.
Libera France – Sede francese di “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”. Organizza incontri, proiezioni ed azioni di sensibilizzazione nelle scuole.
Parfums d’Italie, organizza il più grande festival di cinema italiano in Ile-de-France: “Terra di Cinema” a Tremblay-en-France.
Italia in Rete – Réseau associatif franco-italien, riunisce una sessantina di associazioni e sta lavorando ad un progetto di Centro di Storia Orale dell’emigrazione italiana.
Anteprima – proiezioni di film nuovi e inediti al cinema Panthéon: i soci sono prevalentemente studenti dell’Università e Science Po.
Ancêtres Italiens – uno strumento per le ricerche genealogiche, purtroppo si rivolge principalmente a soci di lontane origini italiane.
Les 400 Louves – che riuniscono intorno allo spettacolo Libere di Cristina Comencini, manifesto del movimento neo-femminista “Se non ora quando”.
Fuori tutte le associazioni che si occupano di promozione della lingua e cultura italiana: Italiance, Italo Calvino, Polimnia, forse neanche la Dante Alighieri arriva a 35 soci iscritti all’AIRE.
Fuori quasi tutte le associazioni culturali che creano spettacoli e mostre, mettendo i loro talenti al servizio della promozione della cultura italiana: Emthéâtre, Cie Nonna Sima, GRT – Festival européen, Parole, Sudanzare, il Groupe Folklorique di Clamart…
La Maggese – che da anni raccoglie testimonianze (che poi mette in scena) dell’emigrazione italiana in Francia.
Fuori tutte le associazioni di informazione: Altritaliani, Focus in, Radio Aligre, Radio Vexin, l’Italie à Paris… Via libera

Ammesse
Del Forum dell’anno scorso sarebbero ammesse solo le associazioni regionali e i patronati, le stesse quindi di 5 anni fa (più l’Associazione Emilia-Romagna che per sua fortuna è stata creata nel 2008)

mercoledì 4 dicembre 2013, di Maria Chiara Prodi, Patrizia Molteni