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Una sicurezza di paura

L’autunno è cominciato all’insegna della sicurezza, con il nuovo pacchetto approvato al Senato e di cui molti punti sono già applicabili e applicati in diverse regioni d’Italia. Un pacchetto che prevede il reato della clandestinità e che, soprattutto, fomenta la diffidenza, per non dire l’odio di certe categorie di persone, caso strano sempre quelle.

Innanzitutto gli stranieri. Chi entra o soggiorna in Italia commette il reato di immigrazione clandestina e rischia una multa che va dai 5 ai 10.000 euri (una bagatelle per chi in Italia arriva in cerca di lavoro) e l’espulsione in direttissima. I “regolari” invece, titolari di un permesso di soggiorno, dovranno pagare una tassa che andrà dagli 80 ai 200 euro. Cambiano le regole sulla permanenza nei Centri di Identificazione e di Espulsione degli immigrati clandestini che da 60 giorni si prolunga a 6 mesi. Presidi e medici non dovranno più “fare le spie”, cosa che è stata salutata come un miglioramento del progetto di legge dimenticando che finora i medici avevano il “divieto” di fornire informazioni sulla situazione dei loro pazienti e che ora invece viene fornita loro la possibilità, se lo desiderano, di farlo. A parte scuole, ambulatori ed ospedali, gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno in tutte le pratiche della pubblica amministrazione (licenze, autorizzazioni, iscrizioni, documenti di stato civile…), una norma che rende impossibile, per esempio, l’iscrizione all’anagrafe di un figlio. Matrimoni e ricongiungimenti diventano ancora più complicati : se il coniuge è italiano/a si dovranno aspettare 2 anni prima di acquisire la cittadinanza, 3 se nel frattempo si risiede all’estero, magari proprio perché, sprovvisto di permesso di soggiorno, lo straniero cerca di evitare tutte le sanzioni di cui sopra. Se poi il coniuge è straniero – nel caso per esempio dei ricongiungimenti – oltre al certificato di idoneità alloggiativa, si dovrà anche ottenere il certificato igienico-sanitario, per il quale sono possibili verifiche da parte dei competenti uffici comunali. Senza dimenticare il test di lingua italiana. Attenzione però : dall’ottenimento di tutti i certificati al nulla osta non possono passare più di 180 giorni. Parenti italiani ? Contano poco o nulla : i conviventi con parenti italiani di terzo o quarto grado che finora erano protetti da un divieto di espulsione, potranno d’ora in poi essere riportati alla frontiera.

Ellis Island all’italiana

Norme che ricordano la triste storia dell’emigrazione (tra l’altro) italiana. Ellis Island, con gli eterni ed umilianti controlli sullo stato di salute e la possibilità di lavoro e quindi di sostentamento degli stranieri che arrivavano in America in cerca di un futuro migliore. Immigrati che ancora oggi si presuppongono ignoranti, sporchi, pronti a tutto per guadagnarsi quattro soldi e che saranno sorvegliati a vista dalle famigerate “ronde” cittadine. Gente di serie B, persone non grate come li consideravano certi regimi fino a non tanto tempo fa.
E se per gli stranieri non è certo roseo, rischia grosso anche chi, italiano purosangue, non si accanisce contro di loro, per ideologia o per interesse. Puniti, infatti, con la reclusione fino a tre anni, i proprietari che affitteranno case ed appartamenti a persone sprovviste di permesso di soggiorno. Sanzioni più dure anche per il favoreggiamento dell’ingresso irregolare ma non per gli sfruttatori, per chi cioè trae vantaggio dall’impiego di lavoratori irregolari sottopagati. In altre parole : che nessuno si sogni d aiutare questa povera gente a venire “a casa nostra”, a trovare una casa e un lavoro ma se per caso ci sono, si possono spremere fino al midollo, farli lavorare 28 ore al giorno per 2 euro all’ora e dormire in tuguri, come denunciava Fabrizio Gatti solo qualche mese fa. Gente di serie B, magari manco gente…
Sulla stessa linea la schedatura dei clochard, i senzatetto, per i quali pare si applicherà anche un emendamento voluto dalla Lega : la schedatura “è subordinata alla verifica da parte dei competenti uffici comunali delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile”, rimane da sapere quale immobile visto che una caratteristica dei senzatetto è proprio quella di non avere una dimora.

In nome della legge

Tra le altre “norme” di questo pacchetto, quelle contro il vandalismo e il rispetto delle autorità.
Per tutti, anche per gli italiani, sono entrate in vigore le norme “anti-writers”, termine chissà perché inglese che definisce chi imbratta o danneggia cose di interesse storico ed artistico o mezzi di trasporto, reato che prevede la reclusione fino a sei mesi o una multa fino a mille euro, applicabile anche a chi vende bombolette spray di vernice ai minorenni. Multe dai 500 ai 1000 euro anche per chi sporca le pubbliche vie, per chi getta rifiuti dal finestrino e carcere fino a 3 anni per i mendicanti accompagnati da un minore di 14 anni.
Gli stranieri (ancora loro), in qualsiasi momento dovranno esibire un documento su richiesta degli ufficiali di competenza (guardie, vigili, poliziotti) altrimenti rischiano un anno di prigione e 2000 euro di multa mentre chiunque, indistintamente, verrà punito con 3 anni di carcere per insulto a pubblico ufficiale (salvo se l’agente e l’ente a cui appartiene vengono risarciti, ovviamente chi può pagare si può permettere anche questo). Nessuna condanna è prevista invece se è il pubblico ufficiale ad aver commesso atti arbitrari.
Che la sicurezza sia una delle preoccupazioni maggiori degli italiani (e del mondo occidentale in generale) non è in sé una certezza. Anzi, a mio modesto parere, politici e media sono in gran parte responsabili di questa “strategia della paura” che ha reso i cittadini italiani così paurosi e gli stranieri così colpevoli di tutti i problemi del Belpaese. Ammesso anche (e naturalmente non concesso) che sia proprio così, che siamo arrivati ad una situazione in cui non si può più girare per strada senza rischiare la propria vita e che magari l’aumento della popolazione dovuto alle nuove migrazione sia responsabile di una parte di questi problemi (infima rispetto alla crisi economica che da anni, e non solo dal 2008, porta via lavori a badilate), viene da interrogarsi sui mezzi e sulle conseguenze etiche che hanno già cominciato a provocare.
Certo, non si possono accogliere tutti gli stranieri del mondo ma c’è proprio bisogno di ostracizzarli in questo modo ? Trasformando il semplice clandestino, colpevole solo di aver cercato di sopravvivere dove gli sembra più facile, in un delinquente si ottiene qualcosa oltre a renderlo ancora più terrificante ?
Certo, per lottare contro la clandestinità bisogna colpire anche chi ne trae vantaggio (un discorso che sulla prostituzione, per esempio, è sempre rimasto molto vago) ma c’è proprio bisogno di insinuare il sospetto nel cittadino, di dargli il diritto, anzi il dovere, di comportarsi da pubblico ufficiale, di “esigere” i documenti, e soprattuto a che serve incitarlo a denunciare ? Durante la guerra questi cittadini zelanti venivano chiamati “delatori” ed hanno costato la vita o la tortura a centinaia di migliaia di persone. Non siamo nello stesso contesto ma, memori del passato, il sospetto e la delazione dovrebbero aver lasciato posto a sentimenti più umanitari.
Certo, l’Italia, forse più di altri paesi, ha bisogno di regole – l’ha detto più volte Stefano Rodotà denunciando le leggi ad personam e i provvedimenti presi da un pugno di persone in barba alla democrazia. Ma quando si ricorre così fortemente alle multe, alle pene carcerarie, alle sanzioni, a usare le forze dell’ordine ma anche truppe urbane come le ronde, allora c’è da chiedersi se la situazione non è veramente allarmante. La repressione, si sa, è sintomo di un potere debole e una democrazia fragilissima. E di questo, i senza-tetto, i senza-documenti, i senza-soldi non hanno nessuna colpa. Senza tutto il resto, difficile che abbiano un qualche potere.

lundi 19 octobre 2009, par Patrizia Molteni