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Università e ricerca : No alla mercificazione !

I docenti universitari, presto raggiunti da personali amministrativi e tecnici e da studenti, sono in lotta da tre mesi contro le riforme Pécresse e Darcos. Una lotta inedita, sia per l’estensione, che trascende le solite frontiere politiche o sindacali, sia per le forme : ogni settimana, le manifestazioni si accompagnano a sit-in, die-in, lezioni fuori sede, letture pubbliche, stesure di pamphlets e di articoli di fondo, occupazioni e performance varie.

Paris I in sciopero Prima che la contestazione avvampasse, c’erano state moltissime avvisaglie : mozioni di società di specialisti o di consigli di amministrazione, lettere di presidenti d’università o di commissioni dei concorsi d’insegnamento, appelli di sezioni del Conseil National des Universités o di laboratori del CNRS, testi a centinaia, per mesi, provenienti da sedi che, in tempi normali, di politica non si occupano. Il governo scelse di non tenerne conto. Quando gli universitari decisero di costituire la Coordination Nationale des Universités, riunitasi per la prima volta il 22 gennaio, e di entrare in lotta, avevano già alle spalle mesi di inutili proteste. A far traboccare il vaso, fu un discorso di Sarkozy, pronunciato (per caso ?) lo stesso 22 gennaio, in cui accusò in sostanza la ricerca francese di mediocrità, pigrizia e conformismo. In bocca a un cittadino che, per quanto presidente, di ricerca e di cultura se ne intende poco o niente, l’insulto avrebbe potuto far sorridere. Ma palesava l’intento delle riforme : mettere università e ricerca sotto stretto controllo. Non era stata una gaffe, ma una mossa strategica : denigrare per giustificare la necessità di demolire tutto.
I veri obiettivi del governo si possono riassumere in poche parole : trasformare il settore dell’educazione e della ricerca in un mercato. Dietro alle parole magiche oggi tanto di moda – concorrenza, eccellenza, competitività – si nascondono appetiti ben precisi. Da anni, l’OMC e l’OCDE propugnano apertamente la privatizzazione di tutti i servizi pubblici (inclusa la sanità). Così prevedono ad esempio i GATS (General Agreements on Trades and Services) firmati alla metà degli anni ’90 dai paesi ricchi. Sotto, sta la certezza (decisamente dogmatica, e confutabile alla luce dei fatti), anzi la fede che privatizzare equivale a migliorare, mentre servizio pubblico vuol dire per forza scarsa efficacia e affidabilità. Ora, per quanto riguarda almeno la ricerca e l’insegnamento (e si dovrebbe aggiungere la sanità), è di vitale necessità collettiva un forte impegno pubblico, che garantisca agli addetti ai lavori l’indipendenza dalle sfere politiche, economiche o religiose. Viceversa, è facile immaginare cosa succederà quando, a dettare alla ricerca e all’insegnamento le loro priorità, saranno l’interesse privato e il potere politico (che, come ben sanno gli Italiani, tendono ormai a fare tutt’uno, come non dovrebbe essere in una democrazia). Ci vuole poca fantasia per indovinare i risultati di una ricerca sugli eventuali danni alla salute provocati dai cellulari, se finanziata da un’azienda che li produce. Ce ne vuole poca a capire che i margini di libertà di un docente di materie umanistiche si ridurranno dal momento che si potrà punirlo per le sue opinioni, aumentando il suo orario, abbassando il suo stipendio o licenziandolo. Ce ne vuole poca a prevedere l’omologazione educativa, intellettuale e culturale che verrà fuori dal subordinamento della ricerca e dell’insegnamento alle leggi del mercato e al controllo politico. E ci vuole invece una somma ingenuità per potersi rassicurare ancora, con frasi tipo : ma no, chi governa, chi possiede metà delle ricchezze di questo paese non sarà mai così poco democratico !
Con la complicità dei più potenti mass media, il governo vorrebbe far credere che la lotta negli atenei è riduttivamente di parte e/o corporativistica. Invece, è una lotta civile, una difesa di valori che non siano solo e sempre quelli del profitto privato e a breve termine. Qualora educazione e ricerca (e sanità) cadessero a loro volta tra le grinfie degli speculatori, niente sfuggirà più al nuovo culto per il quale tutto è merce, e niente vale se non può essere mercificato. La lotta della comunità universitaria è una lotta epocale, contro l’egemonia dell’idolo economia.

dimanche 7 juin 2009, par Christophe Mileschi