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Uno sportello psicologico al liceo italiano di Parigi

Con l’inizio dell’anno scolastico riprenderà a funzionare anche lo sportello psicologico attivato per il terzo anno consecutivo al liceo Leonardo da Vinci di Parigi. Voluto dal collegio docenti e inaugurato dal preside Buscemi, il nuovo servizio è decollato soprattutto l’anno scorso, per iniziativa degli insegnanti e la volontà della preside Piera della Morgia. Quando mi è stata chiesta la disponibilità per la creazione e il proseguimento di questa iniziativa, ho risposto subito con entusiasmo. Avendo lavorato a lungo in ambiente scolastico, sia in Italia che in Francia non mi sono estranee le problematiche adolescenziali e giovanili.

©Benoit Colsenet www.benoitcolsenet-peintures.com Nel corso del primo anno, sono stati in prevalenza i genitori a chiedere la mia consulenza, mentre l’anno scorso anche numerosi ragazzi e ragazze sono venuti a parlare dei loro problemi e a chiedere un aiuto psicologico.
A differenza degli interventi psicologici realizzati nelle scuole francesi, dove lo psicologo è interpellato quasi esclusivamente per questioni di insuccesso scolastico, e quindi chiamato a fare un lavoro pedagogico con ragazzi in difficoltà negli studi, l’esperienza italiana è allargata a un servizio che vuole essere indipendente dal sistema di valutazione e dal rendimento scolastico. Paradossalmente sono i ragazzi cosiddetti “bravi” a scuola che vengono più frequentemente a parlare con me, e vengono ad elaborare problematiche che possono essere anche molto distanti dalla didattica e dalla scuola in generale. Infatti, contrariamente ai loro genitori, i liceali hanno priorità e bisogni differenti dai voti e dalle pagelle. Anche se lo sportello psicologico è organizzato dal Liceo, gli incontri con la psicologa si svolgono all’insegna del “non solo scuola”.
All’inizio dell’anno scolastico i professori e la preside mi hanno invitato a tenere degli incontri collettivi con i ragazzi, divisi in gruppi a secondo dell’età, per presentare il progetto e affrontare alcune tematiche di carattere generale. Evitando il modello della conferenza ho preferito fare degli incontri informali, con lo stile della conversazione, per favorire uno scambio diretto e spontaneo. In questi primi incontri molti temi sono stati affrontati : la trasfomazione del corpo nella pubertà, i cambiamenti personologici, le relazioni interpersonali, il rapporto con i genitori, con i professori, con i coetanei, con l’altro sesso e con la sessualità in generale ; il rapporto con il proprio corpo in evoluzione, i disturbi alimentari : anoressia e bulimia, l’assunzione di sostanze stupefacenti, il bullismo, la delinquenza, le crisi esistenziali dell’adolescenza...

Adolescenti : crisi e modelli


L’adolescente che si trasforma ha a che fare con modelli ideali imposti dalla famiglia, dal gruppo dei pari, dalla cultura, dai miti e dalle mode. A volte sono modelli contrastanti fra loro e generatori di conflitti. L’insoddisfazione è il sentimento più diffuso, a causa di una inadeguatezza che per alcuni è fonte di sofferenza e di frustrazione. Questi corpi che crescono, si allungano e si arrotondano non sono mai come li si vorrebbero : o sono “troppo” o sono “troppo poco”. Ecco allora le diete draconiane, le manipolazioni per trasformare il corpo e renderlo più obbediente alle mode, i tatuaggi e i piercing per farlo parlare, protestare, renderlo visibile. E poi l’abuso di “sostanze” che dovrebbero rendere chi le consuma più simpatico, più disinibito, più divertente : dall’alcool agli spinelli, alle varie droghe del momento. Problemi sempre esistiti, crisi che tutte le generazioni hanno conosciuto ; eppure la modernità ha le sue specificità e, nonostante tutte le analogie, non si è adolescenti oggi come lo si era venti o cinquant’anni fa. Del resto non si è neppure adulti o bambini in modo identico a quello delle generazioni passate, ma per i giovani le pressioni della nostra epoca sono ancora più evidenti. Quello che è soprattutto cambiato è il rapporto con il godimento. Se la trasgressione è sinonimo di adolescenza e giovinezza, oggi si è invertito il rapporto tra l’imperativo sociale e il senso di colpa. La società dei consumi sembra spingere a un godimento sfrenato, a un obbligo di godimento che è diventato la regola e la norma. Così la normalità si configura con l’eccesso, mentre ogni sobrietà è vissuta quasi con senso di colpa e di insufficienza. Questo è cambiato nella nuova generazione : il senso di colpa ha sovvertito i suoi parametri. Adolescenti quattordicenni si sentono in colpa di essere ancora vergini e si vergognano della loro inesperienza in materia sessuale. Minorenni imberbi non osano confessare di non aver mai bevuto alcool e accettano sfide etiliche distruttive. Il permissivismo ad oltranza rende ciò che un tempo si faceva di nascosto materia di ostentazione e di vanto, mentre si nascondono i comportamenti morigerati, carichi di un nuovo senso di colpa. I ragazzi, travolti dai paradossi di una società dove l’imperativo al godimento è sempre più assillante, hanno bisogno di parlare delle loro difficoltà ad entrare nella vita adulta con qualcuno che sia esterno alla famiglia e al mondo della scuola rappresentato dai professori. Così parlare con una psicologa per molti è stato importante e ha costituito una occasione di elaborazione del proprio vissuto emotivo. Coloro che hanno potuto fruire di questa opportunità si sono subito accorti che la psicologa non era là per dare ricette pedagogiche o valutazioni morali, ma che rappresentava un punto di forza su cui far leva per attivare le capacità di ciascuno ad accedere al cambiamento, superando con le proprie risorse inibizioni e conflitti.
Così Giovanna (1) è venuta a parlare dei suoi problemi alimentari e del suo provocarsi il vomito di nascosto dai genitori ogni volta che pensa di aver mangiato troppo ; Patrizio ha parlato per la prima volta delle sue perplessità circa il suo orientamento sessuale ; Cristina ha messo in discussione la sua eccessiva disinvoltura con uomini molto più grandi di lei, dai quali si sente attirata e dai quali accetta les avances ; Roberta ha potuto elaborare la disperazione “paralizzante” provocata da una intensa delusione amorosa e ricominciare a sorridere ; Cristian è venuto a parlare delle sue fobie e dei suoi incubi notturni.... ciascuno schiacciato dal peso di problemi giganteschi ha trovato un ascolto e un luogo di elaborazione dove sciogliere l’angoscia e i nodi psichici delle impossibilità.

Il mito dell’Italia


I ragazzi del liceo italiano hanno inoltre una particolarità che li differenzia dai loro coetanei : molti di loro vivono spostamenti geografici e culturali frequenti, traslochi a ripetizione, separazioni da amici e luoghi di appartenenza. Esperienze ricche e stimolanti, ma che per alcuni possono essere destabilizzanti e dolorose. Così si sviluppano atteggiamenti individuali molto differenti fra loro che vanno da un rifiuto per l’Italia e da una critica costante del proprio paese di origine a un amore incondizionato che fa dell’Italia un paese mitico, un Eldorado dove tutto sarebbe più facile, dove la felicità sarebbe assicurata e dove “bisogna” assolutamente tornare. E’ facile in questo caso che tutta la colpa delle proprie frustrazioni o dei propri insuccessi scolastici o sentimentali sia addossata al fatto di aver lasciato l’Italia, di aver abbandonato gli amici e i parenti. I ragazzi che trovano questo alibi di fronte alle proprie difficoltà, colpevolizzano dolorosamente i loro genitori e evitano di crescere e di vivere in prima persona. Anche questa problematica è stata spesso materia di elaborazione durante gli incontri con la psicologa, e per alcuni è stata l’occasione di riconoscere la propria implicazione nella propria storia e di uscire dalle rivendicazioni e dall’attribuzione ad altri di responsabilità solo personali.
Come tutti gli adolescenti, anche i ragazzi del liceo italiano sono precoci e sensibili, appassionati e fragili, entusiasti e disperati, militanti e nichilisti. Portatori di contraddizioni e di esaltazioni estreme, ci scuotono dai nostri torpori, ci provocano con il loro idealismo, ci offrono occasioni straodinarie di ritrovare il filo delle grandi domande dimenticate o rimosse sulla nostra esistenza.

1 Tutti i nomi sono evidentemente inventati e le situazioni mascherate.

Cinzia Crosali, psicologa italiana a Parigi La dottoressa Cinzia Crosali, psicologa clinica e psicanalista, pratica a Parigi. E’ iscritta all’Albo degli Psicologi e Psicoterapeuti della Regione Lombardia. Laurea in Psicologia presso l’Università di Padova. Specializzazione in Criminologia presso la Facoltà di Medicina Legale, Università di Milano. DEA in Psicanalisi presso l’Università di Paris 8 (Parigi). DESS in Psicopatologia Clinica presso l’Università di Rennes. Dottorato in Psicanalisi e in Psicologia Clinica presso l’Università di Bergamo e di Paris 8. Riceve su appuntamento e può essere contattata al numero : 06 10 02 77 52 o via mail : Cinzia Crosali.

samedi 24 octobre 2009, par Cinzia Crosali