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Vaccinazione : siamo nelle mani di Topo Gigio

Vaccinarsi o non vaccinarsi contro il virus H1N1 ? Questo è il dilemma. E se la la risposta va lasciata ai medici, restano le questioni sugli interessi “commerciali”. In Italia il 90% delle persone hanno rifiutato mentre in Francia già si pensa a rivendere i vaccini non usati.


Proprio all’inizio della campagna di vaccinazione in Francia, il Ministro della Sanità, Mme Roselyne Bachelot, ha dovuto cercare di sollevare il velo dai dubbi sull’opacità dell’assegno di 808 milioni di euro per l’acquisto, a quattro laboratori, di 94 milioni di dosi di vaccino. Contratti firmati in segreto, senza il parere né del Parlamento né del Senato. Poiché lo Stato ha l’obbligo di rendere pubblici i contratti di questo tipo venne deciso di “svelarli” alla stampa. Anche la casa farmaceutica americana Baxter ha dovuto rinunciare alla “clausola di segretezza”. Questo laboratorio ha fornito quindi alla Francia 50.000 vaccini senza adiuvanti, al prezzo di 10 euro la dose. Negli altri contratti, firmati con GSK (50 milioni di dosi ordinate), Novartis (16 milioni) e Sanofi-Pasteur (28 milioni), le condizioni finanziarie sono state mascherate e mentre lo Stato francese cita il segreto commerciale e industriale, la stampa parla di “falsa trasparenza”. Senza contare che i laboratori sono ben protetti in caso di eventuali effetti indesiderati o di inefficacia del vaccino. Sarà lo Stato a dover risarcire eventuali vittime, se si segue la legislazione americana per le multinazionali farmaceutiche con sede negli USA come la Baxter, mentre Roselyne Bachelot insiste nell’affermare che i quattro contratti contengono una “clausola di responsabilità”. Considerata l’influenza delle multinazionali farmaceutiche e le risposte vaghe del Governo, molte domande sugli eventuali effetti negativi del vaccino attendono risposta e tanti sono i medici che non si sono fatti vaccinare.
Spiegazioni o no, l’influenza A continua a essere oggetto di dibattito. L’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) ha stabilito da sola quando alzare il livello di pandemia. Portandolo a 5 nell’aprile scorso, ha permesso di far sbloccare i fondi per l’acquisto dei vaccini. In giugno siamo passati a livello 6, ossia a pandemia mondiale. In Germania si sta sollevando la questione degli interessi commerciali, altri si preoccupano dell’efficacia dei vaccini ma anche delle cure.
I primi casi di allergie, dopo che ci avevano rassicurati sulla sicurezza dei vaccini, sono apparsi in diversi paesi. In Italia, come al solito, vige la confusione. Il mitico Topo Gigio, del quale salutiamo il ritorno con entusiasmo, sembra essere il più sensato ! Almeno lui l’Influenza A sa spiegarla. Per il resto la nostra atavica assenza di rigore fa sì che alcune regioni, come il Piemonte, navighino nelle dosi, mentre al Sud sarebbe arrivato soltanto un quarto di quelle attese. Siamo alle solite. C’è chi dà la colpa a Novartis e chi si aggrappa al calcolo precedente, quando servivano due dosi. Ora sembra si sia capito che ne basti una. E meno male per chi ne ha ricevute meno. Comunque sia non sembra che i conti tornino anche con un pallottoliere. Mentre in Francia calcolano se hanno abbastanza vaccini prodotti tramite processo di coltura senza uovo per gli allergici, un gruppo di giornalisti americani si è lanciato in un calcolo folle appunto sulle uova con il « Progetto Watchdog ». In effetti per ogni vaccino ci vuole un uovo. Un disastro per i pulcini perché non si parla di uova comuni per frittata ma di uova già fecondate. Secondo questi giornalisti a Rosia, vicino a Siena, dove si trova lo stabilimento della multinazionale svizzera Novartis che produce il vaccino, arrivano, da quest’estate, 150 mila uova al giorno. Non ho verificato la cifra ma è vero che è lì che Novartis ha la sede della divisione Vaccini e Diagnostici. Si dice anche che le galline preferite dall’industria farmaceutica siano le livornesi ma si sa che a Livorno è spavaldo anche il pollame. Si può anche tentare di sdrammatizzare preoccupandosi di pulcini più o meno DOC, ma che sia in Italia, Francia, Germania, insomma, facciamo nel mondo, visto che di pandemia si tratta, mentre il virus sta già mutando, sorge il dubbio che più che questa nuova influenza sia pericoloso il giro di affari e di soldi che stanno circolando tra Stati e case farmaceutiche, in piena crisi finanziaria. Che capiti a puntino per far dimenticare alla gente i problemi economici, la disoccupazione, i gas ad effetto serra ed altre difficoltà poco amene che sovrastano il pianeta ? Mentre aumentano i fenomeni speculativi anche sui test nei laboratori d’analisi che applicano tariffe improbabili con una forchetta che va dai 14 euro di Roma ai 150 di Milano, si sta perdendo il conto dell’effetto mortalità dell’Influenza A. E’ vero che ha una capacità di contagio molto più rapida della normale influenza invernale ma è riuscita anche ad avere un effetto di propagazione del mercato farmaceutico e di inquietudine generale facendo quasi dimenticare che il numero di bambini che muoiono di fame nel mondo è ancora elevatissimo e che per loro non sono ancora state stanziate cifre iperboliche a questa velocità. Vaccinarsi o no è un dilemma personale ma tornando a Mme Bachelot, diciamo lei perché con lei ho iniziato l’articolo, verrebbe da chiederle come è riuscita a staccare un assegno di oltre 800 milioni di euro per dosi di vaccino che si pensa ora di rivendere (a chi poi ?) e perché quando ci sono gli incontri al vertice sui problemi nazionali e mondiali i borsellini si chiudono. Che sia per i bimbi africani o per i senzatetto parigini. Ma in questo tutto il mondo è paese e le psicosi toccano di più i paesi “civilizzati” meno avvezzi a questi problemi d’urgenza sanitaria. Chissà se Topo Gigio potrebbe occuparsi anche di altri bambini in pericolo di vita.

vendredi 15 janvier 2010, par Luisa Pace