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Valdostani innanzitutto

Li incontro alla nuovissima “Maison de la Vallée d’Aoste”, in pieno centro di Parigi, uno spazio che abbina alto design e la calda accoglienza dei rifugi alpini. Sono Jean-Pierre Martin-Perolino, presidente della CO.FE.SEV e Aldo Saluard, 81 anni, arzillo come un adolescente, che riesce a trovare un po’ di tempo tra una prova e l’altra di uno spettacolo, memoria storica dell’Union Valdôtaine e direttore del giornale dell’UV.

Jean-Pierre Martin-Perolino (secondo da sinistra) e Aldo Saluard, (primo a destra) con dei membri delle associazioni all'inaugurazione della Maison de la Vallée d'Aoste. Spiego che faccio un articolo per una rivista italiana, che loro conoscono (partecipano tra l’altro al forum delle associazioni “italiane”), cerco quindi di scovare quel briciolo di italianità che è in loro, anche se parliamo in francese. “Siamo valdostani”, mi ripetono con ostinazione bretone, e mi spiegano la storia di una regione che è stata per secoli e fino all’Unità d’Italia una provincia francofona, legata tra l’altro al regno di Borgogna. Durante il periodo fascista (che provocò un flusso migratorio notevole verso la Francia e la Svizzera) fu proibito l’uso del francese e la lingua italiana venne “imposta” nelle scuole e nelle comunicazioni ufficiali. Dal 1945 quando divenne Circoscrizione a statuto speciale e, soprattutto dal 1948 quando fu riconosciuta regione autonoma, il bilinguismo è accettato. In effetti, gli stessi Saluard et Martin che ho davanti, così come le personalità valdostane – Georges Valbon et Parfait Jans, ex sindaci rispettivamente di Bobigny e Levallois Perret, Maurice Garin, vincitore del primo Tour de France nel 1903, Jean Claude Andruet, campione di rally per l’Alpine Renault e la Renault Gordini, Denise Grey, attrice nota per film come “Le Diable au corps” di Claude Autant-Lara, Jerôme Keen, figlio di una valdostana con cui Saluard giocava a baket in gioventù, o Hugo Leverdez, il giovanissimo protagonista del recente film “La rafle du Vel d’Hiv” di Roselyne Bosch, entrambi attori … fino al Barone Marcel Bich, noto per aver trasformato la penna a sfera producendola con una tecnologia automatizzata di alta precisione e averla diffusa in tutto il mondo con il nome Bic (diventato poi anche la marca di accendini, rasoi e altro)… a parte Tino Rolando, campione di boxe o Natalino Sapegno, grandissimo critico letterario, tutti nomi a consonanza francofona. “Fino al 1970, la messa era in francese”, mi spiega Jean-Pierre Martin, e mi racconta che sua madre al Consolato d’Italia alla domanda “Nazionalità ?” rispose sicura : “Valdostana”. D’altra parte lui stesso, come già suo padre, è conosciuto come M. Martin, il “Perolino” è un’aggiunta spesso tralasciata, anche per questioni di “sicurezza” (gestisce una ditta di carpenteria metallica che è a volte portata ad intervenire sulle serrature e i sistemi di sicurezza di imprese e uffici pubblici : meglio essere 100% francesi in questi casi).

Tutti per una, una per tutti : la valle


Il presidente della Regione, Auguste Rollandin, inaugura la Maison de la Vallée d'Aoste.La storia dell’associazionismo valdostano risale alla fine del XIX secolo e precisamente nel 1897 anche se l’Union Valdôtaine è stata riconosciuta solo nel 1903. Pare che esistesse un gruppo associativo precedente, i cosiddetti “Buontemponi”, il cui scopo, come indica il nome, era puramente ricreativo. All’inizio del XX secolo l’U.V. si rese conto che c’era molto di più da fare in un momento in cui non esisteva ancora la previdenza sociale, né le mutue complementari e una malattia o un infortunio sul lavoro potevano ridurre drasticamente le entrate dei tanti emigrati valdostani : tassisti, spazzacamini, piallatori, fabbri, agricoltori, ristoratori… Senza contare quelli che vennero dopo, gli esuli politici, gli antifascisti, anche loro bisognosi di aiuto. Ecco che allora la Società di mutuo soccorso valdostana interveniva come una sorta di mutua per anticipazione : il malato veniva visitato da due persone che lo accompagnavano nei bisogni quotidiani e gli venivano versati dei fondi che compensavano la perdita dello stipendio. Da dove venivano ? “Dalle quote versate dai soci”, mi risponde Saluard e aggiunge : “anche oggi abbiamo conservato questo spirito di mutuo soccorso : quando qualcuno ha bisogno, cerchiamo di aiutare. Tutti gli anni diamo un contributo al Secours Populaire o i Restos du coeur e rimaniamo soci della Fédération Mutuelle Francilienne e des Journalistes de la Presse Mutualiste”.
Nato nel 1965, dopo 45 anni di tentativi e di progetti, il “Comité Fedéral des Associations de l’Emigrations Valdotaines” (COFESEV) ha uno spirito simile e un’intelligenza rara : si sono accorti infatti che ogni piccola associazione andava a bussare alla porte della Regione ottenendo ben poco e organizzando iniziative che andavano a sovrapporsi, magari a far concorrenza con quelle di altre associazioni. Il Comitato ha il compito di federare tutte le associazioni, armonizzare le iniziative e, soprattutto di essere l’interlocutore unico nei confronti della Regione. Da emiliana, mi è venuto da pensare alla nostra Consulta che cerca in tutti modi di democratizzare i contributi dando a tutti un po’ in base a criteri che diano spazio anche alle realtà più piccole : loro, Regione Autonoma, hanno anche le associazioni “autogestite”, che si sono create da sole un sistema democratico di gestione delle risorse. Chapeau !
Al COFESEV appartengono l’UV di Parigi ma anche quelle della Savoia (che ha anche un’altra associazione valdostana), di Losanna e di Lione, ma anche l’ALOV (Association des Levalloisiens d’Origine Valdôtaine) e l’Association Sportive de l’UV di Parigi.
Che fanno ora che c’è perfino la mutua complementare ? Si riuniscono, spesso in occasioni festive ma anche per ragioni più serie. Con un momento importante : “L’arbre de Noël” in gennaio, “nome pomposo”, dice Saluard “per una giornata di spettacoli provenienti
dalla Valle d’Aosta, pranzi, musica, danze e regali” (ouf, almeno Babbo Natale ce l’hanno anche loro). Poi occasioni di gioco - lo tzan, il fiolet, le bocce, il palet, varianti ancestrali del baseball, del cricket e delle bocce da quanto ho capito (per saperne di più, potete googlare “sport de noutra tera”) ; teatro con una compagnia teatrale che è durata 40 anni, il “Rideau Valdotain” (Saluard oggi recita per diletto in un’altra compagnia) e un’altra, “Approches” nella Savoia. Non mancano gli incontri e gli scambi con la terra d’origine.
I valdostani in Francia sono dotati di un sito dove troverete tutte le informazioni possibili ed immaginabili (www.uvparis.org) e di un Bollettino nato nel 37, sospeso dal 1939 al 1955 e che è oggi al suo 218° numero.

Per saperne di più :
COFESEV
C/o Maison de la Vallée d’Aoste
3, rue de Deux Boules - 75001 Paris
UV Paris - c/o CISP
6 Avenue Maurice Ravel - 75012 Paris
Site : www.uvparis.org

samedi 3 avril 2010, par Patrizia Molteni