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Valli del Cimone

Chiedete a un francese se conosce la montagna italiana, vi risponderà sicuro:
le Alpi! Sono a un tiro di schioppo da casa, al di là e al di qua della frontiera
paesaggi, persone e gastronomia si somigliano. Ma senza voler toglier nulla ai
colossi italo-francesi, in Italia ci sono zone di montagna ingiustamente
sconosciute e, proprio per questo, vale la pena di farci una puntatina.
Cominciamo dalle Valli del Cimone, la zona del Frignano, nell’Appennino
modenese, che si situa, per capirci, tutt’intorno alla città di Pavullo.

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Cimone d’inverno © Roberto Leoni – Archivio Valli del Cimone

Innanzittutto la natura: l’Appennino è verde, boschi e praterie dappertutto, con percorsi accessibili anche ai non camminatori di professione. Ci si trova nel silenzio della natura, capita frequentemente di trovarsi davanti scoiattoli, cerbiatti, marmotte … cinghiali. Anche d’inverno, quando, finita la stagione dei funghi, il paesaggio immacolato prende il posto del verde, si ha sempre un’impressione di libertà, di grandi orizzonti, di luce e di aria buona. Ce lo conferma Ivan Boilini, che gestisce le strutture sciistiche delle Piane di Mocogno, a suo tempo istruttore e sciatore agonistico, che le montagne italiane le ha girate un po’ tutte: “Altrove, quando ti guardi intorno, vedi delle montagne altissime, hai come un senso di oppressione, qui no”, dice.
Rimaniamo sugli sport di neve e rimaniamo alle Piane di Mocogno, meno conosciute di Sestola e Fanano e proprio per questo più interessanti per i nostri lettori: le discese sono, sempre secondo Boilini, “una palestra”, si può imparare, perfezionarsi o allenarsi al proprio ritmo, senza dover affrontare quasi da subito piste difficilissime. La più bella dell’Appennino, secondo i locali, è la pista del Lupo recentemente allargata e modificata. Per i più estrosi e per i ragazzi, c’è lo snowboard oppure lo “snow-tubing”, con bob, slittini e delle specie di canotti da neve. Senza parlare dei tapis roulant per le risalite, invenzione piuttosto curiosa per i più pigri.
I "ragazzi" Boilini che gestiscono il "Grizzly bar" delle Piane, luogo di ristorazione ed intrattenimento von presentazioni e musica dal vivo. Da sinistra Gabriele, Raffaele e Michele.Ma il territorio attorno alla Piane è ideale per lo sci di fondo, che abbina la relativa lentezza al contatto diretto con la natura, e per altri percorsi in mezzo alla neve, dal “nordic walking” (quello con i bastoncini, un misto tra la maratona e lo sci di fondo) alle “ciaspole”, delle specie di racchette da mettere ai piedi. Anzi, proprio alle Piane organizzano delle “ciaspolate” notturne, a lume di torcia, così come hanno previsto per gli sportivi nottambuli anche le piste illuminate per la sciatina di mezzanotte sotto le stelle.
Sempre le Piane, ma anche alcuni dei paesi nei dintorni, Sant’Anna o Pievepelago, sono stati sede dei campionati regionali di orienteering, sport nordico che consiste nel raggiungere una serie di punti orientandosi attraverso carte e di bussole, a piedi, ma persino sugli sci!
Trekking e orienteering si possono fare, ovviamente senza sci, anche d’estate e vanno ad aggiungersi ai pic-nic nei laghi della zona. Il lago Santo è il più grande dei laghi appenninici, dall’acqua glaciale e limpidissima. Ci si arriva per una stradina tortuosa, poi attraverso un sentiero e anche all’ennesima visita, sbucargli davanti dà sempre un’impressione mozzafiato. Ma è solo uno dei tanti, dal Baccio, forse il più bello, al Turchino, passando dal Torbido ai Lagacci della Porticciola, tutti in zona Fiumalbo fino al lago della Ninfa, verso Sestola, o al lago delle Polle vicino a Riolunato.

Non solo natura


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Il Castello ospita concerti e spettacoli e le residenze e i seminari di musicisti della zona, accolti alla Locanda del Condottiero. © Matteo Pellegrinuzzi

Per chi invece, come la scrivente, non riesce a star lontana da arte e cultura, le Valli del Cimone sono una miniera di pievi, castelli, borghi medievali, ponti, la cui storia risale alle notte dei tempi.
La città di Pavullo meriterebbe un itinerario a parte, citiamo solo il parco e palazzo Ducale, realizzati nella prima metà dell’Ottocento. A 3 chilometri da Pavullo, il castello di Montecuccolo che “domina” un minuscolo borgo medioevale. Menzionato intorno al Mille, prende il nome da un’antica famiglia della zona: al generale Raimondo Montecuccoli, il più noto esponente della casata, si deve la vittoria degli Austriaci contro i Turchi nel 1664. Altri hanno lasciato tracce indelebili in tutto il Frignano: rocche, torri, palazzi a Polinago, Montefiorino, Guiglia, Montecenere, Palagano…

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Pieve di Renno © Metteo Pellegrinuzzi

A qualche chilometro da Montecuccolo, la Pieve di Renno, edificio romanico che risale al XII secolo, proseguendo il Ponte d’Olina, formato da un’unica arcata e con una particolarità: già nel 1522, quando fu costruito, gli ingegneri avevano previsto una svasatura per poter far transitare contemporaneamente due carri, a riprova del traffico tra una riva e l’altra. Da visitare, sempre nella zona, anche due borghi, Semese e Montebonello, quest’ultimo conserva, nella chiesa della Natività di Maria, degli stupendi affreschi del ‘400. Sempre nella comunità montana del Frigano, Fanano, in stile romanico, e Sestola, che meriterebbe anch’essa un discorso a parte, entrambe note come stazioni sciistiche.

Tradizione e leggende


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Maggio delle Ragazze © Roberto Leoni – Archivio Valli del Cimone

Ma il paesi medievali per eccellenza sono Riolunato e Fiumalbo, che hanno conservato le tradizioni dell’epoca. Il primo è famoso per i suoi “maggi”. In quel mese infatti si svolgono il maggio delle Anime e quello delle Ragazze, forma spontanea di teatro e di rito propiziatorio che celebra il ritorno alla bella stagione. Nel maggio delle Ragazze che si celebra ogni tre anni, la notte del 30 aprile e nella domenica seguente, un corteo di uomini va di casa in casa portando i cosiddetti “rispetti”, cioè versi in rima di origine lirica. Tra bicchieri di vino ed assaggi, l’occasione è buona per portare alle ragazze le “ambasciate”, cioè i messaggi d’amore. Il prossimo nel maggio 2013. A Fiumalbo, invece, tra i vicoli e i sottopassi spunta ogni tanto una “margolfa”, misterioso viso di donna scolpito che, secondo la tradizione, aveva il potere di tenere lontani gli spiriti maligni.
Quanto ai miti e leggende di popoli più antichi, tra Lama Mocogno, Pavullo e Polinago, dopo una camminata piuttosto facile (una ventina di minuti), troverete il Ponte del Diavolo, un monolite naturale con un’arcata alta 3 metri, che unisce i fianchi di un avvallamento lungo 33 metri. Nei pressi di Fiumalbo, invece, nel borgo delle Valdare e a Doccia, si trovano le “capanne celtiche”. Nonostante il nome non è certa l’orgine di questi edifici a pianta quadrata con tetti spioventi di paglia.
Un itinerario sommario, questo, che prende in considerazione solo alcune delle tantissime bellezze naturali e culturali della regione ma da cui si evince almeno una cosa: ce n’è per tutti – lo sportivo, l’ecologico, l’assetato di cultura e di tradizione, il giovane e il vecchio, il bambino e il ragazzo … e il buongustaio. Appuntamento con le crescentine nella rubrica gastronomia di questo numero.

Per saperne di più:
www.vallidelcimone.it

lunedì 3 ottobre 2011, di Patrizia Molteni