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Vancouver : magro bottino per gli italiani

Magro bottino quello di Vancouver 2010 per i portacolori azzurri. La fiammeggiante capitale del Canada occidentale, gigantesca culla di vetrocemento stesa tra il mare e i profili lontani delle Rocky Mountains non sembra voler sorridere agli atleti italiani. Certo c’è chi insinua tra i francesi che noi dagli sport d’inverno non sappiamo trarre grandi soddisfazioni dai tempi del mitico Alberto Tomba, e per una volta non mi ostino a cercare un motivo per dare torto ai cari cugini d’oltralpe.

Giuliano RazzoliCosì anche le grandi promesse degli sport in cui abbiamo recentemente lasciato un’impronta : lo sci di fondo, la combinata, il bob e lo slittino ci lasciano con un palmo di naso. Il bilancio dell’Italia dopo una settimana di Olimpiade è di quattro medaglie : un argento e tre bronzi.
Il fondo azzurro, che pure difendeva una striscia di medaglie lunga cinque anni, da quando Giorgio Di Centa nel 2005 ai Mondiali di Oberstdorf si prese l’argento e dal mondiale 2007 a Sapporo vinto da Pietro Piller Cottrer, ci lascia a piedi il 20 febbraio scorso. Stavolta è stata dura per i due guerrieri, che hanno lottato sempre tra i battistrada, ma si son persi quando gli altri hanno allungato : l’ultimo a mollare, nel giro conclusivo, è stato il portabandiera azzurro che ha chiuso al traguardo 12° e chiaramente insoddisfatto per le sue ambizioni, anche se a trentasette anni resta un simbolo di longevità e costanza. Nella pista lunga invece Enrico Fabris non è riuscito a difendere il titolo olimpico, conquistato quattro anni fa a Torino nei 1500 metri. L’azzurro è scattato quando in Italia erano le 2.35 in coppia con il canadese Giroux nella prova che lui, prima di tutti, attendeva per allontanare il gusto amaro del settimo posto nei 5000. Evidentemente però questo Fabris - che nella stagione non ha certo brillato sul piano dei risultati se si esclude il successo di Salt Lake City - non riesce a esprimersi sui livelli del 2006. Alla fine il vicentino è decimo con il tempo di 1’47”02. E così tra gli orari improbabili (tutte le gare si svolgono a notte fonda in ora locale) e le delusioni cocenti, queste Olimpiadi sembrano passare inosservate sul fronte azzurro. Le attenzioni si spostano al gossip, alle cronache d’autore agli speciali Tv e ai ricordi storici. La memoria vola rapida a Calgary nel 1988 alla storica Olimpiade che sempre dal Canada proiettò l’Alberto nazionale nella leggenda dello sci mondiale e nel cuore degli sportivi italiani. L’attenzione destata dal grande circo olimpico si sfoga su soggetti trasversi, sulle vicende private degli atleti sui piccoli dettagli e certo non manca chi passa il tempo a cercare l’errore : cacciatori di falle dell’organizzazione, di problemi, di errori.
L’organizzazione di un’Olimpiade, tenuto conto del minore impatto dei giochi invernali rispetto a quelli dell’atletica e degli sport ‘estivi’, resta un impegno colossale. Un numero enorme di decisioni, di scelte, di orientazioni strategiche e tecniche deve essere operato sul piano del lungo termine e anche su quello della tempestività. Non pochi ci si giocano la testa e la carriera, ecco allora che prendere dei rischi o subire dei colpi bassi può costare caro. In quel di Vancouver 2010 i problemi non si sono fatti attendere e se c’è chi critica le strutture, alcune scelte stilistiche, un’impronta americanoide sulle prove (gigante e libera troppo veloci nello sci, piste estreme, ecc…), non sono mancati incidenti ben gravi e assolutamente non teorici.
Esempio nefasto ne è il grave incidente che ha colpito il giovanissimo Nodar Kumaritashvili slittinista morto il 12 febbraio, a poche ore dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi, urtando un palo a bordo pista a oltre 144 km orari, dopo aver perso il controllo del mezzo durante una sessione di prove. Al dolore per la scomparsa dell’atleta, appena 21enne, si sono mescolate la rabbia e le polemiche sulla sicurezza del tracciato di Whistler. L’inchiesta condotta congiuntamente dal Cio e dalla Federazione internazionale dello slittino ha concluso che la pista non presentava anomalie tecniche, quindi Kumaritashvili è stato ucciso da un proprio errore, commesso nell’affrontare le ultime curve (anche se subito dopo sono stati apportati aggiustamenti al tracciato e abbassata la linea di partenza per ridurre la velocità). Un’autoassoluzione che gli altri atleti, gli amici e i parenti del giovane non accettano. A cominciare dal presidente del Comitato olimpico georgiano, Giorgi Natsvlishvili, che ha parlato apertamente di “norme di sicurezza non rispettate”.
Ma altri incidenti se pur meno gravi calano un’ombra tetra sull’Olimpiade di quest’inverno. L’americana Shauna Rohbock ha detto : “Il tracciato è stupidamente veloce. Hanno oltrepassato i limiti, si va troppo forte”. Proteste ufficiali giungono anche dalla Slovenia dopo l’incidente occorso a Petra Majdic (4 costole incrinate in seguito alla caduta sulla pista del fondo).
Ciliegina sulla torta ci si mettono anche gli agenti del servizio di sicurezza dei Giochi. Undici di loro sono stati allontanati per “condotta disdicevole”. Secondo la stampa locale un agente di Ottawa avrebbe rubato 5 mila dollari in un negozio di Burnaby, nella periferia di Vancouver mentre altri avrebbero utilizzato il loro pass per accedere in alcuni nightclub. “Tolleranza zero per ogni comportamento che può essere considerato in conflitto diretto con ciascuno dei valori cardine dell’organizzazione e il codice etico delle leggi del Canada”, ha annunciato in una nota l’Unità di sicurezza creata dalle autorità di Vancouver per l’Olimpiade. Ben poco di azzurro insomma in questa kermesse canadese, ma i colori non mancano di certo !

samedi 3 avril 2010, par Stefano Lazari