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Venezia/Varsavia

Ogni anno il Meeting di Saint-Nazaire invita due città e i suoi scrittori a raccontare i propri luoghi. Quest’anno, il direttore letterario del festival, lo scrittore Patrick Deville, ha scelto Varsavia e Venezia. Due curatori hanno proposto pagine tratte dai libri (e alcuni testi inediti) di alcuni degli autori più significativi del panorama contemporaneo, testi pubblicati nella rivista bilingue intitolata semplicemente Venise/Varsovie. Il curatore della sezione veneziana, lo scrittore Roberto Ferrucci, ha scritto la prefazione alla sezione veneziana, di cui pubblichiamo un estratto.

Venezia - © Cristina Morello

Da sempre il nordest dell’Italia - che io preferirei chiamare Triveneto - ha prodotto opere cruciali per la letteratura italiana. Per restare nel Novecento, e nell’ambito della narrativa, bastino i nomi di Svevo, Parise, Piovene, Comisso, Rigoni Stern. Un territorio esteso, che ha in Trieste e Venezia le città faro. Negli ultimi vent’anni o giù di lì, oltre a maestri già presenti da tempo nel panorama letterario italiano (Paolo Barbaro, Ferdinando Camon, Daniele Del Giudice, Claudio Magris), sono stati tanti gli autori ad aver esordito con romanzi più o meno legati al territorio. Voci che fin dai primi libri si sono imposte all’attenzione di critica e pubblico. Tanti autori, ma nessuna scuola, nessun manifesto poetico, nessun salotto letterario. Triveneto, dunque : un territorio prolifico, e non soltanto dal punto di vista economico. Anzi, ora che quel boom è svanito, ora che la crisi sembra aver vinto e non lasciare scampo a nessuno, la narrativa del Triveneto continua a essere feconda, ricca di autori e di storie. Non essendo io né un accademico, né un critico letterario, ho scelto gli autori con il criterio che mi pare il più autentico, il più sincero. L’amicizia. Potrebbe sembrare un ripiego ozioso o, peggio, autoreferenziale. Invece, gli autori che ho scelto in questa antologia, non avrebbero fatto il percorso che hanno fatto senza un rapporto di amicizia che arriva da lontano. Gli ultimi trent’anni o poco più, dicevo, hanno coinciso con l’uscita definitiva, iniziata lentamente già nel dopoguerra, del Veneto (soprattutto il Veneto : per Friuli e Trentino il discorso è diverso) dal mondo rurale, diventando nel breve volgere di pochi anni il motore dell’Italia, la regione più ricca dell’Europa, addirittura. Il tutto a una velocità talmente folle da non poter durare. Aziende e aziendine spuntavano ovunque, nella maggior parte dei casi a conduzione famigliare. E chi sapeva guardare a fondo e un po’ più in là, è riuscito a vederlo subito, già intrinseco, il declino, fin da quando i media ne celebravano i trionfi e definivano questo territorio “a locomotiva d’Europa”.
Non tutti gli autori però sono originari delle Tre Venezie. Marilia Mazzeo, ad esempio, è venuta a studiare architettura allo IUAV e poi è rimasta a vivere in città. In questa antologia riproponiamo un racconto tratto dal suo primo libro, Acqua alta, dove ha raccontato dal suo interno un mondo veneziano che continua a rimanere misterioso e tenuto ai margini dai veneziani stessi : quello degli studenti fuorisede, che ancora oggi sono parecchie migliaia, sparpagliati in giro per la città, e non ancora considerati una risorsa importante a trecentosessanta gradi. Stesso discorso per José Angel Gonzalez Sainz, arrivato come lettore di spagnolo alla facoltà di lingue di Ca’ Foscari a inizio anni ottanta e rimasto fino al 2015. È pubblicato in Spagna da Anagrama, in Italia è stato tradotto di recente per Bompiani Occhi che non vedono, e la collana digitale Collirio ha pubblicato due racconti dal titolo Due Città, Venezia e Trieste. Il suo sguardo "foresto", come definiamo noi veneziani chi viene da fuori, è un valore aggiunto e rappresentativo di tanti scrittori che per un lungo periodo o definitivamente hanno scelto di risiedere a Venezia.
Altra "foresta" però anomala è Simonetta Greggio, nata a Padova, laureata a Venezia, ma trasferitasi dal 1981 in Francia. "Foresta" anomala, Simonetta Greggio, perché i suoi libri li scrive in francese e sono - cosa del tutto incomprensibile - inediti in Italia. Anche il testo scelto per questa antologia è stato scritto in francese, e racconta il suo rapporto con Venezia, i legami che da sempre la sua famiglia ha con la città, un amore vissuto da lontano.
Mauro Covacich è triestino, oggi abita a Roma. Nei suoi libri ha sempre raccontato le contraddizioni dei territori del nordest e non solo. Il testo qui proposto narra dello sguardo spesso sgangherato che sempre più spesso i giovani hanno di Venezia, i lettori francesi avranno modo di scoprire l’importanza di un autore la cui opera sta tutta già dentro alla tradizione letteraria mitteleuropea.
Marco Franzoso è uno scrittore che vive giusto a metà strada fra Padova e Venezia. Nel racconto Claudia traccia il profilo di un personaggio alle prese con un disagio tipico della nostra epoca, che non risparmia affatto il territorio dove egli vive e dove, anzi, è forse più facile restarne vittime.
Di Giovanni Montanaro vengono tradotte alcune pagine del suo primo romanzo, La Croce Honninfjord, dove il protagonista giunge a Venezia e, da "foresto", ce la racconta con il tipico sguardo di chi, ogni volta, la prima volta, si trova a confrontarla con la Venezia del suo immaginario, quella appresa dai quadri, dai libri, dalla storia, in un continuo aggiustamento del tiro con la realtà.
Chi del suo territorio ha fatto una ragione di vita, è Gianfranco Bettin, scrittore, sociologo e punto di riferimento della politica veneziana da molti anni a questa parte. Parallelamente alla politica, Bettin non ha mai smesso di scrivere. Nel racconto Fantasia, il protagonista guarda la sua città dall’alto, una città che assomiglia molto a Mestre, e in un momento forse decisivo della sua vita, ne fa un ritratto sentimentale.
Altro attento narratore del territorio veneto è Romolo Bugaro. Avvocato, padovano, Bugaro è da sempre un acuto osservatore di quella borghesia un po’ stonata, figlia di una campagna perduta troppo in fretta e imprenditrice di conseguenza. Nel suo romanzo Effetto domino, di cui pubblichiamo un estratto, Bugaro ci fa vedere come in certi ambiti sia sufficiente una telefonata dalla banca per far precipitare tutto in pochi secondi. Effetto domino è l’unico romanzo forse non soltanto italiano che ha saputo raccontare la crisi in atto, dandoci al contempo informazioni sui meccanismi perversi di certe vicende e, soprattutto, facendocene provare il sentimento più profondo e spietato.
Venezia, però, alla fine, è soprattutto Tiziano Scarpa. Basterebbero già nome e cognome, a definirne l’appartenenza. Di Tiziano Scarpa pubblichiamo un estratto del suo ultimo romanzo, ancora inedito in Francia, Il brevetto del geco, dove questa volta è la laguna a essere lo sfondo di un passaggio decisivo del romanzo.

Revue 20
Venise / Varsovie
260 pages € 20,00

Incontri a Parigi

Roberto Ferrucci e il direttore del Festival Meeting di Saint Nazaire, Patrick Deville, con gli scrittori ​Mauro Covacich, J.A. Gonzalez Sainz, Simonetta Greggio e ​Tiziano Scarpa saranno

il martedi 22 novembre alle ore 19 all’Istituto Italiano di Cultura
50 rue de Varenne - 75007 Paris

e il mercoledì 23 novembre alle ore 19.30 alla Libreria La Tour de Babel
10, rue du Roi de Sicile - 75004 Paris

lundi 21 novembre 2016, par Roberto Ferrucci