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Viaggio sola

Elogio della solitudine consapevole


Irene (Margherita Buy) ha quarant’anni, è l’”ospite a sorpresa” ovvero un’ispettrice alberghiera. Sempre in viaggio, passa la sua vita in incognito da una città all’altra, da un hotel di lusso all’altro. A terra l’aspettano Andrea (Stefano Accorsi) ex fidanzato e miglior amico, e la sorella Silvia (Fabrizia Sacchi) con figlie e marito (Gianmarco Tognazzi). Nonostante non abbia legami, Irene sembra aver trovato il suo equilibrio. Un equilibro che l’incontro con un’antropologa nella spa di un hotel berlinese metterà a dura prova.
Terzo film di Maria Sole Tognazzi (oltre al documentario “Ritratto di mio padre”), scritto con Ivan Cotroneo e Francesca Marciano, “Viaggio sola” racconta il mutamento degli affetti, delle relazioni e dei ruoli “tradizionali”. Un’autobiografia di una parte di generazione di quarantenni di oggi raccontata con originalità, evitando ormai vecchi cliché, capace di porre lo spettatore di fronte all’avventurosa possibilità del libero arbitrio.
La protagonista è in grado di misurarsi con la propria solitudine, con la capacità di restare soli e di accettarlo. Irene è esattamente dove vuole essere e quello che vuole essere. Irriducibile a una vita ordinaria, accoglie fino in fondo la sua natura sfuggente e l’asseconda.
Finalmente una protagonista plausibile, mai scontata, moderna. E finalmente un’interpretazione di Margherita Buy equilibrata, mai artefatta e senza toni troppo acuti e esasperanti, ben giocata sui tempi comici, sugli sguardi, sulle attese.
Una protagonista che riflette con ironia e un pizzico d’introspezione sui limiti imposti da una società che ancora sembra opporsi al diritto di scelta di una vita diversa. Arrivata ai quarant’anni senza marito e figli, agli occhi di chi la osserva sembra essere l’emblema della solitudine e dell’egoismo. Ma questa è esattamente la vita che Irene ha voluto per se stessa : una vita fatta di spostamenti continui, aerei da prendere, camere d’albergo da visitare per pochi giorni, una casa spoglia cui tornare. A qualcuno potrà apparire una prospettiva desolante ma non per lei che, facendo leva sulla consapevolezza della propria natura, ha definito il rifiuto di una regola sociale predisposta non per ottuso dispetto o per opposizione culturale ma, semplicemente, per continuare a rispettare se stessa.
Maria Sole Tognazzi ha il merito di aver aperto il cinema italiano al tema della libertà, cosa non da poco in questi tempi. E forse è proprio questo che ha dato al film un successo inaspettato.
Avere quarant’anni, non avere figli, non essere sposati. E semplicemente stare bene così.
Insomma, star soli significa davvero solitudine ?
La risposta l’affido alle parole del grande José Saramago :
“La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice” (ne L’anno della morte di Ricardo Reis).

mercredi 18 juin 2014, par Cristina Morello