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"Vincere" ... a tutti i costi ?

Il 25 novembre è uscito in Francia "Vincere", l’ultima fatica del regista emiliano Marco Bellocchio. Il film, in concorso alla 62a edizione del Festival di Cannes, ha ottenuto da subito un ottimo successo di critica e pubblico, come testimoniano, proprio a Cannes, gli oltre quindici minuti di applausi alla fine della prima proiezione pubblica. Molti i riconoscimenti ottenuti tra cui quattro Nastri d’Argento per miglior attrice protagonista (Giovanna Mezzogiorno), miglior fotografia, miglior montaggio e miglior scenografia.

Vincere di Marco BellocchioIl film narra la tormentata storia d’amore tra Ida Dalser e Benito Mussolini, che invaghitosi inizialmente dello spirito libertino della Dalser la ripudiò in favore della più tranquilla Rachele.
La vicenda parte dal 1907 e prosegue fino al 1942. La prima parte del film narra i primi incontri avvenuti all’inizio del ventesimo secolo tra i giovani Mussolini e Dalser, l’abbandono da parte del Duce della redazione de L’Avanti per fondare il suo giornale Il popolo d’Italia - tra l’altro sostenuto economicamente dalla Dalser, che arrivò a vendere qualunque suo avere per la causa mussoliniana – e l’allontanamento dell’amante dopo la nascita del figlio Benito Albino. La seconda parte del film vede invece la scomparsa del personaggio di Benito Mussolini (magistralmente interpretato da Filippo Timi), che viene da questo momento in poi rappresentato solo attraverso i filmati d’epoca, e la vicenda si snoda unicamente intorno alla tragedia vissuta da Ida Dalser, prima internata nel manicomio Pergine Valsugana e poi di S. Clemente a Venezia, dove morì nel 1937. Stessa sorte toccò al figlio che morì nel 1942 nel manicomio di Mombello di Limbiate.
Il film di Bellocchio è sicuramente un prodotto ben confezionato, seppur con alcuni difetti per quanto riguarda l’impianto narrativo (spesso non si colgono i passaggi avanti e indietro nel tempo, il che rende a tratti difficoltosa la visione), che cerca di far luce su una vicenda sconosciuta ai più. Notevoli sono la fotografia, con una scelta non casuale di toni freddi e tendenti al grigio, e il montaggio, brillante e dinamico, che vede l’inserimento di video e frasi dell’epoca, per realizzare quello che il regista stesso ha definito “un film futurista”, in corrispondenza con il centenario della nascita del futurismo. Meravigliosa è poi la Dalser di Giovanna Mezzogiorno, che viene rappresentata come una donna molto moderna per l’epoca (nella realtà la Dalser aprì uno dei primi saloni di bellezza di Milano, mentre nel film è la proprietaria di una sartoria), ma allo stesso tempo fragile, disposta a sacrificare la sua vita per un uomo che probabilmente non l’ha mai amata. Come nel film, anche la vera Ida Dalser passò tutta la sua vita ad aspettare il Duce e ad urlare la sua verità, quella di essere la prima moglie di Benito Mussolini, ma troppo pericolosa per il potere fascista, fu tenuta a bada proprio con l’internamento in manicomio. Tutti sapevano e nessuno volle aiutarla.
Il film di Bellocchio pone quindi un’altra riflessione. Mussolini sapeva del ricovero della Dalser e del figlio ? In che modo fu implicato nella loro morte ? Quello che di certo appare nel ritratto tracciato da Bellocchio è la figura di un uomo interessato solo al potere e disposto a distruggere i propri cari pur di favorire la propria causa. Questa analisi, che sicuramente contrasta con i tristi commenti di chi negli ultimi anni ha tentato di riabilitare la figura di Mussolini, ci ricorda quanto drammatico e violento sia stato il ventennio fascista e come sia da ripudiare qualsiasi potere che impedisce anche solo a una donna e a un bambino di proclamare liberamente la propria verità. Inutile dire che il film sicuramente suscita riflessioni e paragoni sull’attuale e confusa situazione politica italiana.

CORRADO INVERNIZZI
CON BELLOCCHIO DAL TEATRO AL CINEMA

Corrado InvernizziCorrado Invernizzi è uno dei protagonisti dell’ultimo film di Bellocchio, in cui interpreta il Dott. Cappelletti, lo psichiatra che si occupò di Ida Dalser presso l’ospedale San Clemente di Venezia. Lo abbiamo incontrato a Parigi, dove risiede da una decina d’anni e ci ha svelato alcuni retroscena del film.

Corrado, come ti sei preparato per interpretare il personaggio del Dott. Cappelletti ?
Con il personaggio del Dott. Cappelletti mi sono trovato a fare un lavoro totalmente diverso da quello che normalmente faccio quando recito in teatro. In teatro infatti c’è la possibilità di lavorare più a lungo su un personaggio adattandolo nel tempo, mentre nel cinema, dove per altro non c’è continuità cronologica nel corso delle riprese, tutto si basa sul primo impatto. La recitazione va elaborata anche attraverso il viso e il modo di parlare e per questo motivo ho dovuto fare un lungo lavoro sugli occhi e sulla voce. Per quanto riguarda questo personaggio ho anche dovuto fare un lavoro di equilibrio perché rischiavo di portarlo troppo verso una sola direzione e quindi ho cercato di creare una figura che non risultasse troppo autoritaria, ma neanche troppo amichevole nei confronti di Ida Dalser.

Invece cosa ci puoi dire in merito a Bellocchio ? Come è stato lavorare con lui ?
Lavorare con Marco Bellocchio è stata una delle più belle esperienze della mia vita. Mi ha aiutato molto nel trovare una mia dimensione nel passaggio dal teatro al cinema.
Con lui ho avuto la possibilità di imparare molto e la sensazione di partecipare alla creazione di un capolavoro. La particolarità del lavorare con lui è che permette il confronto.

lundi 11 janvier 2010, par Sara Grimaldi