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Visita allo studio museo Achille Castiglioni

ovvero come giustificare un viaggio a Milano per il Salone del Mobile

Studio Museo Achille Castiglioni La settimana del Salone del mobile a Milano (quest’anno dal 22 al 27 aprile) rappresenta per tutti gli addetti del settore un avvenimento irrinunciabile per documentarsi, vedere, scoprire e analizzare le novità proposte dalle aziende italiane e straniere. Accanto al percorso fieristico nei recenti spazi progettati da Fuksas a Pero si accumulano sempre più eventi in città, dalla zona Tortona, alla Bovisa, alla zona Romana, ecc. Un’orgia di avvenimenti più o meno utili, più o meno interessanti, più meno giustificati. Esistono esposizioni ricche di contenuti e di novità e mobili e lampade sapientemente concepiti, ma di sicuro dopo qualche giorno (o anche semplicemente dopo qualche ora) a Milano in questo periodo, si ha comunque voglia di cercare la qualità.
Una visita all’Accademia di Brera allora si impone, per ritemprarsi. E per chi, come me, è da sempre appassionato di design, o meglio di « Design », è d’obbligo la visita ad un vero e proprio santuario, lo Studio Museo Achille Castiglioni, ubicato in piazza Castello, quasi di fronte all’accesso principale al Castello Sforzesco e non lontano dal Palazzo della Triennale, sede del Museo del Design. Dopo la miseria intellettuale di certi prodotti visti durante il percorso milanese, ritrovarsi in questi luoghi carichi di « sapere » è emozionante e tale visita giustifica da sola il viaggio a Milano. Come ogni anno, dall’apertura al pubblico di questo spazio nato come luogo di lavoro del più grande designer italiano, i visitatori sono accolti in maniera estremamente gradevole, informale, e ricevono molte informazioni dettagliate sull’iter progettuale degli innumerevoli prodotti disegnati da Castiglioni. Nelle stanze dello studio ci sono i suoi progetti, i modelli, le foto, gli oggetti, ci sono sessant’anni di attività professionale e si respira veramente la cultura del progetto. I mobili sono accessibili, si possono toccare, si possono « provare ». Si può così verificare, anche se non ce n’è bisogno, la qualità ergonomica dei medesimi, visto che quella estetica è talmente ovvia da risultare evidente anche al più incompetente in materia. La levatura del personaggio è sottolineata dal fatto che la sua famiglia partecipa all’evento mostrando lo studio e i modelli con una semplicità disarmante ed un’eleganza che stridono con la volgarità di certi presuntuosi designer che si pensano creativi perché indossano l’occhiale colorato e stravagante e posano per le riviste proponendo un’immagine talmente povera intellettualmente da fare impallidire persino un Presidente del Consiglio. La figlia Giovanna ci accoglie come sempre con estrema gentilezza e ci spiega perfettamente la storia della lampada Toio, creata a partire dal faro di un’automobile, della lampada Taraxacum, recentemente rieditata e realizzata con un materiale plastico originariamente utilizzato per ben altri scopi, del posacenere con la molla per bloccare le sigarette… Tutti oggetti che conosco a memoria e che comunque continuano a sorprendermi. Come ogni volta sono impressionato dall’intelligenza di Castiglioni e dei suoi oggetti e come ogni volta non so poi con quale spirito continuare il mio percorso in città per vedere le ultime « puttanate » dei designer alla moda.

dimanche 7 juin 2009, par Giuseppe Fabris