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Epilogo

traditori e voltagabbana

Mentre scriviamo non sono ancora noti i risultati finali delle comunali che porteranno nuovi sindaci o riconfermeranno i vecchi in oltre 700 comuni in Italia. Una cosa è certa: il Movimento 5 stelle ha fatto fiasco, con neanche un sindaco in situazione di ballottaggio.
In Francia succede spesso che l’elezione successiva non riconfermi le tendenze di voto e seguono di solito una serie di dichiarazioni dei vari leader politici che dicono di aver capito il messaggio e che ne terranno conto.
Il commento tipico dei perdenti sposta l’attenzione sulla vittoria dell’astensionismo.

Un po’ diversa la situazione in Italia, dove la politica è sempre stata un po’ sorda ai messaggi del pubblico e la colpa quella dei giornalisti o di chissà quali complotti. A maggior ragione per queste elezioni comunali in l’astensionismo è stato molto alto e il Movimento 5 Stelle non è risultato la 3° minoranza del paese. Facendo 2 + 2 questo si può sicuramente interpretare come un ritorno degli astensionisti alle vecchie abitudini, gli stessi che erano usciti dalla loro indifferenza nella speranza che il voto grillino avrebbe finalmente cambiato le cose.
Lo spiega molto meglio Stefano Rodotà, che dopo aver esser stato il presidente-simbolo di tutto il movimento, da studioso, politologo ed esperto costituzionalista ha analizzato la cosa. Il suo non voleva essere un attacco al Movimento, da uomo di sinistra che ha sempre difeso la Costituzione, la Giustizia e la Libertà, si sta attivando per radunare le forze in campo – a sinistra – e cercare finalmente di cambiare le cose, con chi ci sta, perché quello che a lui importa è il rispetto dei valori che crede fondamentali. E’ diventato un “ottuagenario miracolato dalla rete”, come Milena Gabanelli, prima nella lista dei presidenti che la Rete aveva scelto è diventata il simbolo del giornalismo corrotto e venduto quando ha indagato sui conti del Movimento. E quando insulta, Beppe ci va senza prendere le pinze e soprattutto senza chiedere l’opinione della rete che sembra valere solo quando fanno le scelte volute.
Ma vediamo come Stefano Rodotà interpreta il calo di voti dei 5 Stelle nell’intervista al Corriere della Sera che ha scatenato le ire del comico genovese (30 maggio 2013, a cura di Alessandro Trocino): “hanno inciso sul voto i conflitti, le difficoltà e le polemiche di queste settimane [...] avevo detto che la parlamentarizzazione dei 5 Stelle non sarebbe stata indolore. E così è stato. Il passaggio dalla rete al Palazzo, per intenderci. Faccio una battuta: quando si lavora in Parlamento, non è che di fronte a un emendamento in commissione vado a consultare la rete. Serve un cambiamento di passo”.
“In queste elezioni hanno perso i due grandi comunicatori: Grillo e Berlusconi”, dice ancora Rodotà, perché “Non hanno capito che la rete non funziona nello stesso modo in una realtà locale o su scala nazionale”. Insomma i vecchi media (come la tanto denigrata TV) e la presenza fisica sul territorio soprattutto nelle elezioni locali sono ancora importantissimi (sembra il nostro primo piano, eppure lo dice Rodotà!).
Da parlamentare parla anche della libertà di azione degli eletti, che “dovrebbero avere la libertà di esercitare il proprio mandato, anche se non in una logica individualista” e “si deve avere la capacità di confrontarsi con gli altri in Parlamento”. Mette sul conto dell’inesperienza il mancato dialogo con le altre forze che non è necessariamente positiva: “Non ho mai creduto al valore dell’inesperienza, che rivendicano come verginità dalle compromissioni. Io ci misi molti mesi a imparare. Il Parlamento richiede competenza”. Grande Rodotà, fosse stato il presidente sicuramente avrebbe miracolato il paese.
Ancora non sappiamo cosa succedere al Movimento 5 Stelle (se per questo neanche al PD) ma qualcosa si muove e questo è sempre buon segno.

giovedì 4 luglio 2013, di Patrizia Molteni