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San Gennaro: ”un sacré patrimoine” !

Il voto di Napoli

Vescovo e martire ai tempi di Diocleziano, San Gennaro è probabilmente il santo più famoso del mondo, celebrato dai devoti espatriati con grandi festeggiamenti finanche oltreoceano (“The Feast of San Gennaro” nel quartiere “Litte Italy” di New York). Il suo culto antichissimo è profondamente radicato a Napoli (benché la città conti ben 52 santi protettori) e nell’immediato territorio campano, tra devozione e scaramanzia, fede e incredulità, sino all’osmosi con la coscienza di un popolo periodicamente minato da catastrofi naturali ed eventi storici.


Nel 1526 Napoli è estenuata dalla guerra contro gli Angioini, dal flagello della peste e dalla costante minaccia del Vesuvio… Solo la fantastica fede partenopea, spontanea e smisurata, poteva spingere la città intera a chiedere una grazia a “San Gennà” certificandola dal notaio. Per sollecitarne la misericordia, i napoletani s’impegnarono a costruire nel Duomo di San Gennaro e della Madonna dell’Assunta una nuova e monumentale cappella in suo onore. E per ufficializzarne la potestà cittadina, svincolata da Chiesa o Stato, il 13 gennaio 1527 stipularono un atto notarile, creando anche un assessorato per tutela della struttura. All’immenso patrimonio artistico presente nell’edificio, frutto della partecipazione dei più grandi maestri del tempo, nel corso dei secoli (anche perché, il santo, la grazia la fece davvero), vi si è aggiunta una collezione di preziose offerte che oggi è possibile ammirare nel Museo del Tesoro di San Gennaro (inaugurato nel 2003 su un’area di oltre settecento metri quadrati), attiguo alla Cappella del Tesoro della Cattedrale.

‘o miracolo: “un patto di sangue” coi napoletani

“In mezzo a questo Sabba infernale, all’improvviso il prete sollevò in aria l’ampolla, gridando: - Gloria a San Gennaro, il miracolo si è compiuto! Improvvisamente l’atmosfera cambiò”. […] “In effetti, la folla si precipitò verso l’altare, noi come gli altri. Come prima, ci porsero la fiala da baciare; ma da perfettamente coagulato che era prima, il sangue era diventato perfettamente liquido”… Alexandre Dumas descrive così la vissuta esperienza del miracolo durante il suo soggiorno a Napoli (A. Dumas, Le Corricolo, 1835).

Secondo la tradizione agiografica, il sangue di san Gennaro si sarebbe sciolto per la prima volta ai tempi di Costantino quando il vescovo Severo (secondo altri Cosimo) ne fece trasferire la salma a Napoli. Durante il tragitto avrebbe incontrato Eusebia, nutrice di Gennaro, custode di due boccette col plasma del santo: alla presenza della testa mozzata, il sangue rappreso si sarebbe sciolto.
Oggi le due ampolle, fissate all’interno di una piccola teca rotonda con cornice in argento e provvista di un manico (a uso cerimoniale), sono conservate nella cassaforte dietro l’altare della Cappella del Tesoro. Delle due, una è riempita per 3/4 mentre l’altra è semivuota poiché una parte del liquido fu sottratto da re Carlo III di Borbone che lo portò con sé in Spagna.
Il sacro prodigio, la cui prima fonte documentata risale al 1389, è invocato nell’attuale liturgia tre volte l’anno: il 19 settembre o negli otto giorni successivi (data del martirio e Festa di San Gennaro, comunemente legata al Miracolo); il 16 dicembre (anniversario della terribile eruzione del Vesuvio arrestata dall’intercessione del santo) e il sabato precedente la prima domenica di maggio, in ricordo della traslazione delle sacre spoglie (commemorazione prolungata anch’essa di otto giorni). Intorno al fenomeno di rinomanza mondiale, studiosi, religiosi, scienziati e ricercatori hanno da sempre avanzato possibili spiegazioni razionali ma, per ovvie ragioni, le autorità ecclesiastiche non hanno mai autorizzato una vera analisi chimica della reliquia (nel 1902, un esame spettroscopico delle fiale vi ha rilevato possibili tracce di ossiemoglobina).
Certamente per i napoletani, “‘O miracolo” è sinonimo di buon auspicio, invece, il suo ritardo o la mancata liquefazione (nonostante le incessanti preghiere e le invocazioni dialettali della folla di devoti) sono considerati presagi di eventi nefasti per la città.
In sé, il processo di fluidificazione così come avviene, non presenta evidenti caratteristiche soprannaturali, ma assistere alla cerimonia è un’esperienza che difficilmente si dimentica. È come se la fede dei napoletani - “più miracolosa del miracolo” (Ibidem) - all’origine del Tesoro di San Gennaro, sia ancora ricambiata dal patrono con una puntuale e mistica comunione con essi; “indissolubile” come un patto di sangue.

In mostra al Musée Maillol, vedi articolo di Gianni Cudazzo: "Operazione San Gennaro"

martedì 18 febbraio 2014, di Gianni Cudazzo