di Francesco Forlani
(tradotto dal francese da effeffe)
Dopo i pasti, bisogna aspettare due ore prima di fare il bagno
Un’isola. Cosa dire di una terra che sembra emergere dal nulla, circondata da un tutto, dalla verde campagna alle cime delle montagne, d’un insieme di sguardi attenti, e che soltanto attraverso tale concentrazione, dispiegano la più grande distrazione.
Un pezzo di terra galleggiante bagnato dall’acqua salata, che sorge, in piena notte, dalla schiuma e dai vortici.
Per arrivarci bisogna imbarcarsi su un battello capriccioso come l’oceano e lento, più lento di un treno di provincia.
Il fidanzato è giunto come previsto all’ora di pranzo e il pallore tradisce l’esperienza di un viaggio movimentato e nauseante. La fidanzata gli cinge le braccia al collo e ancor prima che lui le chieda soccorso con i bagagli, lei si è impossessata di quella in cuoio che sembra la più pesante. Alcuni turisti tedeschi dalla tinta rosa infiammata aspettano anch’essi o forse vagano intorno alle stradine del vecchio porto come per farsi tentare da una partenza anticipata o da quella di rimanere più a lungo vendendo poco cara la pelle.
Il fidanzato è accucciato in mezzo ai bagagli nel fuoristrada e, una ventina di minuti dopo sarà nella casa in cui sono alloggiati. L’aria accarezza il volto di lei su cui una pettinatura ribelle domina lo sguardo nascosto da spessi occhiali da sole.
L’isola ha un nome minaccioso e le spiagge ricordano attraverso cartelli le invasioni dei pirati o la stagione della dominazione inglese dei mari. La fidanzata si volta spesso lungo il tragitto verso di lui che è seduto dietro. Cerca la sua mano – intanto il contatto con la terra l’ha guarito dal mal di mare – e con grande soddisfazione della loro ospite e amica d’infanzia, lei gli dice che da tre giorni ha come l’impressione di sentirsi in paradiso.
La casa bianca e azzurra gli ricorda i colori di un’infanzia mediterranea. Hanno incrociato, lungo il tragitto, un centinaio di biciclette, inforcate da persone affaticate ma con l’aria sana. Le famiglie procedono in fila indiana e i più soli corrono in solitaria più in fretta, in direzione del porto, che rimane, nonostante tutto il vero cuore di un’isola.
Ha tantissima voglia di fare l’amore con la sua fidanzata e l’occasione si presenta poco dopo, in una camera distesa sull’erba, proprio davanti al blu del cielo, al blu dell’oceano. La luce invadente passa da sotto le porte di legno, risvegliando quel sentimento d’abisso che precede o segue, questo dipenderà, l’esperienza di un piacere estremo.
Eccoci in paradiso– dice lui
Il programma è deciso. Spiaggia. La giornata è magnifica.
Le soleil a rendez-vous avec la lune– intona lei prima di chiedergli se si è procurato in farmacia gli occhialini modello eclissi.
Per più di un mese i media avevano di fatto bombardato la popolazione dell’Exagone con il decalogo dei comportamenti da evitare assolutamente durante la scomparsa, temporanea, del sole. Per il momento sono tutti e tre alla sua mercé. Hanno camminato parecchio attraverso le miniere di quarzo a cielo aperto. Il fidanzato pensa che siano depositi di tempo per quanto non abbia la minima idea di come quella pietra possa dar vita ai secondi e ai minuti sul polso degli uomini.
Gli orologi a cristalli liquidi erano di nuovo alla moda ed era impressionante vedere il numero di onde che attraversavano il deserto blu di un’enorme massa d’acqua chiamato oceano.
I preparativi, in questo caso, sono sempre rappresentativi della psicologia dei corpi della gente. Lei per esempio prende una crema solare ad altissima protezione perché ha la pelle chiara. L’amica ha invece dei grandi occhiali da sole per via degli occhi verdi. Il fidanzato prepara il suo kit di sopravvivenza che si compone di sigarette, accendino, asciugamani e quotidiani.
Su un quotidiano di sinistra, sono assai chiari, in generale ma anche nello specifico, sulle consegne da dare al momento dell’eclissi.
Mai osservare il sole senza una protezione necessaria.
Non rimanere a osservare il sole troppo a lungo, lasciare alla retina un po’ di tempo tra un’osservazione e l’altra per permetterle di raffreddarsi.
Controllare, prima dell’utilizzo, ogni protezione e assicurarsi che non sia danneggiata.
Fare uso di buon senso.
La durata massima della fase totale può essere di 7minuti e 57 secondi. Anche un solo raggio di sole in pieno nell’occhio può causare danni irreversibili alla retina.
Ecco allora che il fidanzato, terribilmente impressionato dall’elenco dei pericoli che si presentavano con l’osservazione del sole, chiede ai propri compagni di viaggio se hanno con sé quanto viene richiesto.
Io no e tu ?
Nemmeno io
Bene – e intanto la spiaggia si riempie di centinaia di persone
Sull’isola ci sono tanti bambini. Sembrerebbe un baby boom a scoppio ritardato visto che salta agli occhi come la differenza d’età tra genitori e nonni sia largamente inferiore a quella tra genitori e figli. Comunque sia questa cosa ha poca importanza; si amano, fa bel tempo et tout va bien. Per l’eclissi tanto peggio, o, al limite, si troverà qualcuno che voglia prestargli anche se per pochi secondi gli occhiali andati a ruba in farmacia nelle settimane precedenti.
Il fidanzato è quanto meno curioso di sapere se un giornale di destra, per esempio, dà gli stessi consigli per l’eclissi.
Così chiede alla fidanzata di passargli l’altro giornale e senza nemmeno guardare i titoli della prima pagina si immerge nella lettura del dossier «spécial éclipse» .
Et sint in signa et in tempora, è il titolo d’apertura. Nell’editoriale si fa notare che se la nascita del Cristo fu annunciata da una cometa, la sua morte fu seguita da un’eclissi. Gli ebrei, quanto a loro, dicevano «la luna è stata creata per contare i giorni». Altrettanto sorprendente era la storia secondo cui i cinesi accompagnavano ogni eclissi con un rullo di tamburi. Pochi giorni prima il fidanzato si era imbattuto in un sito internet dov’era possibile ascoltare la voce del sole durante l’eclissi l’impressione che ne aveva avuta era proprio quella di un rullo di tamburi.
L’elenco lo trova a pagina 4 :
Fare uso di buon senso.
Mai osservare il sole senza una protezione necessaria.
Non rimanere a osservare il sole molto a lungo, lasciare alla retina un po’ di tempo tra un’osservazione e l’altra per permetterle di raffreddarsi.
Controllare, prima dell’utilizzo, ogni protezione e assicurarsi che non sia danneggiata.
La differenza tra le due visioni del mondo si evince dall’importanza accordata al buon senso. Tutta la sua infanzia era stata una successione d’imperativi morali basati sul buon senso. Uno per tutti. Mai gettarsi a mare prima delle cinque. Ovvero, due ore dopo la fine del pranzo. Tale ordine morale costituito era evidentemente accompagnato da immagini quanto più terrificanti possibile, l’equivalente dell’inferno dei cristiani, modo assai convincente per non sovvertire l’ordine, costituito.
Ragazzini annegati, ripescati con la bava alla bocca, famiglie distrutte, bagnini devastati da piatti di pasta diventati giganteschi. Così il fidanzato fa una passeggiata. Manca un’oretta all’evento e hanno appena finito di mangiare ricchi piatti di tonno, specialità dell’isola. Fuma una sigaretta sugli scogli e controlla l’ora. Si ricorda così di un’altra frase marchiata a fuoco nella propria infanzia: mai attraversare la strada senza aver prima guardato a destra e a sinistra. A questa irreversibilità del «mai». Eppure l’aveva visto con i propri occhi l’amico di sempre esibirsi in un tuffo spettacolare molto prima delle cinque senza che gli accadesse alcunché. Niente, ben inteso, lato mare, perché lato spiaggia tutti avrebbero visto il padre precipitarsi su di lui e mollargli un ceffone di rara potenza. Gesto accolto dall’insieme dei bagnanti piuttosto positivamente.
Il fidanzato fa ritorno alla spiaggia. La fidanzata gli chiede di accompagnarla lungo gli scogli fino alla punta che sovrasta una grotta sospesa sul mare e accessibile, arrampicandosi lungo le pareti. La segue. Ormai la spiaggia libera non è più libera ma occupata in ogni suo centimetro dai bagnanti astronomi. Hanno cominciato a tirare fuori tutta l’attrezzatura speciale eclissi. I più fortunati ovviamente, gli occhiali con lenti speciali denominate E, talvolta segnati da griffe arcinote del mondo della moda. A seguire coloro che i maledettissimi occhiali non li avevano trovati e dunque, seguendo i consigli di amici o della stampa specializzata, esibivano dei surrogati. Impressionanti da vedere, a cominciare dalle lastre delle radiografie rettangolari e nere, souvenir d’incidenti stradali o settimane bianche, fino alle maschere per saldatori.
Ormai il fidanzato, lungo la scogliera, e la fidanzata, via mare, sono all’altezza del piccolo picco. La vista è magnifica. Lui osserva il sole avvicinarsi alla luna, visibile in pieno giorno. Non vede la luna ma il cerchio che via via si sovrappone a quello del sole che progressivamente scompare. E il suo momento di gloria. La fidanzata quando l’acqua è ormai alla vita decide di tuffarsi. Il vento si leva tutto d’un tratto.
La fidanzata da sotto gli fa segno di tuffarsi anche lui dagli scogli.
No grazie, abbiamo appena mangiato, è un automatismo, lo sai.
La fidanzata nuota sferzando l’acqua con larghe bracciate. E una brava nuotatrice. Lui ritorna sui propri passi per recuperare l’amica rimasta sulla spiaggia e soprattutto per chiedere in prestito a una famigliola d’italiani incrociati poco prima, rari su quell’isola, gli occhiali di cui ognuno dei membri era stato dotato. Dal mare giungono delle grida quando è a metà strada. E il solo a sentirla visto che è troppo al largo perché qualcun altro la possa sentire.
«Dopo i pasti, bisogna aspettare due ore prima di fare il bagno» da mantra si trasforma improvvisamente in un comandamento che provoca nel fidanzato un blocco totale dalle caviglie alla testa. Pochi secondi per scegliere tra il buon senso – il che significava rassegnarsi al peggio – e il gesto istintivo di chi mette la propria vita a rischio e periglio, per amore. Amor che muove il cielo e le altre stelle –pensa a Dante.
La luna, ora, pare che morda il sole con la stessa nonchalance con cui si sgranocchia una mela. La fidanzata è colta da malore mentre i suoi occhi implorano aiuto, incollati a quelli del fidanzato come un timbro su una ritenuta d’imposta.
L’amica che è in spiaggia pare accorgersi del fatto che qualcosa di strano stia per accadere o sia già successa. Il fidanzato si volta e prende la rincorsa con la stessa solerzia con cui si precipita al mattino sulla metro 9 stazione République. E un uomo del sud che non ha nemmeno da scegliere tra un diktat e l’altro e fendendo l’aria con grandi bracciate finisce la sua corsa con un tuffo che lo fa atterrare a pochi centimetri da lei. Lei, la fidanzata tirata su da sotto le braccia come in un passo di danza, riprende coraggio e lo bacia. Niente era vero di quanto imparato da piccolo. Nulla. Quante volte allora avrebbe potuto gettarsi in acqua e non lo aveva fatto per lunghi interminabili pomeriggi? Una superstizione peggio di una catena lo aveva legato a un principio inutile. Il castello di carte costruito in nome del buon senso cadeva sotto l’assalto delle onde e l’incedere della marea montante. Marea, anagramma di amare. La legge delle stelle era dentro di lui, e ora anche la luna. Libero, finalmente libero.
Quando l’eclissi aveva ormai terminato il suo numero e ognuno dei bagnanti aveva riposto sulla sabbia ogni cosa servita per la visione, l’amica rimase per un tempo interminabile in un’impaziente e vana attesa dei suoi due migliori amici, che per comodità ci limiteremo a chiamare, il fidanzato e la fidanzata e che non avrebbero fatto ritorno.