di Francesco Forlani
“Anche nel bianco e nero ho sempre cercato di distinguere […] il mare dal cielo, o un blu da un rosso […]. Cercavo di ottenere questa separazione non solo con la luce ma con gli effetti cromatici” ha scritto il maestro Giuseppe Rotunno (Positif, 1985). Direttore della fotografia per i più grandi registi italiani ha sempre avuto la capacità di trasformare l’immagine in un racconto a sé stabilendo dalla prima all’ultima ripresa un rapporto diretto e privilegiato con la luce.
Quando abbiamo scoperto il “lavoro” con la luce che Michele Gurrieri riesce a creare, grazie al suo ultimo libro, Ogni mare ha un’altra riva, Edizioni Clichy con prefazione di Alessandro Dal Lago, non ci ha meravigliato affatto che lavorasse per il cinema, appunto, come direttore della fotografia. Oltre alla relazione puramente formale con il tema “astronomico” di questo numero, il ricorrere delle forme circolari nelle varie immagini come se l’occhio della camera ritraesse se stesso all’interno del paesaggio, è stato proprio il tono delle fotografie a suggerirci un’atmosfera diafana e lunare dell’Italia.
Due immagini a mio avviso comunicano precisamente due paradigmi della realtà, “il vuoto” e il “pieno”, corrispondenti alle due fasi salienti del nostro pianeta femminile. Che si tratti di luna piena o di luna nuova, immaginandoli però in successione come accade durante un’eclisse. Nella prima, a colori, si vede una ragazza, giocare con il cerchio vuoto all’hula-hoop, sullo sfondo di un cielo crepuscolare o aurorale a seconda di come si voglia interpretare la luce pacata del sole. Quando scopriamo che in Polinesia due sono le posizioni principali di una danzazz – quella da seduta (ballo noho) o in piedi (ballo della luna), abbiamo come la sensazione che il cerchio si chiuda davvero su questa relazione. Allo stesso tempo il femminile riemerge in tutta la sua forza divinatoria, personaggio intorno al quale ruotano le nostre storie come se non fosse la Fortuna a girare ma i suoi pretendenti. Nella seconda che poi è anche la copertina del libro, è l’immagine in bianco e nero di un ragazzino alle prese con un pallone a dominare una piazza in cui differenti passanti si ritraggono dal cerchio di luce. E nel cerchio di luce il pallone sembra concentrare su di sé ogni fuoco creando un mini planetario d’insieme tanto suggestivo quanto violento. Che la violenza, non tanto quella politica quanto la naturale di una marea o di un movimento tellurico, animi il lavoro di Michele Gurrieri, lo si capisce anche attraverso i ritratti delle città sul mare, alla deriva, come del resto le case abbandonate di paesini fantasma che nonostante la diserzione sembrano grazie alla luce, contenere una vita, qualcosa di simile a quella che da millenni immaginiamo di ritrovare sulla luna.