Nel 2014 il 57,22% degli italiani ha votato per le elezioni europee, un risultato discreto che rischia – vista la tendenza attuale – di diminuire notevolmente. Per gli italiani all’estero, la percentuale si riduce ulteriormente in quanto possono anche votare per i candidati del paese di residenza. In tutto, la circoscrizione estero ha espresso il 5,92%.

Potrebbero sembrare elezioni che non ci toccano direttamente, ma il Parlamento europeo e le diverse commissioni possono davvero cambiare – in meglio o in peggio – la vita dei singoli paesi e dei cittadini. Al momento l’Italia ha un ruolo importante in seno all’Europa perché è una delle forze più presenti nei due gruppi principali: il PPE (Partito Popolare Europeo) e il gruppo dei Socialisti e democratici. Le previsioni attuali però temono una caduta libera del Centro destra e del Partito Democratico che si verrebbero a trovare minoritari nei rispettivi gruppi parlamentari (PPE e S&D). La Lega e i 5Stelle invece aumenterebbero il numero dei parlamentari ma per nessuna delle due formazioni si sa a quale gruppo si assoceranno. Il rischio, dice Il Sole 24Ore, è che gli italiani siano gli eletti più numerosi in gruppi che non hanno 25 eletti di 7 paesi diversi (e quindi non potrebbero pretendere a far parte delle Commissioni, altissimo luogo di decisioni) oppure di gruppi minoritari nello scacchiere politico europeo. Ovviamente queste sono solo supposizioni e cosa succederà dopo le elezioni si saprà solo ad urne chiuse, ma dimostra – ancora una volta – che bisogna riflettere, informarsi e votare in cognizione di causa perché se no il ritornello “è colpa dell’Europa” o “ce lo chiede l’Europa” perde tutto il suo senso.

Da ricordare infine, e non si dirà mai abbastanza, che se l’Europa è forse un po’ invadente nei bilanci e nelle manovre dei singoli Stati, è anche molto generosa quando si tratta di progettualità o di salvare economie che devono far fronte ad emergenze naturali, sociali o politiche. Non ce lo dimentichiamo.