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Quando il fuori è aldilà del mare

Intervista a cura di Nico Morelli, editing di Gianni Cudazzo

©Nino Migliori, da “ Manifesti strappati”, anni ‘70

Ciao Paolo, iniziamo con una domanda dalla redazione di Focus In, collegata alla tematica di questo numero: tu nasci in Sardegna, un’isola, sei una persona quindi che considera “il fuori” come al di là del mare, un fuori molto lontano. Poi consideri come città “tue” Bologna e Parigi, dove invece sei forestiero. Potresti commentare su come ti sei inserito in queste realtà? Come vedi questi concetti di “dentro” e “fuori”?

Il concetto di “dentro” e “fuori” è quello formulato nella domanda stessa, in quest’idea del “fuori” che è in effetti al di là del mare. Per cui se viaggi è per raggiungere un’altra costa, qualsiasi essa sia. Soprattutto se lo fai con una nave, come io ho fatto per molti anni, per andare a Civitavecchia o a Genova e poi, da lì, continuare verso altre destinazioni. 

Per me il viaggio era fino a Civitavecchia o a Genova, poi se da lì dovevo andare a Bari o a Palermo, Roma o Firenze, magari anche in treno, quello non era più un viaggiare; era una sorta d’idea continentale. Perché questa nozione del mare che cinge l’isola è un concetto di perimetralità che puoi delineare semplicemente con un dito. Una cosa rara da fare invece con il continente europeo o altre parti del mondo, non contornabili così facilmente. Le uniche che puoi delineare con un dito sono le isole, grandi o piccole che siano. Questa percezione isolana sviluppa un senso del viaggio, quindi dell’IN e dell’OUT, che è completamente diverso rispetto ad altri luoghi che non siano isole, dove spostarsi significa quindi andare al di là del mare e giunto dall’altra parte sei già arrivato. 

Circa una ventina di anni fa, mi ricordo che scrissi un testo per il mio festival che quell’anno si chiamava Gli otto continenti in cui mi divertivo a raccontare che noi sardi siamo dei “buoni viaggiatori” (per forza di cose lo diventi già uscendo dall’isola) e dicevo: “Se ci chiedono d’individuare una montagna in Europa oppure una città… Non siamo in grado di collocarla nel luogo giusto; mentre siamo in grado di identificare immediatamente tutto ciò che è nella perimetralità del mondo”. Proprio perché abbiamo quest’abitudine di pensare all’isola, a un mare intorno e poi al resto. Ovviamente è un po’ ironico ma c’è una verità, legata proprio al fatto che, dovendoti spostare, devi per forza di cose superare un mare. Un isolano, secondo me, è un buon viaggiatore perché conosce il perimetro del mondo e questo lo porta a stabilire delle distanze che non sono necessariamente quelle fisiche ma mentali. 

E rispetto alle tue due città d’adozione? Come ti sei inserito?

Mi sono inserito in entrambe nello stesso modo e ci sono arrivato casualmente, attraverso i viaggi. Il primo concerto che ho fatto fuori dall’Italia è stato nell’84, sono andato a Nuova Delhi, in India. È stato uno shock, terribile! Non ero mai uscito dall’Italia, non ero neanche mai stato a Chiasso. Ho preso un aereo da Roma e sono arrivato dall’altra parte del mondo e ti assicuro che in quegli anni l’India era un altro pianeta, ancora più di ora, mi è rimasta impressa! Ho girato poi anche l’Africa, quella più difficile. Ma il peggio l’ho visto in realtà quattro anni fa, ad Haiti… Insomma, viaggiando s’impara sempre moltissimo! Tornando alla domanda. Ero in Germania, vicino a Monaco di Baviera, per un concerto con Art Land, pianista straordinario. Non so perché, ma presi il treno da Monaco a Civitavecchia per tornare in Sardegna. Partii la mattina prestissimo e fu un viaggio infinito! Durante il viaggio, mi resi conto che sarei arrivato all’imbarco troppo presto e la stazione marittima di Civitavecchia non è che fosse molto accogliente in quegli anni… Allora mi son chiesto: “Cosa faccio?” e mi son detto: “Scendo a Bologna e mi iscrivo all’università”. L’ho deciso sul momento, tipo verso Modena. Son sceso quindi alla stazione di Bologna e ho chiesto di via Zamboni, dov’era la sede del DAMS. Volevo iscrivermi lì perché vi insegnava Roberto Leydi, uno dei più grandi etnomusicologi del mondo. Ero appassionato di musica etnica, principalmente quella sarda… Insomma scesi a Bologna e m’iscrissi al DAMS. Diedi solo un esame, perché poi iniziai a suonare, però l’iscrizione universitaria fu galeotta perché da lì iniziai a frequentare Bologna che diventò la mia città nel 1988. Ho comprato una casa sull’Appennino, in campagna (da buon sardo) e poi ci son rimasto. Ho incontrato mia moglie nel 2000 e con la nostra famiglia abitiamo ancora a Bologna, dove sviluppiamo anche tante cose importanti, come Nidi di notte, un programma per portare più musica negli asili nido; diventato poi Note elementari, quando nostro figlio è passato alla scuola elementare, appunto. 

Leggi il resto dell’articolo sul nuovo numero di Focus In.

 

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