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Gruppo Labronico

Gli artisti

di Serafino Fasulo

Maurizio Bini 

Per raggiungere lo studio di Maurizio Bini percorro il suo appartamento, dove l’ora di un pomeriggio di precoce primavera filtra attraverso le tende già carica delle promesse cromatiche che da sempre ammantano Livorno, città di pittori. Nella penombra, alle pareti, si distinguono le opere di amici artisti: Ferroni, Luporini, De Angelis ed altri costituiscono una galleria di affetti e stima che accompagna al luogo di lavoro. Tra le opere degli amici le sue, molti i ritratti: George Orwell, Alberto Giacometti, Francis Bacon e anonimi. “Il figurativo mi è sempre sembrato dare di più” mi dice ma quando si siede davanti alla tela le pennellate rompono la forma e moltiplicano le varianti delle aree cromatiche, intrecciandosi, sovrapponendosi in velature che rivelano la forma solo nell’insieme, i dettagli sono astrattismo puro. Mi colpisce il rimando metalinguistico al farsi del quadro ancora prima che al darsi. Un albero mi ricorda lo studio che condusse Mondrian alle composizioni astratte; nel lavoro di Maurizio il percorso è inverso, dall’astratto si giunge all’evocazione del figurativo.

Maurizio Bini nasce a Livorno nel 1940 dove vive e lavora. Ha studiato decorazione pittorica all’Istituto d’arte di Lucca. Dal 1970 è stato titolare di cattedra di discipline pittoriche al Liceo Artistico di Lucca e al Liceo Sperimentale Cecioni di Livorno. Da docente ha radicato la passione per la pittura in più di un allievo. Dal 2005 si dedica esclusivamente alla pittura ma la stagione delle sue mostre collettive e personali inizia nei primi anni ’60.

Isabella Staino

Fotografare Isabella Staino utilizzando come sfondo una sua tela, significa fonderla per sempre con i mondi onirici che la sua pittura racconta. Evidente è la somiglianza con le figure femminili che popolano la sua pittura: chiome nere sciolte sulle spalle, volti luminosi che cercano l’aria e occhi grandi che a guardarli ti scavano nelle pieghe profonde del ricordo di una vita, quella che forse abbiamo sfiorato e che non sapremo mai come sarebbe stata se l’avessimo percorsa. L’appartamento-atelier, nel cuore di Livorno, al primo piano di un elegante palazzo di inizio ‘900, è stato ristrutturato ripristinando gli affreschi e i pavimenti che precedenti proprietari avevano occultato. Ogni angolo è curato e vissuto e potrebbe essere lo spaccato di un quadro di Isabella. Le finestre spalancate accolgono un sole primaverile che a turno visita le stanze. Sta lavorando ad una grande tela assicurata a due cantinelle fissate sul muro che la tendono senza irrigidirla. “Mi piace che la tela rimanga morbida, che quando la colpisco sbatta contro il muro, perché ci sono momenti in cui la picchio forte”. Donne e felini rivolti verso l’osservatore sembrano risucchiare chi guarda là dove i turbamenti fanno parte di un gioco senza il quale si perderebbe il mistero di storie antiche, di bivacchi muliebri, sui volti la gibigiana a renderli incerti e poi belve feroci accovacciate accanto a fanciulle, in un rimando di trasfigurazioni che dalle une conduce alle altre. Storie che hanno incontrato la letteratura portando alla collaborazione con Tabucchi dalle cui parole, pensate come introduzione ad un suo catalogo, è nata “La bambina e l’ombra, la storia della piccola Isabella che si esprimeva soltanto attraverso i colori in un mondo onirico”.

“Speriamo di tornare presto a viaggiare”. La capisco, ci mancano i profumi d’altrove, i suoni di altre lingue, il moto di chi adora andare incontro al tempo. Guarda il monitor che ingrandisce la zona sulla quale si posa il pennello e le chiedo di voltarsi verso di me, sorride luminosa e mi dice che “a forza di guardare in tralice – perifericamente vedo meglio –  mi è venuto un leggero strabismo”. Trovo che l’asimmetria degli occhi le doni e mi sembra che racconti l’ordalia di chi nella vita ha voluto vedere a 360 gradi.  

Isabella Staino nasce a Firenze nel 1977. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico Leon Battista Alberti, studia pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Vive e lavora a Livorno. Oltre alle numerose personali, sono da sottolineare la collaborazione con eventi teatrali, il suo dialogare  pittorico con la letteratura e il sodalizio con lo scultore Giuseppe Gavazzi.

Franco Mauro Franchi

Uscendo da Livorno in direzione Sud, tramite una superstrada, si sbuca da un tunnel su un tratto di lungomare alto e roccioso e dopo qualche chilometro si può imboccare la Variante Aurelia. Una delle uscite indica Rosignano Marittimo, a poche centinaia di metri c’è l’atelier di Franco Mauro Franchi, un capannone destinato ad attività industriali e convertito dall’artista nella propria fucina, “da quando ho lasciato l’Accademia ci passo la maggior parte della giornata”.

Nel 2014 la Fondazione Trossi Uberti di Livorno dedicò a Franchi una mostra, sculture e disegni e dipinti, titolo Approdi alla Grande Madre. In piccole o grandi dimensioni che fossero, dalle sue figure emanava il respiro della terra che si schiude alla vita. Da allora ho desiderato visitare l’atelier di quest’uomo che ha raccontato il corpo femminile in simbiosi con la natura, corpi bronzei che sembrano dischiudersi e germogliare in mille frammenti che le dita hanno modulato nella creta, prima che si trasformasse in metallo. Gesso a oro, sabbia di lago, colla di pesce, armature, creta, bronzo, ferro, compasso, teoremi, sono gli ingredienti di alchimie che dalla nascita generano nascita. 

Non c’è separazione tra vita e arte nella quotidianità di Franchi, nell’atelier trovano casa i suoi lavori e i suoi affetti più cari, la moglie che prepara la creta, la figlia, fotografa e videomaker, la cagna Luna che lo inonda di vivacità. Nell’atelier si può dormire, cucinare, lavorare, meditare, incontrare gli amici. Franco ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Firenze da quando giovanissimo fu assistente di Oscar Gallo per poi trasferirsi, titolare di cattedra, nelle accademie di Foggia, Bologna e Carrara. Le sue opere sono permanentemente esposte in Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone ma in lui non c’è nessuna spocchia intellettuale o posa artistica. Parliamo a lungo, lo « saccheggio » chiedendogli pareri su autori, chiedendogli di chiarirmi i procedimenti tecnici della creazione. Franco parte dall’idea e sviluppa la realizzazione delle opere in tutte le sue fasi, accarezzando le superfici delle sculture si percepisce il respiro dell’uomo in armonia con lo scorrere del tempo. 

Il sole sta tramontando e la luce indora le superfici, macchinari e sculture offrono un fianco ai raggi e l’altro lo sprofondano nel buio. Tornando verso Livorno evito la superstrada, percorro le dolci colline che si dispiegano a fianco della statale 206 e mi raccontano la Grande Madre di Franco Mauro Franchi.     

Franco Mauro Franchi nasce nel 1951 a Rosignano Marittimo (Livorno) dove risiede e lavora. Ha partecipato a numerose e prestigiose rassegne d’arte come “Le Avventure della forma” a Seravezza, Lucca e la Biennale di Venezia al Palazzo delle Esposizioni di Torino. Ha eseguito opere monumentali per spazi pubblici e privati in Italia e all’estero come Piazza della Libertà  a Cecina (Li), Piazza Francia a Firenze, Rue du Levant a Martigny (Svizzera), Mine Yamaguchi in Giappone. Ha vinto premi e tenuto numerose esposizioni personali. nel 2013 ha ricevuto il titolo di Accademico della prestigiosa Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

Nilo Galliano Morelli

“Il travertino è duro”. Nilo scolpisce ancora, non lo scoraggiano gli anni che passano e sono 94. Lo guardo con un po’ di sospetto ma le perplessità vengono meno quando lo vedo salire con agilità la scala che conduce alla mansarda di una casa estremamente movimenta. Nilo abita in via Micheli, pochi livornesi sanno dov’è, per me fa parte dei luoghi dell’infanzia. Si tratta di un vicolo che, piegandosi ad angolo retto, mette in comunicazione Borgo S. Jacopo e Corso Mazzini. Siamo a due passi dal cantiere Luigi Orlando, in un’area dove l’intrusione di qualche palazzo anni ’70 non ha snaturato una Livorno risparmiata dai bombardamenti e dalla speculazione edilizia. Arrivo all’ora stabilita e trovo Nilo ad attendermi sulla soglia di casa. Non sono ancora entrato e i motivi per fotografare sono già tanti, alle pareti grandi riproduzioni di dipinti dell’età rinascimentale e foto in bianco e nero della Livorno di prima metà del secolo scorso, sulle mensole, nei mobili, gli oggetti cari accumulati in una vita costituiscono gli altari del tempo. In un salotto dominato dal rosso, protetta da un lenzuolo si intuisce una tastiera, “Ho iniziato come musicista e compositore, negli anni ’50 e ’60, il mio genere melodico piaceva. Poi con l’arrivo dei beat ho capito che i tempi erano cambiati”. Nilo abbandona la musica e inizia a frequentare l’accademia di pittura Trossi-Uberti, tra gli insegnanti Giulio Guiggi. Ha quasi quarant’anni e da allora non lascerà più pittura e scultura trovando una propria forma espressiva e continuando attraverso le riproduzioni a studiare i classici. Mi fa da guida, scale interne ed esterne, stanze cariche di dipinti che si aprono su altre. Usciamo in un delizioso giardino ma non è finita, in una piccola dependance c’è lo spazio dove sculture sull’orma dell’amato Modigliani vengono scolpite ancora oggi, come ad impadronirsi dell’anima del celebre “esiliato”. Di fronte ad una foto dove ragazzini in doppia fila col berretto e mantellina escono dalle Scuole Benci, non ho chiesto a Nilo fino a quando ha potuto proseguire gli studi. Per chi è nato nel ’27 la sorte ha spesso riservato una crescita precoce ma è straordinario constatare come i libri, soprattutto quelli d’arte, siano ovunque. La musica, la pittura, le discipline artistiche avvicinano alla cultura più di quanto possano fare i percorsi scolastici, migliorano la qualità della vita e l’allungano. L’ultimo dei tanti riconoscimenti che Nilo ha avuto gli è stato attribuito dal Premio Combat, concorso particolarmente attento alle giovani tendenze dell’arte contemporanea, con un’opera il cui titolo epigrafico è screziato di umorismo vitale: Una vita da precario, finalmente un posto fisso.

Nilo Galliano Morelli è nato a Livorno, dove vive ed opera. Dopo aver studiato e lavorato come compositore, negli anni ’50 e ’60, si dedica alla pittura e frequenta la Fondazione d’Arte Trossi Uberti. La Galleria d’Arte Rotini lo ha fatto conoscere in Italia e all’estero. Ha al suo attivo numerosi premi tra i quali il prestigioso “Mario Borgiotti”.

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