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Voci di dentro
Intervista al Sindaco dott. Enzo Salera
a cura di Francesco Forlani
Il prossimo numero di Focus in è dedicato a Cassino. In relazione ai tempi di guerra come quelli che l’Europa sta vivendo ma anche in tempi di pace. Ci può raccontare com’è lo “spirito ciociaro”? Che cosa significa essere ciociari oggi?
La provincia di Frosinone, di cui Cassino occupa la parte meridionale, ai confini con la regione Campania, è la Ciociaria vera e propria. Nome derivato dai particolari calzari, le cioce, portati in anni lontani dai suoi contadini. Cassino, in Terra di Lavoro, con capoluogo Caserta sino alla istituzione della provincia di Frosinone, nel 1927, per molti aspetti è legata ancora alla cultura napoletana. Cosa che si riscontra anche nel suo dialetto, ricco di parole dell’idioma partenopeo e casertano.
Più che raccontare, dunque, come è lo spirito del Ciociaro, posso dire qual è quello del cittadino di Cassino oggi. È lo spirito di persone particolarmente ospitali, visceralmente legate al proprio posto, all’Abbazia di Montecassino, al punto da sentir spesso dire da molti: “Non mi sento a casa mia se non vedo l’Abbazia”. La prima cosa che chiesero i profughi al ritorno nella città distrutta fu infatti la ricostruzione dell’abbazia, prima ancora delle proprie case. “Dov’era e com’era”, pretesero. È lo spirito di cittadini brontoloni taluni, di critici severi, ma sostanzialmente orgogliosi della propria città.
Cassino ha un rapporto particolare con la memoria dei luoghi, ci sono tante associazioni che lavorano in questo senso. Ci può tracciare una cartografia di cosa rende meglio la memoria dei luoghi?
“In questi ultimi anni stiamo sviluppando il turismo della memoria. Se fino a qualche tempo fa erano interessati solo i reduci e le loro famiglie, oggi si è attivato un vero e proprio turismo della memoria con la scoperta dei sentieri utilizzati dai militari nella dura battaglia di Cassino (settembre 1943, maggio 1944) nella seconda guerra mondiale. Come ad esempio la Cavendish road, una strada militare realizzata dai genieri indiani e neozelandesi nel marzo del ’44 ampliando una vecchia mulattiera per giungere, partendo da Caira, popolosa frazione, alla cima del “ monte a cui Cassino è nella costa”.
Cassino ha la particolarità di essere stata attraversata da tante nazionalità (polacchi, maori, algerini…) che si reclamano oggi ciociari. È anche stata terra d’emigrazione, tra l’altro verso la Francia. Che rapporto esiste con queste due comunità, quella di origini straniere a Cassino e quella di origini ciociare all’estero?
La mia città è un crocevia di popoli. In particolare nel mese di maggio, con la rievocazione e l’incontro con tante nazionalità. Ed è forte anche il rapporto con i tanti emigranti che sono andati via. In particolare negli anni del dopoguerra. Poi, con lo sviluppo industriale, con l’insediamento all’inizio degli anni ‘70 dello stabilimento della Fiat (ora Stellantis dopo la fusione con Renault), il suo indotto, la nascita dell’Università, lo sviluppo del Terziario, molti sono rientrati dall’estero. Altri ritornavano puntualmente ogni anno per le ferie. Con le nuove generazioni il fenomeno del rientro estivo si è attenuato di parecchio. L’accoglienza nei loro confronti è stata e continuerà sempre ad essere affettuosa e cordiale.
A volte si confonde Cassino con Montecassino: che ruolo ha avuto veramente l’Abbazia sul territorio?
L’Abbazia di Montecassino è il faro della cultura occidentale e riveste un ruolo di guida culturale oltre che spirituale. La città è indissolubilmente legata alla sua abbazia, ma nel corso del tempo ha saputo trovare una sua centralità con i sui monumenti, i suoi commerci, la formazione grazie alla Università.
Da Sindaco e da cittadino, c’è un’esperienza particolarmente toccante del periodo della guerra che ci vuole raccontare?
Quando sono nato, la guerra era già passata da parecchi anni. Era solo un brutto ricordo di quelli che, come i miei nonni e miei genitori, l’avevano vissuta. Tra gli episodi ricordo il racconto dei miei nonni e dei miei genitori sul bombardamento dell’Abbazia avvenuto il 15 febbraio del 1944.
Il loro pensiero – mi dissero – corse ai circa 300 civili che persero la vita sotto le bombe.
Il bombardamento iniziò verso le 10 del mattino e si protrasse fino alle prime ore del pomeriggio.
La millenaria Casa di San Benedetto, alla fine di quella tragica giornata, era diventata solo un gigantesco ammasso di rovine.
Potrebbe consigliare un itinerario per chi viene dalla Francia?
Giunti a Cassino, visita obbligata è quella dell’Abbazia cui si sale con una comoda strada lunga circa otto chilometri. Ci si può servire anche di un servizio di autobus che effettua diverse corse nell’arco della giornata. Da qui non male una capatina, lì sul monte, al cimitero militare polacco.
Ridiscendendo ci si imbatte con l’area archeologica ed con il relativo museo, il teatro romano, l’anfiteatro. In città, da non perdere la villa comunale, l’Historiale, le Terme Varroniane, i due cimiteri militari, uno del Commonwealth vicino all’Università, l’altro quello tedesco a Caira. Interessante un giro nella città per lo shopping, per i locali della movida e per una degustazione di cibi nei numerosi ristorantini tipici.
Chi vuole può facilmente raggiungere Roma (130 km) o Napoli (90km) in treno, in autobus, o in auto percorrendo l’autostrada a tre corsie, la costa (40km) (Gaeta, Sperlonga) in superstrada, oppure sempre percorrendo la superstrada, la Valcomino, stupendo paesaggio collinare. Venafro, a 20 km da Cassino, ospita il cimitero militare francese.
Il suo piatto preferito?
Sono ghiotto di dolci. Ma da buon italiano, naturalmente, mi piace, anzi, non so rinunciare alla pasta asciutta, a cominciare dagli spaghetti.
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