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L’innocenza della musa
testo di Arianna Caringi
“Ognuno di noi vende un pezzo di sé. Qualunque lavoro non è altro che questo: un commercio di carne umana nascosto dietro un contratto”, si legge in Madame Vitti, un romanzo che presentandosi come finzione, non maschera quanto di ciò che racconta è accaduto veramente.
La storia infatti, i suoi personaggi e le loro vicende, decisioni, disgrazie e fortune, sembrano vivi non soltanto perché sono davvero esistiti, ma anche perché la loro storia ci viene offerta come esemplare, anche nella sua unicità.
A partire dalle ricerche di Eugenio Maria Beranger e di Cesare Erario, Marco Consentino e Domenico Dodaro hanno così dato vita alla prova, in forma letteraria, di quanto una cosa semplice e gratuita come la bellezza possa trainare grandi ambizioni. I protagonisti di questa storia sono Cesare e Maria Vitti, nata Caira. Al declinare dell’800, insieme alle loro famiglie, i due hanno lasciato le valli e i dolci ruscelli, gli alberi da frutto e la cornice puntuta delle montagne della loro Gallinaro – una Ciociaria che è rimasta ancora oggi così, quasi miracolosamente intatta – per raggiungere quello che all’epoca era, in modo indiscutibile, il centro del mondo: Parigi. La speranza di “un’altra vita” ha spinto ogni loro passo. Anche se qui il meccanismo di fatica e duro lavoro, elementi congeniti nella gente di quella porzione di terra italiana, era quasi lo stesso, i metodi per metterlo in pratica erano sicuramente diversi. Convolati a nozze il 21 aprile del 1888, Cesare e Maria fondano l’Accademia Vitti nel 1889. Trovarono nella Parigi del XIX secolo, meta quasi naturale per i poveri emigrati in cerca di fortuna, un mercato di modelli e di modelle fortemente in crescita. Una documentazione frammentaria e ancora lacunosa ci attesta che i lavori più intrapresi dalle donne nell’area che oggi corrisponde alla provincia di Frosinone, erano quelli di balia, di venditrice di frutta e ortaggi, e di fioraia, soprattutto di violette e ciclamini, mestiere ben attestato dalle cartoline, incisioni e dipinti dell’epoca. Proprio a partire da questi dipinti, possiamo concludere però anche che uno dei lavori che impegnava più spesso queste giovani donne era quello di modella. Molte, moltissime di queste ragazze confluirono quindi a Parigi nel sopraddetto mercato di Place Pigalle, in cui, come scrive R. Paulucci di Caboli, “Quella povera gente rimane in attesa, in triste e splendida mostra, attorno alla cancellata della fontana”. Una volta scelti, questi modelli e modelle dovevano posare, spesso senza veli e in pieno inverno, per sette o otto ore, con la prerogativa assoluta di rimanere esattamente immobili nelle posizioni prescelte dal loro maestro. Ad ogni turno di posa, che in genere durava un’ora, veniva accordato loro un riposo di dieci minuti, utile e far riaffluire il sangue nelle giovani carni.
Questa “fuga della bellezza”, che potremmo contrapporre all’odierna e inarrestabile fuga di cervelli, permetteva a questa gente di vivere del proprio viso, del proprio essere degni d’ispirazione. E chi può dirsi tale?
Marco Consentino, Domenico Dodaro
Madame Vitti
Sellerio, 17,00€
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