Di Francesco Forlani

Livorno l’ho sempre percepita come un’isola tra le isole, quella del Giglio e dell’isola d’Elba. Un’isola particolarmente distinta dall’arcipelago toscano delle vicine Pisa e Firenze. Questa sua insularità l’ho per lo più attribuita al ruolo importante che storicamente ebbe di accoglienza delle comunità e dei culti quando perseguiti dagli integralismi religiosi d’Europa ma anche e soprattutto per la sua carica iconoclasta, la sua esagerata cultura dell’esagerazione e della derisione, come il suo più celebre foglio, Il Vernacoliere, ci dimostra. Non è un caso allora che la terra labronica non abbia prodotto genio senza sregolatezza, su un fil rouge– si ricorderà che il partito comunista italiano è nato a Livorno il 21 gennaio del 1921, nella sala del San Marco- che unisce le storie di Amedeo Modigliani e Piero Ciampi, due grandi artisti che Parigi la conoscevano bene.

Serafino Fasulo, livornese, lo abbiamo conosciuto a Parigi, alla Tour de Babel, in occasione di una mostra da lui curata per la Fondazione Laviosa. Comment l’industrie interagit avec le paysage et la vie sociale. Impossibile rimanere indifferenti di fronte alla fotografia dell’affiche che ritrae un paesaggio di frontiera tra mare e merci (vd foto sotto). I containercolorati si affacciano sull’orizzonte sospeso alla maniera delle Vele di Secondigliano alle porte del mondo. Questo ritrarre i gradi di separazione delle cose mi sembra l’ossessione dominante della ricerca di Serafino Fasulo e si sa che nessuna visionarietà è possibile se non è nutrita di ossessioni. Al netto di queste considerazioni scopriamo come altri suoi progetti, Voci dall’autismo, realizzato insieme a Michela Razza o Golgota, si interroghino proprio sulla distanza, del corpo dalla mente, del paesaggio reale da quello psichico.

Il fotoracconto di questo numero dedicato alla settima arte si sviluppa attraverso le forme del Cinema, nel senso di sale cinematografiche dismesse di Livorno, città in cui il 16 settembre 1905 si sarebbe tenuta la prima proiezione de La presa di Roma,opera che diede inizio alla storia del cinema italiano. Un’iconografia che sembra nel ricordo associarsi ai biglietti verdi o rosa che ti davano alla cassa, con le riduzioni per militari e ragazzi vero motore sociale di una città simbolo della Marina Militare Italiana con la sua Accademia. Nei fotogrammi proposti si noterà come il peso della dismissione si sia come per miracolo svuotato, mutando in leggerezza lo stato delle cose che non sono più. Le facciate dei cinematografi per lo più attraversate da passanti, macchine, vita metropolitana sembrano quasi guardare la vita che è fuori come se le parti si fossero invertite e il cinema trasformato di colpo in spettatore della vita. Perché la vita, lo spettacolo, continua anche senza di noi.     

 

  

 

Le foto di queste pagine, come quelle del racconto fotografico, sono di Serafino Fasulo. In basso, tratto dalla mostra e dalla pubblicazione,
Comment l’industrie interagit avec le paysage et la vie sociale.La foto della pagina precedente è tratta dal progetto Voci dell’autismo.
Serafino Fasulo, classe 1955, si è laureato in Lingue e Letterature Moderne a Indirizzo Europeo presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Pisa. Studioso di cinema e arte contemporanea ha ricoperto incarichi di docente nell’ambito della formazione professionale e nella scuola media. Ha diretto la programmazione audiovisiva del Teatro delle Commedie di Livorno, è stato fondatore e gestore del Kino-Dessé e Assessore alla Cultura del Comune di Livorno.
È produttore, regista di documentari e fotografo.
Attualmente è impegnato, in quanto Art Director, nel progetto “Fotografia e mondo del lavoro” per conto della Fondazione Laviosa e del Comune di Livorno.”