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Voci di dentro
Conversazione con Virginia Raggi e Nicola Zingaretti
a cura di Francesco Forlani
Per un numero dedicato a Roma ci sembrava giusto ascoltare le voci di chi nella Capitale ci lavora non senza difficoltà e con l’idea di fare bene per il bene comunque. Non ci interessava inseguirne il motivo e stabilirne il tono, in questa prova d’orchestra generale, ma semplicemente un sentimento in grado di dare alla voce di Roma di questo nostro dizionario affettivo, un grado d’intimità.
Abbiamo preparato come redazione un piccolo questionario per Virginia Raggi, sindaco di Roma e Nicola Zingaretti presidente della Regione Lazio.
Roma capitale. Qual è il vero capitale di questa città?
V.R.: Sono le persone a fare di Roma una grande comunità, accogliente, inclusiva, aperta. Che da sempre offre un’opportunità a tanti cittadini. Una città della solidarietà che ha saputo rispondere nei momenti di necessità e di bisogno. Come ha fatto durante il lockdown dimostrando di essere vicina ai più fragili, senza lasciare nessuno indietro, diventando un esempio internazionale di gestione dell’emergenza sanitaria.
N.Z.: Il vero capitale di questa città è rappresentato dall’enorme patrimonio di associazioni, comitati, cittadini e cittadine che vi abitano e che costituiscono quella rete di solidarietà e comunità che la rende unica. Una dimensione locale, a misura d’uomo, che nonostante tutto resiste e impreziosisce la città. Accanto a questo, certo, c’è la bellezza, la cultura, la vitalità delle Pmi, settori industriali di valore internazionale, come l’audiovisivo, la ricerca e le università.
Centro-periferie, un dilemma che sembra superato dalla parola borgata. A distanza di quarant’anni dalla dichiarazione d’amore di Pier Paolo Pasolini cosa rappresenta oggi questa parola?
V.R.: Io vivo in una borgata, Ottavia. Le borgate rappresentano il cuore e l’anima della città, ognuna con le sue caratteristiche, con la sua storia, con la sua identità. Sono tanti tasselli che compongono e rendono grande Roma.
N.Z.: La grande sfida e la grande responsabilità di chi amministra la cosa pubblica: sanare le disparità e le fratture tra centro e periferie con azioni concrete per moltiplicare gli spazi comuni, presidiare i territori e migliorare lo scenario urbano. Il dopo Covid deve essere la grande occasione per investire su cultura, socialità, innovazione per rompere le troppe barriere che esistono nella città, tra quartieri, tra persone.
Borgate e periferia in cosa sono simili o diverse?
V.R.: Roma è una città unica e unitaria che prova a supe- rare la distinzione tra concetti come centro e periferia, o tra periferie e borgata. Ogni quartiere, ogni angolo della città, ha identica dignità e deve essere al centro del nostro impegno quotidiano.
N.Z.: La periferia non è più l’insieme delle borgate raccontate da Pasolini e studiate da Ferrarotti. In città troviamo una periferia con complessi residenziali in sé conclusi, di qualità edilizia più o meno alta, ma spesso con servizi scadenti e spogliati di attività economiche, culturali e sociali. È proprio qui, in questo insopportabile vuoto, che si scava il sentimento di solitudine e l’ostilità di tante persone verso le istituzioni. Chi è chiamato ad amministrare la città deve farsi carico di questa complessità per vitalizzare le connessioni sociali e contrastare la frammentazione nello spazio e nel tempo della vita quotidiana, incoraggiando l’interconnessione tra i quartieri per scongiurare il rischio sempre presente di fare di Roma una città di tante città insieme e di troppe persone sole.
C’è una frase in grado di tradurre la romanità nel mondo?
V.R.: Non basterebbero mille parole per descrivere il concetto di romanità. Oggi Roma è una città moderna che vuole proiettarsi con forza nel futuro. Lo fa partendo dalla sua tradizione, la sua cultura, il suo patrimonio storico artistico, ma allo stesso tempo accogliendo nuove sfide e opportunità legate all’innovazione
N.Z.: Ne cito due: la prima è antica, “Non fuit in solo Roma peracta die”. Roma non fu costruita in un giorno. Dice molto anche ai politici ed amministratori di oggi: questa è una città che ha bisogno di essere vissuta e amministrata con passione e rispetto per la sua lunghissima storia. La seconda è il bellissimo “Damose da fa e volemose bene, semo romani!” di Papa Wojtyla. Coglie un lato positivo dei romani, una capacità di reagire lontana dall’immagine stereotipata dell’indolenza, che esiste e che va valorizzata.
Dall’infanzia quale immagine corrisponde all’idea di Roma che ha?
V.R.: Una Roma di tutti, una Roma vicina a chi soffre, con servizi per tutti e ovunque. Una città verde, sostenibile, attenta alle esigenze di tutte le fasce d’età.
N.Z.: La Roma di Luigi Petroselli, con la sua pulsione a unificare la città, e la Roma di Renato Nicolini, con le piazze piene di persone, di musica, di arte. Petroselli e Nicolini [NdR: rispettivamente sindaco di Roma e assessore alla cultura negli anni 1975-85] esprimono un’idea di città giusta e viva, che dobbiamo assolutamente recuperare.
E quale immagine vorrebbe non avere?
V.R.: Più che dell’immagine che non vorrei avere vor- rei parlare di quella contro la quale sto combattendo: l’illegalità e la criminalità. Proprio negli ultimi anni, insieme a cittadini, associazioni, parrocchie, abbiamo rialzato la testa e inferto duri colpi ai gruppi criminali. Basti pensare, ad esempio, all’abbattimento delle villette dei Casamonica o agli arresti di appartenenti del clan Spada che condizionava la vita sociale ad Ostia. Sono solo alcune delle risposte che abbiamo dato per riaffermare la legalità.
N.Z.: Quella che questi giorni ha reso la città famosa per la sporcizia e le strade piene di rifiuti.
In questi anni cos’è cambiato nell’immaginario collettivo rispetto alla città eterna?
V.R.: Stiamo lavorando per riportare Roma al centro di grandi eventi internazionali. Da qualche anno, e anche nel 2022, la nostra città ospiterà nuovamente una tappa della Formula E, una competizione automobilistica nel segno della tecnologia e dell’ambiente. Lo Stadio Olimpico ha ospitato alcune delle gare del Campionato Europeo di Calcio e tante altre manifestazioni di altissimo livello si sono svolte e sono in programma nei prossimi mesi e anni. Un’occasione preziosa per il rilancio del ruolo di Capitale internazionale sarà il Giubileo 2025 mentre siamo impegnati per la candidatura ad Expo 2030.
N.Z.: Resta la convinzione di essere cittadini e cittadine di una città amata da tutto il mondo, di essere un po’ patrimonio dell’umanità, ma si è sempre più consapevoli che è nelle grandi metropoli che si consumano le disuguaglianze maggiori. Occorre dunque concepire la grandezza di Roma come una tensione a vincere precarietà e insicurezza, con impegno, dedizione, amore per il prossimo. Serve fare comunità. Una città di singoli non è eterna.
Dei Sette Colli quale preferisce?
V.R.: Ogni colle rappresenta una parte importante e fondamentale della storia e dello sviluppo della città. Ogni luogo legato a questa tradizione conserva le testimonianze della Roma che nel corso dei secoli è cresciuta ed è diventata quella che conosciamo oggi. Per quanto mi riguarda, non posso che pensare con orgoglio e in qualche modo affetto al Campidoglio con la sua vista spettacolare sui Fori. E’ qui che tutti i giorni lavoro senza sosta per i miei cittadini, anche se trascorro grandissima parte delle mie giornate in giro per i territori.
N.Z.: Difficile scegliere, ognuno ha un portato storico e un significato anche contemporaneo importante: dico il Paladino, dove la leggenda narra le origini di Roma.
Ci sono dei poeti, artisti, cineasti che hanno raccontato meglio la città?
V.R.: Roma, in ogni fase, è stata raccontata da grandi artisti, ognuno con il suo stile e la sua sensibilità. È quasi impossibile elencarli tutti. Ma tutti loro sono parte della nostra immensa eredità. Roma è la città del cinema che ha regalato al mondo intero attori e produzioni indimenticabili. Come non ricordare, due su tutti, Alberto Sordi e Gigi Proietti, ai quali i romani e l’Italia sono profondamente legati.
N.Z.: Roma riverbera nei racconti e nelle immagini di un’enorme quantità di artisti come poche altre città al mondo. Pensiamo solo a come, nel corso dell’ultimo secolo, il cinema ha raccontato le trasformazioni e le anime della città. Gli spari su Anna Magnani in Roma Città Aperta durante l’occupazione nazista; Totò inseguito da Aldo Fabrizi sulle colline di Gregorio VII in costruzione; l’ingresso a Roma dal Grande Raccordo Anulare filmato da Fellini; i personaggi di Alberto Sordi prima e poi di Carlo Verdone… Roma è una fonte infinita di ispirazione, tanto per la sua bellezza quanto per le sue debolezze.
Qual è lo scorcio, dal punto di vista architettonico che sintetizza meglio la storia della capitale?
V.R.: Roma nella sua interezza è un gioiello di cui essere orgogliosi. Un patrimonio che dobbiamo conservare, rilanciare e proteggere con cura. Ogni piazza, ogni palazzo, ogni monumento descrive e ci racconta un momento storico diverso. E’ la nostra ricchezza da valorizzare e voler bene, sempre. Proprio negli ultimi anni abbiamo avviato un’importante opera di promozione di alcuni dei siti più affascinanti attraverso progetti di illuminazione artistica. Così come abbiamo riaperto dopo tantissimi anni il Mausoleo di Augusto.
N.Z.: I resti romani del Teatro di Marcello e del Portico di Ottavia incastonati dentro il ghetto ebraico. Questa è Roma. Ma forse dovremmo dire “gli scorci”, perché è così che Roma stupisce chi la visita e chi ci vive: innumerevoli punti di vista, angolazioni, vicoli e piazze dove si intersecano epoche e che ci riportano con la fantasia alla città dei nostri avi e allo stesso tempo ci suggeriscono una bellezza eterna rivolta al futuro.
A noi italiani all’estero capita di sentirci dire che il Colosseo è romano, non italiano, o che il latino non è italiano. Insomma quale Roma sta all’ l’Italia?
V.R.: Roma è la Capitale degli italiani. E’ la terra della civiltà, dell’accoglienza, dell’ospitalità. Il riferimento per ogni italiano di cui essere orgogliosi.
N.Z.: Ci sono stati momenti storici, penso soprattutto al fascismo, durante i quali con una certa retorica si è cercato di far coincidere l’antichità con l’identità degli italiani contemporanei. Ovviamente questa romanità di cartone era un imbroglio. Eppure, credo che l’impronta della civiltà romana sia ancora fortissima nell’Italia contemporanea. Si pensi solo alle vicende legate alla politica: tante pagine di Tito Livio o di Cicerone sulla politica sul potere sono impressionati, sembrano scritte oggi.
Il Tevere e la Senna. Trastevere è un po’ la rive gauche della capitale?
V.R.: Trastevere è uno dei quartieri romani di maggiore tradizione e dove ancora oggi è possibile incontrare la romanità più autentica. Un quartiere vivo, giovane, che si identifica anche con la storia del Tevere. Il nostro fiume, coì come la Senna a Parigi, ha segnato nel corso dei secoli anche e soprattutto l’identità della città. E per questo siamo chiamati a tutelarlo e a valorizzarlo con grande rispetto.
N.Z.: Trastevere è un luogo magico, anche se segnato da una profonda trasformazione. Resta un quartiere con una forte identità popolare di lavoratori, artigiani, messa a rischio da turismo e movida. In questo senso ritengo fondamentale mantenere un equilibrio tra servizi ai residenti, qualità della vita e conservazione di socialità di prossimità, alla grande attrattiva che lo stesso quartiere rappresenta per tanti turisti o anche romani che vogliono godere delle bellezze e delle iniziative che offre. Anche in questo caso le politiche di lungo respiro e con una visione sono fondamentali per non svuotare il centro e le sue vie dei propri abitanti, delle attività commerciali quotidiane, trasformandoli in luoghi anonimi, privi di anima.
Che cosa di Parigi le piacerebbe avere a Roma e cosa di Roma nella ville lumière?
V.R.: Roma e Parigi sono due grandi Capitali mondiali, apprezzate a livello internazionale e meta di milioni di turisti ogni anno. Entrambe hanno caratteristiche che le rendono uniche, dalle bellezze architettoniche, culturali, a quelle enogastronomiche. Parigi è la Francia, Roma è l’Italia. Due realtà che possono costruire e dialogare su più settori pensando al futuro in grande.
N.Z.: Mi piacerebbe vedere quello spirito di intraprendenza e di vocazione all’innovazione che Parigi ha saputo ben interpretare nell’ultimo decennio. Penso ad Anne Hidalgo, che dopo l’arrivo della pandemia ha creato 50 chilometri di nuove piste ciclabili, che si aggiungono ai mille già esistenti, e persegue il grande obiettivo di trasformare Parigi in una città verde dei 15 minuti, dove tutti i residenti possono raggiungere a piedi o in biciletta tutti i servizi di cui hanno bisogno. A Parigi invece auguro di vivere lo stesso legame che Roma ha con i suoi immensi e bellissimi parchi. Una connessione storica che dovremmo valorizzare sempre di più, come abbiamo fatto per esempio con il Parco dell’Appia Antica sul solco tracciato da Antonio Cederna.
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