Un professore è stato decapitato davanti alla scuola dove insegnava. Non è successo nel medioevo o durante un’orda barbarica al tempo dei Romani. È successo venerdì 17 ottobre 2020. Non è successo in Iran, in Siria, o in un territorio di guerra lontano, ma è accaduto accanto a noi, in un quartiere urbano uguale ai nostri, davanti a un collège come quello dove vanno a scuola i nostri figli e i nostri nipoti. La parola “decapitato” è rimbalzata su tutti i media, amplificando l’orrore del dramma. Se avessimo letto: accoltellato, colpito da una pallottola, ucciso, saremmo stati certamente e ugualmente scossi e inorriditi, ma questo termine di “decapitato”, apre con crudezza scenari apocalittici, rievoca immagini di barbarie e crudeltà senza fine.