Conversazione con Virginia Raggi e Nicola Zingaretti
Voci di dentro
Conversazione con Virginia Raggi e Nicola Zingaretti
Bisogna farsi dare un posto dal lato del finestrino e sperare di arrivare in una giornata limpida e soleggiata. Ce ne sono anche d’inverno, perché in ogni stagione la Città ci tiene a fare sempre la sua figura. Quando l’aereo comincia ad
Chiara Mezzalama di libri ne ha scritti tanti, l’ultimo, Dopo la pioggia, entrato nella sporca dozzina del Premio Strega. Tale unità, va detto, non si limita al peso che eventualmente le vicende autobiografiche hanno sulle storie che si scrivono, ma si esprime soprattutto nella creazione di mondi a partire da mondi che esistono già o non ancora, alla portata di tutti.
C’è una traccia che collega molti autori di questa generazione brevissima, raccolta in un quinquennio, 1966 fino al 1970, ed è un’attenzione particolare alle transizioni, sia che si tratti di passaggio di testimone della storia o delle mutazioni tecnologiche, la generazione della Pantera, per dirla con una sola parola. Una generazione magnificamente raccontata da Adolfo Scotto Di Luzio in un saggio storico, Nel groviglio degli anni ottanta, pubblicato da Einaudi, essenzialmente alle prese con un disagio esistenziale, con la ricerca di un posto al s
L’avvocato Antonio Bana, del Foro di Milano, difensore dell’avvocato Pelaggi, condivide la sua visione del rapporto tra ambiente e diritto
Nello Scappi (Opera di Bartolomeo Scappi, mastro dell’arte del cucinare, divisa in sei libri, 1570) si fa derivare questa usanza dal fatto che per trasportare le vivande dalla campagna alla città si usasse fare una sfoglia (cotta poi al forno) che serviva da contenitore. Non si sa nemmeno se poi venisse mangiata. Ma già nel Liber de coquina (che non ha niente di malizioso) risalente al XIII secolo si accennava alla derivazione timballo-tortello
Fortunato tene a robba bell Nella cultura meridionale accade che i nomi delle persone vengano associati ai luoghi in cui esercitano la propria attività. Ricordo per esempio la mitica Alessandra Schwarzekatze, così chiamata per via della birreria del padre, o Tonino ‘o pneumatico, leggendario, amico di Carmine Vitale perché specializzato gommista, in una terra in […]
Quando Caterina, una giovane studiosa italiana residente a Parigi, mi parlò della sua tesi sulla Sindrome di Stendhal ricordo di aver pensato a una particolare esperienza vissuta qualche anno prima al Museo archeologico di Paestum. Non potrò infatti mai dimenticare lo stupore, venato di malinconia ed angoscia, che provai come mai prima di allora, davanti alla tomba del tuffatore. Che cosa aveva causato quella particolare sindrome “artistica”? Il mistero delle attribuzioni?
Rispondere per le rime Nessuno di noi qui presenti di Sara Ventroni Nessuno di noi qui presenti ha da piangere morti, ci monta l’invidia per delle granate. I giovani hanno la moda dei viaggi in terre di guerra: mine da schivare, la vita li sfiora. Quando tutti colpivano i muri che cadevano: c’ero anch’io. Io […]
Gentile Seneca, Lucio Anneo,
mi chiedi di parlarti del tempo, del tempo che fa dalle mie parti. Io invece ti parlerò del Tempo, non del tempo che fa, ma di quello che fugge, non del tempo che rende nervosi, ma di quello che accumula saggezza, se lo si sa vivere. Il Tempo: prova a pensare a quello che hai fatto ieri. Sono sicuro che qualcuno direbbe che hai fatto il bello e il cattivo tempo a corte, hai lusingato l’imperatore facendo l’occhiolino alla procace mamma. Ma questo è stato appena ieri. Oggi starai già escogitando qualche altra diavoleria cortigiana.